Marzia Buzzanca è ginnasta, madre, sommelier, ristoratrice, cuoca, pizzaiola.  Figlia d’italiani emigrati in Libia, si trasferisce con la famiglia a Roseto.

Dal padre, cuoco e maggiordomo, ha ereditato la passione per la cucina mentre è stata la mamma sarta le trasmette l’amore per l’eleganza e la cura dei dettagli.

Apre la sua pizzeria gourmet nel centro de L’Aquila, Percorsi di gusto, e sopravvive alle macerie fino al 2016 quando, a causa di imminenti lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’edificio che la ospitava, è costretta a cambiare sede. Ma Marzia Buzzanca, non si dà per vinta e si rimbocca le maniche ripartendo da zero in viale della Croce Rossa, dove continua a sfornare le sue meravigliose pizze.

Attualmente guida le redini del ristorante Hofstätter Garten, winebar e ristorante situato all’interno della rinomata cantina Hofstätter a Tramin, voluta da Martin Foradori Hofstätter.

 Ciao Marzia, ci racconti come ti sei avvicinata alla cucina?

Mi sono avvicinata alla cucina grazie a mio padre.

Sei divenuta il simbolo della ricostruzione economica e gastronomica de L’Aquila dopo il terremoto del 2009, infatti riapristi subito con il tuo Percorsi di gusto, che periodo è stato?

Nel 2010 c’è stato un periodo molto impegnativo e pieno di soddisfazioni, mille cose da fare dalla burocrazia, al pratico, anche per accendere il gas era impegnativo, tant’è ho cucinato con le bombole esterne per 4 anni, ma l’entusiasmo era talmente tanto, che solo oggi mi rendo conto delle cose che ho fatto.

In quegli anni il Gambero Rosso ti ha riconosciuto per tre volte i 3 Spicchi, ti aspettavi tutto questo successo?

Per tre anni, insieme a molti altri riconoscimenti, per me è stato sempre incredibile e quando partivo per recarmi a ritirare i premi pensavo: ma forse ho capito male ? Felice ma con i piedi per terra. 

In te convivono le tue tre grandi passioni: vino, cucina e pizza, ci racconti come?

Condivido le mie tre passioni che si sono fuse negli anni fra loro inevitabilmente. Vivendo a 360 gradi la ristorazione. Non dimentichiamo l’accoglienza e la sala che sono le cose che trainano il tutto ed è la cosa con cui sono nata, visto mio padre prima di diventare cuoco era maggiordomo e mi ha trasmesso in primis l’arte del prendermi cura delle persone che si siedono alla mia tavola . 

Hai rapporti di amicizia e di lavoro con grandi chef come Niko Romito, Davide Oldani, i fratelli Cerea, cosa c’è di loro nella sua cucina?

Stando a contatto con chef stellati si impara molto, ma molto ho imparato anche da cucinieri meno conosciuti, in questo mondo non si finisce mai di imparare .

Hai raccolto l’invito di Martin Foradori della cantina Hofstätter di trasferirsi in Alto Adige, com’è nato questo connubio?

Conosco Martin Foradori dai tempi del Vinalia, enoteca che ho trasformato in ristorante spadellando una tagliatella con uva e lardo di colonnata ed ha meritato così  il mio primo ingresso nelle guide, all’epoca Martin non era nemmeno papà ed io diventavo sommelier .

Quando organizzavamo degustazioni con lui già da allora era l’evento più atteso, da lì non ci siamo mai persi di vista. Quando c’è stato il terremoto, la mattina dopo la sua è stata la prima telefonata che abbiamo ricevuto, con questo ho detto tutto .

 L’intesa con Martin Foradori Hofstätter è stata facile?

L’intesa con Martin non è mai facile, visto è un vulcano, ma per questo è sempre stimolante. Abbiamo un rapporto di stima reciproca la sua è una bellissima famiglia e sono felice della scelta che ho fatto. Sono stata fortunata ad aver avuto la possibilità di conoscere Paolo Foradori, il papà che è venuto a mancare da poco. Persona stupenda, era bello ascoltarlo nei sui racconti di vino e non solo .  

Com’è stata l’accoglienza a Termeno?

Sono stata accolta con grande calore a Termeno, mi aspettavo persone più fredde, come la favola racconta. Non è così. Sono solo più cauti e questa cosa mi piace molto.

In questa terra puoi coniugare la ricerca di materie prime pregiate e ottimi vini, come hai pensato al menù che presentate?

Il menù si formula principalmente con piatti della tradizione non certo altoatesina, sono bravi loro stessi anche a casa quindi sono ben felici di gustare dall’amatriciana, molto apprezzata alla jotta tipico piatto dei pastori aquilani  che ho convertito in pizza, gli abbinamenti si sposano perfettamente visto posso spaziate dalla bollicina al Pinot nero della cantina Hofstätter che è arrivata sino in Germania producendo dei eccellenti Riesling

Cosa c’è di altoatesino nel suo menù?

Di altoatesino c’è la materia prima come lo speck ed il cervo per esempio , ogni tanto ci dilettiamo con i canederli senza spingerci oltre.

Abbiamo letto che durante il lockdown di primavera hai avuto tempo per sperimentare cose nuove, ci racconti qualcosa in più?

Durante il primo lockdown onestante non avevo molti stimoli per nuove ricette, visto avevo appena cambiato e studiato il Menu insieme al mio collaboratore di cucina Mattia Puglia, un giovane cuoco Veneto che mi ha seguito credendo molto in questo progetto, ma avevo da tempo l’esigenza di perfezionare il mio impasto ed invece mi sono ritrovata a stravolgerlo con un impasto tutto mio con farine Bio delle Langhe.   Ma io sono così, la notte la mia testa “macina“ pensieri e di giorno  li realizzo. 

Dopo 4 mesi che sono arrivata c’è stata la Pandemia, un pugno nello stomaco nel momento più bello della mia vita lavorativa a 740 km lontana dalla mia famiglia. Ma non mi sono persa d’animo e sono rimasta sempre molto lucida

Come state vivendo questo periodo così complesso?

Questo periodo, lo viviamo giorno per giorno affrontandolo, come fanno tutti, uniti e con la speranza che finisca presto. Il mio pensiero è rivolto al futuro: l’incubo finirà e il “Bello deve ancora venire”.