Da Cava dei Tirreni alle migliori cantine del mondo il passo è breve se conosci Leonardo Vallone: un cavese, ormai toscano nell’animo, che ha saputo farsi amare nel mondo del vino che conta e che, dopo aver guidato per anni il reparto vendite di un nome storico come Antinori, oggi è impegnato in una sfida ancor più inebriante con la famiglia Allegrini.

leonardo_vallone

Ciao Leonardo, la prima domanda non può che essere, ma come hai fatto a fare tutta questa strada?

Inutile dirti che tutto nasce dalla passione.

Dopo gli studi economici e il master ero entrato in Barilla, amavo il mio lavoro ma cercavo qualcosa che non fosse nel mass market, in più dedicavo già molto del mio tempo libero a conoscere il mondo del vino, ad esempio, quando ero area manager in triveneto ero arrivato a conoscere piuttosto bene tutte le cantine della zona.

Un giorno, una mia cara amica mi parlò di alcune posizioni aperte in Antinori e dopo la solita trafila di colloqui entrai come Capo delle Vendite Italia.

Dopo dieci anni in Antinori potevi vantare esperienza e pedigree, cosa ti ha convinto del progetto della famiglia Allegrini.

Antinori è una macchina grande e straordinaria, resa tale soprattutto da Giancarlo Notari che ne ha fatto il colosso che conosciamo oggi e che ne ha curato la direzione commerciale fino al 98. Quando sono arrivato io mi sono trovato alla guida di una fuoriserie praticamente perfetta.

Dopo questa esperienza, nel mio piccolo, ho visto nella sfida propostami dalla famiglia Allegrini la possibilità di fare qualcosa di simile portando alla ribalta del mercato una realtà di grandi potenzialità.

Una sfida di cui io sono solo una piccola parte in una squadra con un’età media bassissima e con a capo un vero genio come Marisa Allegrini consacrata di recente anche dalla copertina di Wine Spectator.

In azienda c’è forte dinamismo e una visione molto chiara: in Toscana Allegrini ha affidato gli 80 ettari di Bolgheri alle sapienti mani di Luca D’Attoma, i 22 ettari di San Polo a Montalcino stanno dando già grandi soddisfazioni, sono in arrivo nuovi progetti sull’Amarone riserva e ci sono tanti vini con grandi potenzialità di crescita.

Come descriveresti il mondo Allegrini ad un amante del vino.

Gli descriverei il nostro bouquet di vini come una collana di perle molto eterogenee tra di loro, ma tutte elegantissime e di grande lusso, indipendentemente dal valore di mercato.

Quando gli comunicai la mia scelta, Christian Roger, Krug Ambassadeur in Italia, mi disse:”Leonardo è come se tu avessi lasciato una affermata maison multinazionale, per andare a dirigere l’elegante boutique di un genio creativo.”

Dove va il mondo del vino? Quanti margini di dinamismo ci sono ancora?

Siamo in una fase storica di grande successo per il vino italiano: abbiamo superato i francesi sulle quantità, ma dobbiamo fare ancora molta strada sul fronte della qualità delle vendite che facciamo.

Come comparto vitivinicolo italiano siamo chiamati a una sfida complessa: quella di diventare scelta di preferenza e non di convenienza e questo apre a una serie di riflessioni infinite e richiede al comparto un approccio fortemente dinamico.

Sul fronte interno, dobbiamo combattere la standardizzazione delle vinificazioni evitando di invadere il mercato con una infintà di cloni. Siamo, inoltre, chiamati a confrontarci in maniera intelligente con il problema climatico e la progressiva migrazione verso un approccio sempre più sostenibile. Le vendemmie sempre più precoci e un eccesso di trattamento delle vigne rappresentano un problema che non possiamo trascurare.

E l’eterna corsa alle bollicine ci vedrà mai raggiungere una posizione paritaria con i cugini Francesi?

Credo proprio di no. Rispetto alla Francia a noi manca la marna per coltivare uve da Champagne, quello vero intendo.

Quanto agli altri champagne dell’area credo, invece, che possiamo a buon titolo dire la nostra con Prosecco, Franciacorta e i vini del Talent, ma dobbiamo valorizzarli con la nostra creatività oltre che con la nostra cultura.

Più in generale, la mia idea è che per una serie di consumi noi dovremmo puntare di più sui bianchi fermi sui quali possiamo contare su opportunità agli altri precluse.

E gli Allegrini che sfide si pongono?

Oggi il nostro primo obiettivo è riuscire a vantare sempre più icone nel mondo del vino, al momento ne abbiamo 4: il nostro Amarone, La Poja, Dedicato a Walter e Fieramonte Riserva. Siamo convinti di poter fare meglio.

L’altro obiettivi è curare sempre di più le piccole produzioni, quelle sotto le diecimila bottiglie do proporre sul mercato a prezzi più accessibili e, tra questi, far crescere qualche grande vino del futuro.

Il mio sogno sarebbe avere 5 etichette nel gotha dei vini di lusso e 5 etichette di altissimo profilo tra i vini di consumo.

Indicaci tre vini firmati Allegrini che non possono mancare in una cantina che si rispetti.

Sicuramente Amarone 2011, La Poja 2004, Dedicato a Walter 2007 e Fieramonte Riserva 2011.

E invece indicaci tre vini che non possono mancare nella tua cantina, che non siano Allegrini, ovviamente.

Aspetta che controllo, ho 600 bottiglie. Ne scelgo uno per area geografica: Taurasi ’68 di Mastroberardino, Solaia di Antinori, Monfortino di Contermo.

Sei in partenza per l’estremo oriente, cosa cercano questi mercati e cosa è in grado di offrirgli il mercato italiano?

Ovviamente, la Cina sta trasformando il mercato orientale che per il resto è un mercato molto stabile.

La domanda lì è altissima e, ovviamente, per servire un mercato del genere ci vogliono quantità non trascurabili, in quel mercato c’è spazio per molti.

Una delle strade è la creazione di nuovi grandi brand, una soluzione su cui l’Italia non ha ancora saputo dire la propria, soprattutto con territori come la Campania che potrebbero fare grandi cose.

C’è bisogno di  creare valore non solo attraverso il prodotto in sé, ma anche investendo in maniera corretta su leve fondamentali a posizionare un prodotto, come il marketing e la comunicazione.

Buon viaggio, portaci buone nuove.

Ok, grazie.