Vincenzo Borrelli ha modi gentili, animo profondo e occhi che sanno “vedere oltre”.
La Sire Ricevimenti è eccellenza pura, volta al miglioramento continuo per la ricerca del particolare perfetto. L’evoluzione della tradizione, rispettando i principi originali.

L’eleganza e la lealtà di un imprenditore che ha iniziato prestissimo a lavorare e che, con dedizione e sacrifici, ha creato, con il suo socio Massimo Calafiore, un’azienda che ha il “colore” di Napoli, ma respira aria internazionale.

Specializzata in banqueting e catering per eventi ed in ristorazione biologica e alberghiera, Sire Ricevimenti è un’azienda leader in Italia e all’estero nell’organizzazione di ricevimenti nuziali, ma  dove inizia la storia del brand?

Noi siamo nati il 17 marzo 1993, anche se io nasco qualche anno prima, perché avevo avuto esperienza in una società pregressa come meeting e convegni, non andata benissimo.
Ho iniziato a lavorare a 13 anni. La mia famiglia, con mio padre, si occupava di commercio alimentare, i miei nonni avevano degli alberghi in Emilia Romagna, quindi i “geni” c’erano.
Ho studiato alla scuola alberghiera, ho lavorato nei locali per la parte catering. Poi ho fondato l’azienda. Come prima cosa ho ricercato un socio, cosa difficile. Io, dai miei 17 anni, ho sempre fatto questo, ho iniziato ad organizzare eventi a Roccaraso, ero una sorta di PR, anche se allora non sapevano e non sapevamo cos’era. Ho fatto il barman al Lanternone di Palinuro, una struttura meravigliosa, dove conobbi Geppi Marotta, Pippo Montella e Franco Manna, che avevano la Palinuro Animation. Alla fine degli anni ’80, passavamo lì l’estate e poi l’inverno tra Napoli e costiera amalfitana.

Così mi venne l’idea di metter su feste ed altro, il mio socio lavorava alla pasticceria Flora, quindi veniva dal settore. I competitors però erano tanti, da Daniele a Scaturchio passando per D’Angelo e Tortora. Era difficile entrare in un settore di mostri sacri.
Nel ’93 nacque mia figlia e fondai la società, tanti bei ricordi ma anche tanti sacrifici. Ero sempre fuori e ovviamente dovevo far quadrare da una parte la famiglia e, dall’altra, un’azienda giovane.

Mi guardavano sempre dall’alto al basso, non lo dimenticherò mai. Io oggi cerco di usare con tutti cortesia e gentilezza, proprio perché con me non lo sono stati. Cerco sempre di trovare negli altri qualcosa di bello. L’amicizia e la gratitudine non hanno una scadenza.

Come sono cambiate le esigenze degli italiani negli ultimi 20 anni in relazione agli eventi, ai catering ed ai matrimoni?

Sono cambiate moltissimo. Se mettiamo a rapporto gli ultimi vent’anni, ci sono state delle modifiche grazie ad una grande conoscenza dei prodotti tramite TV e web, grazie alla comunicazione. Abbiamo le visite nelle aziende agro-alimentari, Piero Angela che negli ultimi anni ha inserito degli special sull’alimentazione, fino alla dieta mediterranea, ma soprattutto le persone hanno capito che una grande percentuale delle malattie deriva dall’alimentazione. Chiaramente sono cambiati anche i prodotti, prima il biologico non esisteva. Insomma, negli ultimi vent’anni è cambiato tanto e, ovviamente, con questo anche gli eventi sono cambiati. Prima c’era il cibo, oggi c’è l’estetica. Molti allestimenti, molta scenografia, come nel set di un film e poi…il cibo.

Sono nate nuove figure professionali come il wedding planner e il wedding architect, sono segnali della società che cambia?

Il wedding planner nasce per errore dei ristoratori che, non sapendo come sviluppare le continue esigenze dei consumatori, hanno visto creare un figura per ottemperare a quel buco lasciato libero. Certo, le esigenze dei clienti si sono evolute e sono diventate sempre più complesse e complicate.
Ecco quindi che abbiamo le luci e gli architetti floreali, l’apparecchiatura della tavola ormai super personalizzata e che segue le tendenze.

Il Food secondo la tradizione di Sire (siete molto legati anche alla sicurezza alimentare).

Tutti gli studi che facciamo sulla ricerca alimentare portano alle nostre ricette.
I nostri chef sono preparati per la cucina tradizionale, quella innovativa, quella moderna, ma anche per la cucina attenta agli allergeni e per quella sperimentale. Nell’ambito di queste strutture noi formuliamo i menù e ricerchiamo solo le aziende che sono tracciate dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, magistralmente condotto dal dott. Antonio Limone. Le aziende devono avere prima una certa profilazione, per poi testare i loro prodotti dal punto di vista organolettico. Lo facciamo attraverso noi stessi, il nostro ufficio sicurezza e i nostri chef, che sono “severissimi” ed alla ricerca della massima qualità. Inoltre, tendiamo ad acquistare prodotti italiani, evitando le grosse multinazionali che pensano al massimo del profitto.

Come vive l’evoluzione comunicativa del cibo il patron Vincenzo Borrelli?

La televisione ha creato sicuramente una grande conoscenza ed una presa di coscienza, nel senso che il cibo non è solo appagare la fame. Dopo il boom della famiglia, poi l’industrializzazione – vedi Mc Donald – adesso si torna al fatto che il cibo diventi uno stato sociale dell’essere umano.
Il cibo diventa, insomma, l’unico momento di socializzazione, quasi a combattere l’utilizzo scellerato dei social.

L’accademia enogastronomica, la prima a Napoli al legata al food. Spiegami di cosa si tratta e cosa fate.

L’accademia mediterranea nasce un po’ di anni fa. Ha avuto il maggior sviluppo dopo l’expo 2015, dove abbiamo potuto conoscere il futuro del cibo. Da quell’esperienza abbiamo accettato un grande sfida in Campania, quella cioè di realizzare nella patria di tanti cibi della dieta mediterranea, una grande tradizione culinaria, con l’utilizzo di prodotti eccellenti. Poterlo divulgare proprio a Napoli, la capitale del mediterraneo, ci fa ben sperare. Dare la possibilità a giovani appassionati di trovare una spendibilità lavorativa sotto la guida di docenti prestigiosi è il denominatore della nostra Academy.

L’offerta didattica, unica nel suo genere, è caratterizzata da un’attenzione verso il territorio, con una vasta gamma di prodotti campani, i principi della dieta mediterranea e uno sguardo costantemente volto all’ambito nazionale. Gli allievi utilizzano spazi polifunzionali per l’apprendimento teorico, gestionale e tecnico.

Posso definirvi un fiore all’occhiello di Napoli e nel Mondo. Cosa manca a Napoli per essere degna capitale europea?

Tra le imprese agro-alimentari ci sono tante eccellenze. Noi abbiamo previsto per l’Accademia Mediterranea una sede a Shanghai, proprio perché puntiamo a portare il cibo italiano nel mondo. Ovviamente sarà uno scambio biunivoco, perché anche loro verranno spesso da noi.

Mancano delle cose, come un osservatorio comune, che metta insieme il marketing e la comunicazione sulla sperimentazione dei prodotti e nel non lasciare sole le piccole aziende. Questo ci permetterebbe di mettere insieme le risolse per andare sul mercato nazionale, determinando il giusto food cost per le eccellenze alimentari. Pensa alle clementina di Rossano Calabro, le arance della Sicilia, i pomodori della Campania. Ecco, quest’osservatorio potrebbe quindi tutelare le nostre terre, capire il mercato cosa richiede, invitare degli esperti da altre parti del mondo per scoprire altre mentalità. Questo potrebbe essere il futuro. In parte viene fatto, per la parte scientifica, dall’istituto zooprofilattico, ma bisognerebbe sviluppare qualcosa che spieghi anche la parte economica e commerciale alle piccole e medie imprese del territorio.

I prossimi sviluppi del gruppo Sire.

Sicuramente Shanghai, come detto prima, poi l’espansione sul mercato nazionale, perché siamo in grado di portare la dieta mediterranea ed i nostri prodotti e le nostre strutture in giro per l’italia.

Al dott. Ernesto Quintiliano, Direttore marketing del gruppo Sire, la domanda d’obbligo sulla comunicazione internazionale del gruppo.

La comunicazione per il Sire ricevimenti è una delle componenti fondamentali. Il mio ufficio ogni giorno crea nuove strategie e sinergie sia sul territorio locale, nazionale ed ora anche internazionale.

Andiamo nelle principiali fiere in Italia e all’estero, dove domanda e offerta si incontrano nel settore dell food e del turismo.
Il gruppo Sire funge da Ambasciatore di Napoli e della Campania nel mondo.
Da sempre ci siamo fregiati di essere “brand ambassador” del cibo e delle nostre bellezze locali nel mondo.
Inoltre vantiamo un lungo partenariato con la S.S.C. Napoli del quale siamo onorati.

 

Vorrei ringraziare personalmente Vincenzo Borrelli; la sua intervista è stata a 360° e parlare con lui mi è servito a capire prima di tutto quanto sia difficile “co – condurre” un’azienda come la  Sire ricevimenti ma, soprattutto, mi ha dato la speranza che esistono napoletani innamorati della loro città e faranno di tutto per darle uno “splendore” mondiale degno del suo prestigio.
Inutile dire grazie a Ernesto Quintiliano, amico di vecchia data, che nel settore della comunicazione dedicata agli eventi apporta ogni giorno sviluppo e innovazione.