La tecnica moderna del giovane Chef Luigi Salomone ha trovato in Castellammare di Stabia  un  territorio di grande ispirazione per la sua cucina   e nel ristorante Piazzetta Milù il luogo adatto dove far crescere le sue creazioni culinarie.

Lo abbiamo intervistato:

Ciao Luigi , qual è il primo ricordo legato alla tua attività?

Ho impresso nella mente una domenica mattina a Napoli a Porta Nolanastavo con mio nonno a comprare il pesce per la domenica , avevo 5/6 anni, dopo abbiamo cucinato ,per me era un gioco ma con il passare del tempo mi incuriosivo sempre di piu è ancora oggi a distanza di anni ricordo quel banco del pesce. Ho cominciato a 10 anni in estate in macelleria, con mio zio ero sempre più interessato e da lì ho scelto di frequentare la scuola alberghiera .

 

La tua formazione si è strutturata vicino a grandi maestri in grandi ristoranti (Taverna Estia con Francesco Sposito, al ”Mosaico” dell’hotel Terme Manzi con Nino Di Costanzo, al Marennà come sous chef di Paolo Barrale) cosa hai imparato?

Sicuramente la prima esperienza a Taverna Estia è stata la più dura avevo 18 anni la pressione era tanta ma grazie a Francesco Sposito  ho superato le mie paure , sono stato da Nino di Costanzo , la brigata più grande in cui ho lavorato eravamo 20 e li ho imparato il rigore , il rispetto e la precisione .

Il merito più grande della mia formazione però lo devo a Paolo Barrale, al Marennà ho avuto la possibilità di dirigere , di capire come funziona una grande azienda , tante tecniche ,il rispetto della materia prima e la cosa più importante, portare in cucina tanta armonia e umiltà .

Quanto conta la formazione per chi si approccia a questo mestiere?

Penso che la formazione per un Cuoco non finirà mai c’è sempre tanto da vedere e da capire , bisogna stare sempre in allenamento , conoscere nuovi prodotti imparare nuove tecniche .

Cosa consigli a chi vuole intraprendere questa professione?

Consiglio ai miei colleghi che ora stanno iniziando, di essere curiosi,di impegnarsi e di non stancarsi mai , la cucina è un mondo grande e solo chi è tenace riesce ad ottenere grandi risultati

La tua cucina semplice e stagionale, ispirata alla tradizione ma sempre alla ricerca di quell’ingrediente divertente che regala brio al piatto, ci racconti come/cosa ti ispira?

Ho sempre visto il mio tipo di cucina come un ritorno alla tradizione, ricerco nel passato lo spunto per un nuovo piatto , cerco di nn allontanarmi dal gusto e di non trasformare troppo la materia prima, e di dare un tocco di brio ad ogni piatto , mi piacciono tanto le acidità .

La stella Michelin del 2016 è stata un po’ inaspettata, cosa hai provato?

Sicuramente per uno chef e per una squadra intera ricevere una stella michelin è una grande gioia. Il giorno in cui ho ricevuto la telefonata sembrava un sogno rivedi tutti i sacrifici e le giornate passate in cucina, e li capisci che i sacrifici ripagano .

La conquista della stella anche merito della famiglia Izzo, raccontaci qualcosa di loro

La famiglia Izzo ha investito tanto su di me ho avuto dal primo giorno grandi stimoli,si sono fidati un po’ al buio , non ci conoscevamo bene ma ci siamo capiti subito.

Lavoriamo in una famiglia con il rispetto di una grande squadra ognuno ha un ruolo fondamentale .

Emanuele e Valerio in sala valorizzano ogni singolo piatto, Michele e Lucia i creatori del ristorante accolgono i clienti come una grande casa , Maicol il più piccolo dei fratelli Izzo e’ in giro nelle migliori cucine per imparare e scoprire nuovi ingredienti .

Collabori anche con Città del Gusto Napoli, com’è insegnare e quali sono i tuoi consigli a chi vuole intraprendere questa professione?

Si molto spesso sono a Città del Gusto mi piace insegnare e tramettere la mia idea di cucina , stiamo ore ed ore a parlare con i ragazzi voglio che capiscono il mio pensiero di cucina più che il singolo piatto , è veramente un bel corso .