Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Credo sia questa canzone/capolavoro di Antonello Venditti ad aver ispirato il napoletano Vincenzo Capuano che con la sua”barba” e “simpatia” ha conquistato Caterina Balivo, i napoletani grazie alle sue pizze e “me” per il suo ingrediente segreto…quello di aver creduto sempre nel suo sogno!

Nelson Mandela, non l’ultimo arrivato insomma, diceva “un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”, ecco Vincenzo è uno di quelli che dalla periferia di Napoli, precisamente Scampia, ha sempre creduto nel suo sogno, ha ascoltato i consigli del nonno (Don Vincenzo) e della Sua famiglia. Un giro intorno al mondo e poi l’apertura della sua pizzeria in un posto nevralgico: a pochi passi dal lungomare e in una delle piazze storiche, Piazza Vittoria (Na).
Lui, Vincenzo, ti prende, ti rapisce e ci diventi amico dopo due minuti. Un ragazzo dotato di simpatia, umiltà e tanta esperienza internazionale.
Da Scampia alla tv, passando per New York e poi il ritorno a Napoli. È la storia di chi ha deciso di realizzare il suo sogno nella sua città, perché è qui che si diventa i numeri uno di questo settore e perché “vivere di pizza è meraviglioso!”

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Partiamo dalle tue origini. Tutto nasce in un quartiere “difficile” di Napoli dove però i sogni, volendo, si realizzano. Giusto?

Vincenzo Capuano parte da Scampia, quartiere dove pensare di fare impresa è molto complicato, ma io da sognatore ho sempre avuto questa visione di avere una pizzeria tutta mia.
Vengo da una famiglia di pizzaiuoli, precisamente tre generazioni, da mio nonno passando per mio padre fino al sottoscritto.
Da piccolo volevo fare il pizzaiuolo, mio nonno mi portava in giro con lui, non ricordo nemmeno a che età ho iniziato, diciamo che sono nato all’interno di una pizzeria, infatti dal forno all’impasto ho sempre saputo tutto. E’ il mio habitat e tutto mi viene naturale.
A quell’età, magari, lavorare il sabato e la domenica mi pesava un po’, ma la mia famiglia mi ha sempre dato la giusta motivazione per costruire il mio sogno e non prendere strade sbagliate.
Poi, diciamo che è da circa dieci anni che questo lavoro, che corrisponde alla mia passione, lo svolgo a livello professionale.

Hai fatto giri immensi intorno al mondo per arrivare di nuovo a Napoli, tanta esperienza e poi una scelta importante.

A ventidue anni ho deciso di fare esperienza lontano dalla mia città e sono partito da Napoli in direzione Lucca senza più fermarmi.
Tutta l’Italia su e giù e poi, grazie al gruppo “Sebeto”, mi sono occupato della fase di startup delle pizzerie nel mondo. Ho formato tante persone, visto tante aperture. Come base operativa avevo scelto Milano, per una questione logistica ma, appena potevo, tornavo a Napoli. Avevo bisogno di “impregnarmi” delle mie tradizioni, degli odori e delle emozioni della mia terra.

Cosa hai trovato di Napoli, girando il mondo?

In ogni angolo della terra secondo me c’è un pezzo di Napoli. Incontri persone, alcuni sapori e i sorrisi dei napoletani sono presenti ovunque.
Se parliamo, poi, del mio lavoro, allora sorrido ancora di più perché se dici che fai il “dottore” non ti pensa nessuno, se dici faccio il “pizzaiuolo” allora restano estasiati.

Mi hai detto che la tua famiglia è stata molto presente nella tua vita, cercando di “proteggerti”, puoi spiegarmi meglio?

La mia famiglia mi ha sempre aiutato, all’inizio forse non volevano che mi allontanassi da Scampia, ma per un fatto di “protezione”.
Ad esempio, per me sarebbe stato più semplice fare una scuola alberghiera, era l’istituzione più vicina alla mia passione e al lavoro che, poi, avrei fatto. Però dalle mie parti non c’era e per non farmi spostare in città, mi hanno iscritto ad un Istituto Tecnico Professionale come Perito informatico. All’inizio non la presi benissimo, poi crescendo ho capito che quel tipo di istruzione poteva essere funzionale alla mia attività. Infatti oggi tutta la parte di comunicazione, sito e social, la curo in prima persona.

Quando ti è scattata la scintilla ed hai detto “ora apro la mia attività”?

A breve la mia pizzeria compirà il primo mese.  Tutte le cose che ho vissuto in questo percorso si sono unite da sole come in un “puzzle”.  La barba, il logo dato da un amico, la scelta del posto, la ristrutturazione dei locali e poi l’apertura. Mi sembra di sognare, invece è tutto reale e devo dirti, Antonio, è stato tutto semplice. Quello che non fai in una vita lo fai un giorno.

Hai scelto Napoli, terra di Pizzaioli e pizzerie storiche, potevi aprire ovunque. Non ti sembra una scelta azzardata?

Io ho trovato zero difficoltà, avrei potuto aprire in tutto il mondo, ma ho scelto la mia città. Ho fatto un ragionamento molto semplice. Se vuoi diventare un numero 1 lo devi fare in questo luogo dove esistono tante eccellenze del settore. Sarebbe stato troppo semplice primeggiare a Trieste. Da questa esperienza posso, in futuro, pensare di aprirne altre in giro per il mondo.
Ho iniziato a lavorare senza pensare al guadagno, quello lo fai dopo. Ma se hai una “vision” ed un sogno non puoi pensare solo all’economia.
Ho fatto un giro lontanissimo per ritornare qui. In tutti i miei sogni non avrei mai pensato di poter aprire in questa parte meravigliosa di Napoli.

Delle pizze che propone la “pizzeria Vincenzo Capuano”, mi racconti la storia di una di queste in particolare e che significato ha per te?

La pizza che porto nel cuore è la Don Vincenzo. E’ dedicata a mio nonno, a lui che mi ha insegnato tutto.
Lui viveva molto l’aspetto sensoriale della pizza: la farina, l’impasto, le materie prime. Ecco, io ho unito le tecniche e le tradizioni che lui mi ha insegnato con la cultura moderna e un po’ di matematica. Quando, pero’,  le persone vengono per la prima volta io gli propongo sempre la “pizza margherita” perché è da lì che nasce tutto.

 

Da Scampia fino alla Rai con Caterina Balivo, non capita tutti i giorni; ti ha emozionato la tv?

Sono stato protagonista dello spazio dedicato alla cucina, all’interno del programma condotto su Rai2, “Detto Fatto”, come tutor ho spiegato e dato alcune ricette sulla pizza. E’ bello rappresentare la mia città in televisione. Non è semplice, sono sicuramente un fortunato, ma tutto parte da tanti sacrifici e dalle tante cose fatte. Io do tutto me stesso sempre, sono innamorato del mio lavoro. Poi, Antonio, Caterina (Balivo) è una persona meravigliosa e, da napoletana doc, ti accoglie col suo sorriso e tutto diventa “semplice”. Colgo l’occasione per ringraziarla.

Cosa manca a Napoli per diventare una capitale Europea degna del suo nome? 

Napoli è ovunque nel mondo, il nostro talento ha riempito pagine di storia. La nostra città è “zeppa” di turisti e il mondo vuole fare il “napoletano”, vuole mangiare come noi e fare come noi.
Ovviamente mancano delle cose: maggiore organizzazione, trasporti pubblici, maggiore sicurezza per i napoletani e per i turisti e, perché no, una migliore sinergia tra noi imprenditori.

Cosa consiglieresti ai giovani napoletani, spesso alla ribalta negativa sui giornali.

Napoli ha avuto un grande successo anche grazie ai social. Io immagino Napoli come un “pacchetto” che, se curato meglio, attira ancora più turisti e sponsor.
Presentatevi al meglio anche sui social, in modo da portare la vostra città nel mondo. Vedete Napoli come un’azienda da portare avanti e migliorare, ragionate così!

Un grazie personale va sì all’imprenditore Vincenzo Capuano, per quello che sta costruendo e per l’intervista, ma soprattutto all’Amico Vincenzo per la simpatia e il cuore che mi ha mostrato mettere in ogni cosa…anche nell’Amicizia.