Michelangelo Bruno classe 1992, dopo il diploma all’Istituto alberghiero sia avvia nel settore della ristorazione, immediatamente lascia la città d’origine e parte, viaggiando per l’Italia alla ricerca di nuove realtà. Si trasferisce ad Urbino per poi approdare alla riviera Romagnola a Riccione. Lecce, Matera, sono solo alcuni degli spostamenti del bartender prima di fermarsi a Roma, la capitale. Qui inizia a frequentare il mondo degli speakeasy, lavorando presso uno dei più importanti nel panorama romano.

 

Attualmente lavora al The Barber Shop Speakeasy, Il loro menù è ispirato alla salvaguardia dell’ambiente e delle specie animali che lo vivono, è suddiviso in quattro differenti categorie: Giungla, Foresta, Mondi Congelati e Oceani. Per ogni categoria abbiamo realizzato tre drink, ognuno dei quali pone l’attenzione ad uno specifico argomento. Cerchiamo nel nostro piccolo di aiutare il nostro pianeta utilizzando al massimo tutte le materie prime per ridurre al minino scarti o sprechi di qualsiasi tipo (0 waste).

Inoltre, abbiamo voluto che i nostri drink rispecchiassero l’idea di minimalismo, per questo sono tutti realizzati con al massimo 3 ingredienti.

 

Ciao Michelangelo ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

Ho frequentato la scuola alberghiera, da lì è partita la mia passione per questo lavoro. Nei momenti liberi, uscivo per andare ad ammirare il lavoro di bartender professionisti, approfittando per chiedere consigli e risposte, ne rimanevo incantato, fremendo dalla voglia di essere un giorno come loro.

Ci racconti le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?

Lavoro dall’età di quindici anni, iniziando facendo la gavetta con mansioni più umili arrivando col tempo ad avere grandi responsabilità. Tutto ti lascia qualcosa da cui imparare. Ho girato l’Italia grazie a questo lavoro, ma due esperienze mi sono rimaste nel cuore : l’estate trascorsa a “La Casaccia” a Torre dell’Orso (LE) e L’ “Hemingway’s Bistrot” di Matera. Sono luoghi in cui mi è stata data la possibilità di crescere professionalmente senza mai opporsi, supportandomi e aiutandomi nelle mie idee.

Dal qualche anno sei al The Barber Shop Speakeasy, ci racconti qualcosa in più?

La prima volta che entrai al The Barber Shop Speakeasy ero solo un cliente. Ricordo la sensazione di quando, scendendo l’ultimo gradino, alzai gli occhi da terra e vidi la bottigliera innamorandomene all’istante. Subito capii che quello era il luogo in cui volevo lavorare. Sono riuscito in seguito ad ottenere uno stage formativo durante il quale ho avuto la possibilità di ampliare ulteriormente le mie conoscenze, rendendomi conto di aver tanto altro da imparare. Oggi nel mio secondo anno al The Barber Shop Speakeasy posso ritenermi fortunato perché ho trovato un posto con uno staff formidabile in cui posso dare sfogo alle mie idee, fantasie e alle continue ricerche per nuovi progetti.

Ci racconti che cos’è un Speakeasy?

Oggi uno speakeasy è una tipologia di locale ispirata all’era del proibizionismo in America degli anni ‘20. A causa dell’abuso di alcool, venne istituita la Volstead Act,che impediva la somministrazione e il consumo di bevande alcoliche. A tal proposito la Mafia, creò dei bar segreti all’interno di altre attività commerciali, il cui ingresso era consentito tramite parola d’ordine.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Ci sono tante tecniche di miscelazione e non ne ho una preferita. Se dovessi scegliere, probabilmente l’utilizzo dello shaker è la tipologia di miscelazione che dal mio punto di vista, più rispecchia il carattere del bartender. È così che ho conquistato la mia ragazza! 😀

Ma quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

La creatività nel mio lavoro è fondamentale perché unita a curiosità e ricerca, da’ vita a iniziative, progetti e idee per nuovi cocktails.

E il distillato che preferisci miscelare?

Ovviamente il Whisky. Ha mille sfaccettature, ce ne sono di tutti i tipi e di conseguenza, credo che sia il più abbinabile in miscelazione.

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Sono infiniti e posso dire che il mio gusto è aperto a tutti i tipi di drink. I miei preferiti sono quelli a base di whisky, amo l’Old Fashioned. Mi piace realizzare però il Manhattan, il quale, grazie alla sua versatilità, mi permette di ispirarmi e rivisitarlo sempre il modo differente.

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?

Secondo le mia esperienza, credo che sia fondamentale l’accoglienza, ovvero, il cliente deve sentirsi a proprio agio come se fosse in casa propria. Ovviamente non sono trascurabili la pulizia ed i dettagli. Bisogna creare un concept originale che non abbia rivali.

Progetti per il futuro?

Il mio sogno è aprire un locale nella mia Terra. Io provengo dall’entroterra della provincia di Bari. Al Sud, in molti luoghi, ancora è poco diffusa la cultura del “bere bene”. Sarebbe importante per me riuscire a portare il mio “bagaglio” nella quotidianità dei luoghi in cui sono cresciuto e che appartengono alla storia della mia vita.