La startup italiana HEALLO ha brevettato un processo di estrazione di una fibra solubile l’arabinoxilano che contribuisce a ridurre l’aumento del glucosio nel sangue dopo i pasti e l’ha applicato alla birra

Il brevetto italiano c’è e ha già ottenuto il via libera. Uno dei primi prodotti, una birra leggera e “salutare”, sarà in vendita entro fine mese. In poco meno di due anni Heallo è riuscita a ottenere risultati insperati per molte startup. Uno dei fattori è sicuramente l’area di business in cui opera l’impresa fondata da Francesca Varvello, tecnologa alimentare di 45 anni, cioè l’agrifood e la tecnologia applicata al mondo dell’alimentazione, dai campi alla tavola. Secondo il report del fondo di investimento Ag Funder le startup del settore nel 2018, hanno raccolto investimenti per 17 miliardi di dollari, 5 volte il valore che veniva investito solo 6 anni prima. Ma cosa fa di speciale Heallo?

«Il concetto è semplice anche se la spiegazione non è facile per i non addetti ai lavori –racconta Varvello figlia di imprenditori che si occupano di cereali e lavorazione della farina da cinque generazioni-. Si tratta di un processo di estrazione di una fibra solubile l’arabinoxilano che anche secondo l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) contribuisce a ridurre l’aumento del glucosio nel sangue dopo i pasti. Ora il mio progetto prevede sia di applicare questo processo a diversi cereali (il frumento, il mais, il riso, l’orzo), e anche alla barbabietola, il caffè e il cacao per produrre prodotti di consumo a basso impatto glicemico, sia per creare un ingrediente che possa essere aggiunto ad alimenti che contengono carboidrati e zuccheri per ridurne l’indice glicemico».

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