Nel 2015 il settore lattiero-caseario italiano è andato in crisi, dopo due anni di vacche grasse, per la fine del regime delle quote latte. Il Grana Padano pero ha salvato molti allevatori, come ha evidenziato Baldraghi (presidente del Consorzio tutela Grana Padano che raccoglie 130 produttori in 13 province), soprattutto grazie all’export, cresciuto al 37% della produzione totale  per un valore di circa 950 milioni di euro, contro 1 miliardo e mezzo di vendite nel nostro paese. Per il 2016 si attende un nuovo record, con 4,8 milioni di forme che usciranno dalle aziende della pianura padana.

Ciò che rende appetibile uno dei prodotti italiani più nel mondo è il fatto che ha un contenuto calcio che è superiore a 10 volte quello presente nello stessa quantità di uno yogurt, inoltre anche la quantità di proteine è superiore al 50% e del 25% rispetto a quello contenuto rispettivamente nella carne e nel pesce.

La nutrizionista Maria Letizia Petroni ha presentato i dati di una sua ricerca al congresso di Identità Golose, sottolineando l’importanza della stagionatura:”E’ importante sapere che la stagionatura permette la degradazione delle proteine in peptidi, che sono altamente digeribili per bambini, anziani e persone con difficoltà digestive”.

Lo stesso Baldraghi inoltre conferma che “I consumatori sono più attenti e noi cerchiamo di informarli al meglio ì, differenziando l’offerta del nostro prodotto: i 15 mesi normali, il superiore a 16 mesi e il “riserva” di 20 mesi”.

La qualità paga!!!!