Giuseppe Molaro è nato a Napoli il 26/11/86. Mosso sin da subito dalla passione ha conseguito il diploma alla scuola alberghiera IPSSAR De Medici di Ottaviano (NA) . Ha iniziato con le sue prime esperienze lavorative ad approfondire piatti e prodotti della tradizione partenopea a partire dal ristorante di suo padre “Hungry People” a Somma Vesuviana (NA) e proseguendo poi per vari ristoranti campani: Villa Smeraldo, Il Chiostro, le Arcate catering, dove ha potuto connubiare classicità ed innovazione, competenze che ha portato poi anche all’estero, in Irlanda al ristorante “Sapori Italiani” per circa 1 anno e mezzo.

Il 16/07/08 e per i successivi 2 anni è stato chef di partita presso il ristorante “El raco de can fabes” di Santi Santamaria *** Michelin a Sant Celoni “BCN” dove ha preso consapevolezza di un nuovo modo di vedere la cucina.
Dal 01/09/10  al 2012 ha lavorato alla Pergola di Roma *** Michelin sotto la guida dello chef Heinz Beck che lo ha portato a crescere ed ampliare la sua formazione in giro per il mondo, al ristorante Les Paillotte * Michelin a Pescara, gusto by Heinz Beck in Portogallo, Social by Heinz Beck a Dubai, Sensi by Heinz Beck come Chef di cucina ed infine Heinz Beck e Sensi by Heinz Beck come Executive Chef.
Percorso che gli è valso anche diversi premi, 3 forchette gambero rosso nel 2017 e nel 2018,
The best chef awards posizione 190 su 300 nell’anno 2017, Heinz Beck 6 Diamond Award nel 2016 e nel 2017, 1 stella michelin il 28/11/2017

Lo abbiamo intervistato:

Ciao Giuseppe, la tua passione per la cucina nasce in famiglia, ci racconti le tue prime esperienze?

Ho iniziato a 14 anni nel ristorante di famiglia e mentre osservavo mio padre cucinare ho pensato che avrei voluto fare di questo la mia carriera!
Proprio grazie all’appoggio della mia famiglia ho intrapreso questa strada iscrivendomi alla scuola alberghiera dove ogni giorno era una conferma che la scelta che avevo fatto era quella che mi avrebbe poi portato fin qui oggi.

 

Poi la grande esperienza al El Racó de Can Fabes di Santi Santamaria 3 stelle Michelin a Sant Celoni, cosa hai imparato durante quest’esperienza?

La mia prima esperienza in una cucina stellata è stata con Santi Santamaria dove ho mosso i primi passi nella conoscenza e nel trattamento della materia prima di altissima qualità. E’ stato fondamentale per la mia formazione, ho imparato cosa vuol dire il lavoro di squadra, la disciplina, il rigore. Anche se l’inizio non è stato privo di ostacoli, ha suscitato in me la voglia di conoscere, andare avanti e fare sempre di più. 

 Nel 2010 inizi a lavorare con lo chef Heinz Beck alla Pergola, e poi nei suoi ristoranti in giro per il mondo, cosa significano per te e come ti hanno formato? Questo lungo percorso ti ha permesso di ottenere diversi premi (le 3 forchette gambero rosso e Heinz Beck 6 Diamond Award) ed infine l’assegnazione di una stella da parte della Guida Michelin al ristorante di Heinz Beck di Tokyo, cosa hai provato a raggiungere questi traguardi?

Dopo 2 anni grazie alla voglia di accrescere il mio bagaglio culturale, da una cucina classica sono passato ad una cucina sperimentale con Heinz Beck.

Grazie a lui ho imparato a mettere insieme gusto ed estetica e ho scoperto nuove tecniche e attrezzature d’avanguardia.

Ho scoperto nuovi ingredienti e nuove combinazioni per dare vita a nuovi sapori.

 Anche il sindaco di Somma Vesuviana, si è complimentato pubblicamente con te,

Sono soddisfatto, ma  anche se potrebbe sembrare un traguardo raggiunto per il duro lavoro che io e il mio staff abbiamo fatto in tutto questo tempo, invece  è solo  un inizio per fare sempre di più.

 

Sei napoletano di nascita, nei tuoi piatti possiamo ritrovare dei sapori della tua terra?

In ogni piatto che faccio, anche con prodotti lontani dalla tradizione napoletana, c’è sempre qualche elemento che mi ricorda la mia Napoli: odori, colori.

 

Un piatto della tradizione napoletana a cui sei legato ed il perché?

Un piatto a cui sono legato è il ragù. Il mio primo ricordo erano le domeniche a pranzo dalla nonna dove si svegliava alle 5 del mattino per preparare il ragù e lo faceva cuocere per 5 ore.

Appena arrivavo a casa sua prendevo una fetta di pane e ci mettevo sopra il ragù.

 Sei da alcuni anni in Giappone, smentisci questo luogo comune, non è solo sushi, che cucina presentano?

Esattamente il Giappone non è solo sushi è tanto altro ancora, è una cucina legata molto sulla qualità della materia prima, alla stagionalità, c’è importanze sull’estetica e sul cibo salutare.

Mi affascina molto il rispetto che hanno della materia prima e il modo in cui la trasformano.

 

Qual è il piatto giapponese che preferisci?

Posso dire che non ho un piatto in particolare che preferisco dato che sono innamorato della cucina giapponese.

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno è aprire un ristorante a Miami.