Giuliana Giancano, comproprietaria del Pout Pourri vintage cafè di Torino. Il suo percorso parte tra il 2008 e il 2009 con i primi corsi di american bartending e caffetteria, al fine di aprire il Pout Pourri vintage cafè.

Negli oltre undici anni dietro il bancone del suo bar ho seguito svariati corsi inerenti al settore con il Jerry Thomas Project di Roma, la Campari Accademy milanese, Drink Factory di Bologna con i suoi corsi di ingegneria del cocktail, nonché attività formative svolte con molteplici brand italiani ed esteri.

Dalla forte passione per il rum nasce il primo viaggio per visitare i sui luoghi di produzione. Partendo dai Caraibi e viaggiando per l’Europa, l’Asia e l’America ha avuto modo di vedere la produzione di prodotti di nicchia come alcuni rhum agricoli e prodotti affermati come Grey Goose, Chase e St Germain. 

L’entusiasmo per il suo lavoro l’ha portata ad effettuare visite in molti bar annoverati tra i più influenti del mondo.

Inoltre drazie ad alcune competizioni, ha potuto visitare le piantagioni di caffè della Colombia con il progetto Tierra di Lavazza e portare Old Reserve Arrack in un tour di riscoperta e promozione nelle principali città dello Sri Lanka.

Tra gli obbiettivi raggiunti nell’ultimo anno: la collaborazione per il testo la quarantena in casa Vanzan di Bruno Vanzan, volto a raccogliere fondi per l’emergenza Covid19, la vittoria del Mix Contest 2020 svoltosi a Torino, la nomina da parte della rivista Italia a tavola tra i personaggi più influenti del settore.

Ciao Giuliana, come ti sei avvicinata alla mixology?

Potremmo dire che tutto è partito quando ero molto piccola. I nostri genitori  gestivano un bar diurno e io e mia sorella ci divertivamo a tentare di portare bevande ai tavoli e contare con papà quanto resto dovessimo “al signore che ha preso il caffè”. Ovviamente non si trattava altro che di un gioco, ma che ha iniziato a farci apprezzare l’ambiente di attenzione ai dettagli e cura del prossimo.

L’avventura vera e propria parte il 17 ottobre 2009, con l’apertura del Pout Pourri vintage cafè.

Vista la spiccata abilità di Giorgia, mia sorella, nel mondo della caffetteria e della cucina, ed, essendo io senza pregresse esperienze, mi sono buttata a capofitto nello studio delle tecniche che si nascondono dietro al mondo del bere miscelato.

Quali sono state le tue prime esperienze e cosa ti hanno lasciato?

Di racconti di “prime esperienze” dietro il mio banco bar ce ne potrebbero essere a milioni. È incredibile come ogni giorno si riesca ad imparare qualcosa di nuovo.

il confronto con colleghi e clienti è ciò che più accresce nell’esperienza lavorativa. La curiosità dovrebbe essere il motore che spinge ogni persona a scoprire ogni giorno novità.

Sbagliare goffamente e col sorriso, riuscire a recuperare è fondamentale.

Insieme a tua sorella gestisci il Pout Pourri Vintage Cafè a Torino, come nasce questo progetto?

È tutto iniziato come un sogno ed una sfida. Appena terminato il liceo, con il supporto della nostra famiglia abbiamo ricreato lo spazio che avremmo voluto frequentare da clienti. Un luogo sospeso nel tempo, il profumo del sofà della nonna, le luci soffuse, una coccola costante! Eravamo giovani e piene di entusiasmo. L’innovazione e la formazione costante sono state le nostre parole d’ordine per resistere in una zona periferica!

Ci descrivi la drink list del Pout Pourri?

L’ultima Drink list del Pout Pourri, mai poteva essere più azzeccata che per questo momento storico.

Nasce dalla volontà di prendersi un po’ meno sul serio, di tornare bambini.

Per le pagine del menù abbiamo scelto un materiale molto spesso. È di forma quadrata, con angoli smussati, in ogni dettaglio pensato per ricordare i libri di storie per bimbi, farci così abbandonare la serietà di tutti i giorni e catapultarci in quei momenti di gioco e spensieratezza che ci caratterizzavano nell’infanzia.

I cocktail hanno nomi di animali (riccio, gufo, fenicottero, unicorno,…), ognuno rappresentato da una delle opere d’arte di AlbrethArt (nome d’arte di Alberto Cicchi), giovane ingengnere ed artista torinese.

Il tutto è finalizzato a semplificare la scelta. Abbiamo creato con Alberto una stretta collaborazione, per riuscire a trasportare il cliente attraverso il colore e il tratto del disegno all’interno di quella che sarebbe poi stata l’esperienza gustativa legata ai drinks.

Lo spazio riservato agli ingredienti di ogni cocktail è più piccolo rispetto al passato. I drinks sono descritti da filastrocche, in modo tale da strappare un sorriso e rendere alla portata di tutti quegli ingredienti che compongono i nostri cocktails magari, altresì, non semplicemente classificabili e comprensibili da chi non è un tecnico del settore.

Anche nel servizio nulla è lasciato al caso. Bicchieri, sottobichieri e racconto alla consegna del cocktail sono stati studiati per offrire una piacevole esperienza ai nostri clienti.

Lo scorso gennaio Giuliana ha vinto la tappa torinese del Mix Contest Italy Tour 2020, che esperienza è stata?

Potendola descrivere come la nostra ultima grande esperienza pre covid, direi sicuramente direi affollata, dinamica e divertente.

Quel giorno abbiamo aperto il Pout Pourri con qualche minuto di ritardo per far sì che tutto lo staff potesse partecipare all`evento.

Abbiamo portato con noi alcuni pezzi vintage per ricreare l’ambiente del Pout Pourri nello spazio che ospitava la competizione, tra cui anche un separè di fine ‘800 con specchio centrale decorato dalla scritta “circondati di amici per bere”, al fine di creare un angolo selfie e porre attenzione al crescente mondo dei social.

La cosa che più abbiamo apprezzato è stato il  ritrovarci in mezzo a tanti colleghi, come se fossimo tutti dietro ad uno stesso bancone in sinergia. La collaborazione tra tutti e il divertimento non sono mancati.

Stupendo per me poter condividere quel giorno l’esperienza con Martina (indubbiamente la mia migliore allieva e fantastica collega), con il suo immancabile savoir faire da ex ballerina di danza classica!

Ci racconti dei cocktail con i quali hai vinto la tappa torinese del Mix Contest?

Il focus della competizione era utilizzare alcuni prodotti selezionati del portfolio Rinaldi ed il tema della sostenibilità.

Sostenibilità che (avendo creato undici anni fa un locale completamente vintage), come potrete immaginare, ci è molto cara.

Ecco di seguito quella che era stata la presentazione dei nostri due drinks. 

ME-LA PIANTI

È immancabile e puntuale a metà gennaio quel panettone che ci fissa imperterrito dalla dispensa di casa in cerca di un nuovo, e perché no, originale utilizzo. Scegliamo, per evitarne l’inutile spreco, di trasformarlo in sciroppo in abbinamento a vaniglia selezionata per renderlo ancora più accattivante ( ogni trucco vale nel mondo del bar).

Nel suo richiamo alla convivialità strutturiamo il nostro cocktail after dinner come un punch amabile ed adatto a tutti i palati.

La forza è data dal Don Papa morbido e delicato rum che si sposa con l’amaro formidabile, emblema della produzione artigianale e naturalità della materia prima.

Per la diluizione estratto di mele a chilometro zero: frutto a basso costo e di facile reperibilità.

Decorazione del cocktail sono i biscotti ecofriendly preparati con la polpa rimasta dall’estrazione del succo di mela e il rimanente panettone.

UN PALOMA PER IL CONTE

A stimolare l’appetito il gusto amaro accentuato dall’aggiunta del succo di pompelmo (frutto invernale per eccellenza) e quello pungente e balsamico dello shrub di aceto e peperoncino del nostro orto (ça va sans dire).

In linea con l’attenzione all’ecosostenibilità, pietra miliare della distilleria Ramsbury di cui abbiamo scelto il gin, con il nostro drink, facciamo sì che gli scarti della preparazione dello stesso trovino nuova vita come side in una confettura adatta ad accomopagnarsi alle più classiche stuzzicherie dell’aperitivo.

Noi abbiamo scelto dei nachos per viaggiare idealmente con il “Conte” in Messico dove si prepara a godersi una pungente siesta che sa di paloma e di negroni.

Siate #zerowaste ancora di più in questi giorni!

Sei candidata nella categoria Barman del sondaggio per il Personaggio dell’anno per Italia a Tavola, te l’aspettavi?

È stata una stupenda notizia appresa in maniera assolutamente casuale.

Stavo cenando quando una collega mi manda il link per questa votazione. Presa dal mio tentativo di non bruciare la cena, ho rapidamente espresso la mia preferenza per Carola, che ammiro moltissimo, pubblicato una sua foto sui miei canali social per direi ai miei contatti di votarla e messo via il telefono.

Solo a cena conclusa mi rendo conto di aver ricevuto un sms da Carola che mi diceva: “ci sei anche tu, lo sai?!?!”

Quindi possiamo dire che sia stata una vera e propria piacevolissima sorpresa. Così come aver passato il primo turno al primo posto.

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?

Mai smettere di osservare il cliente, non ficcanasando nella sua vita, ovviamente, ma prestando sempre attenzione alle sue esigenze.

Per chiunque un momento extralavorativo deve essere quanto più rilassante, piacevole e di qualità! Qui è racchiusa la magia che riesce a creare chi lavora nel mondo della ristorazione.

Senza dimenticare la competenza e la dimestichezza sui prodotti.

Come sta cambiando il mondo della miscelazione in Italia? Secondo te quali sono le tendenze della mixology in questo periodo?

Difficile stabilire le tendenze in un momento storico così particolare.

Credo, ad ogni modo, che dovremmo farci forza di questo periodo di riscoperta domestica di cocktails e cortesie per gli ospiti, in modo da avvicinare sempre più i clienti al nostro mondo, facendogli apprezzare il piacere della convivialità che si può creare tra i salotti di un bar come il nostro.

Spero si torni a puntare sulla semplicità e sulla forza dei rapporti umani. 

Tre cose fondamentali per essere una barlady?

Vivere con gioia e stupore ogni situazione, così da trasformare in crescita ogni momento.

Non smettere mai di studiare e informarsi (ma questo credo che sia valido per ogni settore e aspetto della vita), senza soffermarsi mai unicamente sul settore di appartenenza, ma lasciandosi affascinare da ogni cosa. Creare interconnessione tra persone e argomenti trovo sia fondamentale per accrescere l’estro.

Assaggiare, assaggiare e assaggiare! Assaporare ogni cosa con tutti i sensi. Per conoscere sempre più le materie prime.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Non esiste una tecnica che prediligo da bartender. Da cliente amo però i cocktail caldi! Capaci di unire la briosità di un drink alla coccola data dal calore della bevanda.

Ma quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

Interminabile! Ogni giorno è buono per sperimentare, cercare e creare. Amo non soffermarmi solo sul bartending, ma anche sull’arte in senso più ampio. Trovo che dedicarsi al disegno, al cucito, alla natura, alla cucina e all’ascolto delle altrui esperienze siano stati per me ottimi strumenti per amplificare le mie doti creative.

Nel viaggio trovo da sempre ampio bacino da cui attingere per nuove idee o progetti. 

Il cocktail che preferisci preparare e quello che preferisci bere?

Nei momenti di maggior calma, mi piace dedicarmi al lavoro sartoriale di creazione dei drinks attraverso l’ascolto e il confronto con il cliente, scegliendo insieme a lui le sfumature del suo cocktail e la tecnica migliore per realizzarlo (un po’ come deve aver fatto Scarselli con il ben noto conte Negroni dopotutto!)

Adoro bere ogni genere di sour, un bel daiquiri con le sue note fresche e acide, o, come dicevo prima, un ottimo punch caldo homemade ovviamente.

Progetti per il futuro?

Partiremo con la riapertura in sicurezza del Pout Pourri vintage cafè non appena le autorità ce lo consentiranno.

Ci piacerebbe rendere il locale anche luogo di formazione per tutti gli appassioinati di bartending. Vedremo cosa ci riserverà il futuro!

Intanto proseguo con gli studi, sempre più approfonditi. Per regalare esperienze ogni giorno più ricche di consapevolezza ai nostri avventori.