Abbiamo fatto una chiacchierata con Gina Paradiso, 29enne macellaia napoletana. Durante la recente tappa di Crotone del Campionato Giovani Macellai Federcarni. Gina si è aggiudicata il Premio “L’innovazione in Macelleria”, a cura di Cuomo-Method-Stagionello Academy, 

Come si potrà intuire leggendo l’intervista, Gina custodisce in sé l’anima di una guerriera. Sin da giovanissima ha ricoperto diversi ruoli, segretaria, studentessa universitaria, imprenditrice di un’azienda ovicaprina, modella, hostess, promoter. Poi è arrivata la sfida odierna, forse finalmente quella giusta seppur ostacolata da convinzioni radicate. Non è stato facile infatti dimostrare che braccia e mani femminili possano essere determinanti in un contesto prettamente maschile come quello della macelleria. Gina però non ha avuto paura di rischiare e prima ancora di un premio, ci racconta di aver conquistato il suo riscatto morale. 

Ciao Gina! Innanzitutto, come ti sei avvicinata al settore della macelleria?

È nato tutto per caso, inaspettatamente. Ogni volta colgo le occasioni al volo, senza pensarci. Fui contattata da un noto supermercato nel napoletano. Mi dissero che c’era solo una posizione aperta nel reparto macelleria, un po’ particolare perché gestito da uomini. Avrei potuto pensarci prima di decidere se accettare o meno, ma senza esitare troppo confermai la mia disponibilità immediatamente,  anche e soprattutto per ragioni economiche. Il mio ruolo sarebbe stato inizialmente quello di banconista, addetta alle vendite.

Ero estranea a questo settore. La prima volta che misi piede in macelleria, vidi i pezzi di carne nel bancone e mi spiegarono che erano diversi tra loro, ma per me avevano lo stesso colore, rosso fuoco ed erano tutti uguali. Pensai “ci vorrà minimo un anno prima di imparare a riconoscere la carne”. Per un millesimo di secondo ho creduto di non essere all’altezza delle aspettative dei miei titolari e che forse avrebbero fatto un errore ad assumermi, magari me ne sarei andata di lì a poco.

Invece non fu così! Imparai velocemente a riconoscere i pezzi di carne grazie all’aiuto di un meraviglioso collega, Pasquale Esposito, che mi fece capire le differenze tra bovino, suino, pollo, tacchino, coniglio ecc. Un grande mentore è stato il mio caporeparto Giovanni Russo, diventato amico, confidente, fratello! Fu lui a propormi per il reparto, mi ha insegnato dalla A alla Z, mi disse delle parole che riporterò in futuro a chiunque voglia imparare questo mestiere, “devi trovare la tua strada, dare un impronta di te, ti insegnerò le basi,  ma poi dovrai essere tu a metterci la tua impronta. Devi creare cose sempre nuove con fantasia e passione e se ci riuscirai allora sarai padrona di questo mestiere e avrai trovato la tua strada”. Mi bastava vedere lo svolgimento del preparato per riprodurlo subito dopo, copiavo i suoi lavori per apprendere il più possibile e successivamente li riproponevo modificandone l’interno o l’esterno. Mi ha spronato, sostenuto e sopportato, voleva che inventassi sempre qualcosa di mio. 

E dopo un anno e cinque mesi, nonostante ci sia stato anche chi invece mi ha remato contro, mi sono ritrovata a dissossare, sezionare, tagliare le fettine di carne e l’arrosto, potendo contare anche sul prezioso aiuto di un collega coetaneo, Vincenzo De Martino. Così ho realizzato il mio completamento professionale all’interno della macelleria.

Ci racconti come si è svolta la prova speciale al Campionato Giovani Macellai Federcarni e quali sono i punti di forza che ti hanno condotto a “l’innovazione in macelleria”? 

Eravamo all’oscuro di questa prova, non influente sul concorso. Avremmo avuto l’opportunità di creare una mortadella per la prima volta in vita nostra. Tutto il gruppo era impreparato, ci hanno spiegato la composizione della mortadella, mostrandoci dal taglio alla macinatura e preparazione base. Poi stava a noi inventare un tipo di mortadella diversa, con qualche caratteristica che la rendesse unica e appetibile allo stesso tempo. 
Questo mi ha spinta a essere me stessa, più spontanea che mai e ho improvvisato! Con la tranquillità che se avessi sbagliato o combinato un pasticcio, l’errore non avrebbe influito sul concorso a cui tenevo tanto, non per vincere, ma per avere finalmente il mio riscatto morale! Quello di rientrare a casa, a lavoro e di poter dire finalmente “sono brava”, a dispetto di quello che mi dicevano facendomi sentire sempre inappropriata, non preparata. Siccome non ero un uomo, allora non sapevo e non potevo fare il loro stesso mestiere e man mano questo sentirmi inappropriata, invisibile mi ha portato a pormi delle domande e a sentirmi inferiore.

Tornando alla prova, ho preferito fare una lavorazione diversa rispetto i miei colleghi. Ho pensato di creare una mortadella al pistacchio, sposa molto bene ed è anche uno dei miei prodotti preferiti. Lo mangio su tutto: gelato, pizza, pasta, dolce, salato, ovunque mi perseguita.
Penserete…la mortadella al pistacchio già esiste da una vita! E come darvi torto, ma non con la lavorazione che ho eseguito io.
Mi spiego meglio. C’è un procedimento diverso nella tritatura e nell’incontro con gli stessi ingredienti elaborati e aggiunti in modo diverso. Ho usato un pesto liquido di pistacchi che ho fatto amalgamare con la carne già precedentemente tritata e condita. Poi ho aggiunto la granella di pistacchi in polvere quasi, precedentemente lavorati a mano all’interno del mortaio per tritare i pistacchi con il pestello. Dopo ho tritato il tutto per far amalgamare al meglio e infine ho aggiunto altra granella di pistacchi e grasso a cubetti. Dopodiché ho proceduto all’insaccatura e alla legatura e così il gioco era fatto. 

I miei punti di forza sono: coraggio, pazzia o follia, inventiva e fantasia, non ho paura di perdere né di rischiare, amo farlo perché questo mi permette di buttare fuori tutto quello che ho dentro senza avere rimpianti. Come si dice, “Meglio un giorno da leone, che cento da pecora “.

Non eri l’unica donna in gara? A prescindere dalla premiazione, è stata un’occasione importante per mettersi in gioco e far rivalutare socialmente e moralmente il ruolo della donna in questo campo? 

Si, non ero l’unica donna. C’era una bellissima e bravissima ragazza di nome Santina Maccarone, lavorava con il padre in macelleria da quando era solo una bambina. Era la seconda volta che partecipava a questo concorso. Una brillante prova la sua, non poteva essere diversamente quando c’è amore e passione, solo quello può portarti al risultato finale. Per me è stato veramente bello conoscere una ragazza, finalmente, che avesse la mia stessa passione, davvero tanta stima e rispetto. 

A prescindere dal risultato finale, questa esperienza mi ha dato davvero tanto. Ho conosciuto delle bellissime persone, come Alberto Succi, Maurizio Arosio, Alessandro Cuomo, Massimiliano Elia, Giuseppe Quaranta. Le loro parole nei miei confronti mi hanno emozionata, mi hanno regalato una gioia immensa e li ringrazio. Ringrazio tutti i miei nuovi amici, colleghi che adesso fanno parte della mia vita quotidiana, anche se siamo distanti abbiamo creato un gruppo per poter essere sempre presenti anche da lontano. Per me è iniziato tutto come un gioco, non speravo di vincere un premio, non sapevo di entrare a far parte di questa grande, bellissima famiglia di Federcarni.
Sono stata spinta dal mio cuore, dall’amore per questo magnifico mondo. Pochi mi hanno capita, molti mi hanno criticata poiché, essendo donna, non riuscivano a concepire come mi potesse piacere un mestiere a detta loro “maschile”. Io credo che non ci siano lavori maschili o femminili, ma solo una grande passione, come l’amore che spinge le persone a stare insieme ed è così che ho cominciato questo lavoro.
Voglio dare dei consigli utili alle generazioni future che vogliono approcciarsi a questo mondo. Spero di essere all’altezza e metterò tutta me stessa in questo progetto.

Al tuo ritorno da Crotone dove si è svolta la prova, sei stata contenta della visibilità ottenuta?

Sono molto contenta, non mi aspettavo questa visibilità. Ma ciò che più mi rende felice è aver scoperto un nuovo mondo a me ignoto, fatto di tante altre persone che svolgono il mio stesso lavoro con amore e condivisione. Mi hanno trasmesso tanto di quel calore che non si può immaginare, mi hanno supportata, sostenuta. Adesso non mi sento più sola, ho oltre 1000 nuovi amici che amano le stesse cose che amo io. Mi sento compresa ed è questa la mia gioia più grande, poter condividere quello che so, imparare e crescere insieme, rilanciando questo settore antico come il mondo. La macelleria è una delle arti più affascinanti e complesse allo stesso tempo.

Parteciperai a nuovi eventi prossimamente? Quali sogni per il futuro?

Ho inviato la candidatura per partecipare alla prossima tappa del campionato a Latina il 22 novembre. Sarò pronta per battermi a colpi di coltelli e preparati con altri colleghi, sperando di entrare direttamente in semi-finale o addirittura in finale. Qualora non avvenisse, continuerò finché non riuscirò! Non sono una ragazza che molla facilmente.

Questa è una cosa importante per me e non me la lascerò scivolare dalle mani! Sebbene il mio sogno finale sia sempre quello di riuscire ad aprire una mia azienda con produzione di carne e formaggi.

Ti lascio qualche riga finale per una nota di ringraziamento. 

Voglio ringraziare i miei grandissimi genitori. Mia madre Antonella Pupa per i suoi insegnamenti. E poi mio padre Raffaele Paradiso, per me esempio e mentore. Mi ha trasmesso che il lavoro nobilita l’uomo e che non c’è lavoro che non valga la pena di essere svolto. Mi ha insegnato l’umiltà che a mio avviso è una delle basi che ogni persona dovrebbe possedere, non c’è nulla che non si può realizzare nella vita con duro lavoro, sacrificio e impegno. Il suo motto è “impara l’arte e mettila da parte”.

Gina è una delle moderatrici del gruppo su Facebook denominato “Italian Traditional Food Tribe”, la tribù dei rivoluzionari delle tradizioni alimentari. 

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