Giada Condello (My Italian Flavors) nasce e cresce in Friuli Venezia Giulia. Nel 2015, terminati gli studi universitari, decide di trasferirsi a Tel Aviv, dove vive tuttora con suo marito Roman e il figlio Adam.

Rimane sempre molto legata all’Italia e alla cucina italiana e decide di creare un blog, My Italian Flavors, per condividere le sue ricette con gli amici israeliani. L’intento è di riuscire a proporre piatti semplici, adatti a tutti, che mantengano i sapori della tradizione italiana con prodotti reperibili sul mercato israeliano. 

Italian Food Lovers in the World

Abbiamo intervistato Giada: 

Ciao Giada, come nasce la tua passione per la cucina?

Probabilmente nasce fin da quando ero piccolina. Ricordo di aver iniziato con ricette semplici che ruotavano attorno al cioccolato (la mia grande debolezza) per poi passare a ricette più elaborate. Sono cresciuta e diventata la piccola aiutante di mamma e nonna, attività che ho la fortuna di poter svolgere ancora quando torno in Italia.

Perché il nome “My Italian Flavors”?

Cercavo un nome che fosse facile da ricordare e che richiamasse la mia italianità. Da questo nasce My Italian Flavors, un blog per tutti coloro che amano l’Italia e che vogliono sperimentare ricette italiane pur vivendo all’estero.

Come viene percepita la cucina italiana in Israele?

La cucina italiana è molto amata dal pubblico israeliano. All’estero in generale i piatti più conosciuti sono la pizza e la pasta a discapito di moltissime altre prelibatezze tipiche della nostra penisola. E’ un peccato riassumere in sole due ricette una cucina così ricca, colorata e golosa.

Probabilmente questo accade poiché è difficile reperire alcuni prodotti legati anche alla stagionalità. Nel caso di Israele, anche le regole alimentari del casherut giocano un ruolo importante, per cui alcune ricette non si possono proprio realizzare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Qual è il piatto italiano che riscontra più successo in Israele?

Senza dubbio i primi piatti, con la pasta fresca all’uovo al primo posto. Tantissimi israeliani seguono infatti corsi di cucina per imparare le tecniche della pasta fresca e prepararla in casa. 

Giada, quali sono i prodotti e i piatti che ti piacciono di più della cucina israeliana e che consiglieresti a tutti gli italiani di provare?

La cucina Israeliana è un misto di sapori dal mondo, si passa da piatti di origine marocchina e yemenita, a quelli siriani, etiopi o ad altri provenienti dall’est Europa. Dipende davvero dai gusti, ma se dovessi consigliare alcuni piatti direi sicuramente di provare l’hummus con la carne, i falafel, ma anche la shakshuka o le melanzane abbrustolite con una crema alla tahina e se vi piace il pane adorerete la hala (tipiche della cena di Shabbat) e la pita. 

Qual è un piatto della tradizione italiana al quale sei particolarmente legata?

Gli gnocchi. Sono di semplice esecuzione, piacciono a tutti ed è quel piatto che quando lo si prepara sa sempre un po’ di festa! Mi piacciono moltissimo sia quelli classici di patate che quelli di zucca, tipici della mia regione che preparo sempre con mia nonna quando rientro in Italia.

 Nuovi progetti per il tuo blog?

Sì, cercare di diventare più social. Fa sorridere detto così, ma sono una persona piuttosto riservata che tende a non mostrare molto di sé. La mia next challenge sarà quindi quella di mostrarmi di più. Coinvolgere di più le persone che mi seguono in Israele con dei veri e propri workshops di cucina Italiana, ma anche mostrare la mia vita di italiana all’estero.

 Qual è il tuo sogno nel cassetto?

 Ho talmente tanti sogni che me ne servirebbero due o tre di cassetti. Scherzi a parte, uno dei miei sogni sarebbe quello di scrivere un libro di ricette Italiane, semplici e veloci. Ricette che chiunque possa realizzare, anche all’estero dove non è sempre facile trovare prodotti come lo strutto, le cime di rapa o la vera burrata. Ricette che possano essere in linea con i nostri veri sapori e le tradizioni, ma riadattate ai prodotti locali. Gli altri sogni, per ora, è meglio tenerli nel cassetto, ma speriamo di poterne parlare di nuovo presto.