Pensato per la produzione di farina di grano tenero di filiera agricola certificata interamente umbra

PRESENTATO IL PROGETTO OIRZ FRUTTO DELL’ESPERIENZA SOSTENIBILE DI MOLINI FAGIOLI

Sostenibilità ambientale ma anche economica di un percorso virtuoso frutto di una lunga esperienza

Forte dell’esperienza nella produzione di farine baby food e del radicamento nel territorio, la Molini Fagioli ha dato vita a Oirz, Origine Italiana Residuo Zero, per la produzione di un prodotto di filiera agricola certificata interamente umbra. Un itinerario virtuoso, anche per la sua sostenibilità ambientale, per la produzione di farina di grano tenero, settore principale in cui la Molini Fagioli opera. Il progetto di Oirz, nato nel 2020 è stato presentato durante la Festa del raccolto organizzata alla cantina Brugnoni, nella frazione perugina di Pieve Pagliaccia – Bosco. L’evento ha ospitato la tavola rotonda ‘Residuo zero e sostenibilità. La sfida umbra di Molini Faglioli’, moderata dal giornalista Francesco Seminara, a cui sono intervenuti Andrea Marchini, docente dell’Università degli Studi di Perugia, Domenico Brugnoni, presidente Pro Agri e agricoltore Oirz, Alberto Figna, presidente Molini Fagioli, Giorgio Agugiar, Presidente Compagnia Generale dei Molini, Roberto Morroni, assessore alle politiche agricole e agroalimentari della Regione Umbria e Giacomo Chiodini, sindaco di Magione.

Proporre dunque un prodotto eccellente, coniugando la tutela del consumatore a quella del territorio, l’obiettivo ultimo anche di questo progetto dell’azienda che da tempo ha fatto propri i valori della sostenibilità e del controllo qualità. «L’idea – ha spiegato Alberto Fignaè stata quella di creare un nostro prodotto speciale. Nostro partner storico, che ci ha affiancato anche in questo percorso, è la cooperativa Pro Agri di Città Castello con la quale abbiamo selezionato, tra i suoi soci, circa 90 agricoltori e 1.200 ettari di terreni collinari umbri, ideali per la coltivazione del grano necessario per questa nuova produzione». Ecco, dunque, la valorizzazione del territorio umbro le cui colline si prestano alla coltivazione di grano tenero da trasformare in farine artigianali di qualità in cui la Molini Fagioli è specializzata «I terreni che scegliamo per il progetto Oirz – ha aggiunto Figna hanno caratteristiche particolari per garantire un prodotto a residuo zero, quindi senza pesticidi, micotossine e metalli pesanti. Devono essere lontani da fonti di inquinamento, non devono avere nei dintorni altre colture contaminanti, devono essere soggetti a rotazione e l’agricoltore che se ne occupa deve tenere un ‘Quaderno di campagna’, una vera e propria carta di identità del campo di grano dalla semina al raccolto». Con questo progetto, non c’è solo attenzione alla tutela ambientale da parte dell’azienda che da anni utilizza energia prodotta solo da fonti rinnovabili, in particolare eolico e idrico, ma anche una sostenibilità economica verso il primo anello della catena produttiva, l’agricoltore. «Al momento del raccolto – ha concluso Figna –, riconosciamo agli agricoltori un premio oltre al costo del grano. Premio importante perché la semina in collina garantisce ottima qualità ma bassa resa e quindi non sempre per l’agricoltore potrebbe essere vantaggioso coltivare un determinato campo senza avere un incentivo».

«Quando si parla di sostenibilità, di qualità – ha commentato l’assessore Morroniio credo che si ponga l’accento su due vie maestre che possono costituire lo scenario verso il quale puntare per un forte rilancio dell’agricoltura e per costruire l’agricoltura del domani che sarà sempre più attenta alla qualità dei prodotti, alla sostenibilità e all’impatto che si determina nel ciclo produttivo, allargando questo impatto alla sostenibilità economica, ambientale e sociale».

Dopo la visita a un campo di grano del progetto Oirz, la serata si è conclusa con una cena a base di prodotti realizzati con farina Oirz a cura dello Chef Giorgione e dell’Università dei Sapori di Perugia con la supervisione di Paolo Spadaro, responsabile tecnico Molini Fagioli.

«Capire la differenza tra un prodotto normale e un prodotto buono – ha concluso Giorgioneè importante perché la gente deve sapere che ci sono prodotti figli di una ricerca e di una filiera molto seria dove c’è di nuovo un grande rispetto per il territorio, per la sostenibilità e la sanità del chicco di grano. Quel chicco con cui faremo la farina e prepareremo dei cibi che poi mangeremo».

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