Federico Leone si avvicina un pò per caso al mondo del mixology, oggi è global brand ambassador del VII Hills Italian Dry Gin, e tiene diverse masterclass in tutt’Italia parlando dell’eccellenza del gin italiano VII Hills, distribuito da Pallini e ispirato fin dal nome dalla città di Roma e dai suoi Sette Colli.

Ciao Federico ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

Tutto è cominciato nel 2001 a Roma, causa l’esigenza di avere qualche soldo in più nelle mie tasche, ero uno studente di Architettura quindi puoi ben capire la vita da universitario come può essere. Cominciai in un famoso locale del centro , dietro Piazza Navona , il locale si chiamava Bloom ed era uno dei club più esclusivi della capitale in quegli anni. All’interno una Roma unica, formata di personaggi importanti di diversi settori e Vip, che si confondeva perfettamente con un pubblico internazionale che guardavano le nostre mani con invidia e fascino mentre preparavamo il loro Drink. All’epoca avevo iniziato prendendola come un lavoretto universitario ma in poco tempo il fascino di quel mestiere mi ha completamente conquistato! Ed oggi sono ancora qui a dispensare Gioia alcolica.

Ci racconti le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?

Dopo 7 anni, lavorando nel cuore di Roma ho cominciato a volermi mettere in gioco e sfruttare le conoscenze raccolte. Sono finito così in Brasile con un biglietto Last Minute, nella città di Rio De Janeiro. Era il 2008 e per me era il paese dei balocchi, abitavo davanti all’ Avenida Atlantica nel quartiere di Ipanema, fronte mare. In pochi giorni sono stato chiamato dalle due strutture più importanti della città, il Copacabana Palace e Il Fasano Hotel, ovviamente l’essere italiano e Bartender mi aveva permesso di bruciare le tappe diventando in poco tempo Barmanager. Vi lascio solo immaginare le feste e gli ospiti in strutture di tale importanza. Nell’estate del 2010 sono tornato in italia per ragioni personali e sono finito a fare la stagione estiva in Sardegna a Porto Cervo dove ho conosciuto uno dei miei due attuali soci in VII HILLS. Poco tempo dopo la voglia di ripartire era così forte che sono andato in Spagna, Formentera, dove con alcuni amici ho aperto il THAT’S AMORE Formentera. Queste 3 esperienza sono le basi che hanno formato da lì il mio futuro.

Sei global brand ambassador del VII Hills Italian Dry Gin, ci racconti come nasce questa collaborazione?

Danilo e Filippo, miei attuali soci, mi hanno contatto mentre ero a Formentera, proponendomi un nuovo progetto di cui non avevo ancora capito del tutto il potenziale ma tanto era l’entusiasmo nel volermi con loro che ho accettato ad occhi chiusi e nel 2014 abbiamo lanciato VII HILLS. La collaborazione nasce a causa di uno dei nostri Drink preferiti, il negroni, conosciuto in tutto il mondo ma che volevamo rendere ancora più italiano aggiungendo un Gin Italiano Premium che sarebbe stata la sua terza parte per renderlo un negroni perfetto 100% Italiano. Sostituendo così il Classico London Dry , volevamo raccontare il nostro paese e il Made In Italy partendo da un bicchiere.

Tieni diverse Master Class in tutt’Italia, ci racconti qualcosa in più?

Non ho avuto qualcuno che mi insegnasse la figura del Brand Ambassador e allora l’ho immaginato a modo mio, creando il VII Hills Tour, portare un momento tutto italiano nelle città e al bancone dei bar che mi hanno ospitato, ho scoperto intanto il vero senso di convivialità e ospitalità che cambiava nei modi ma non nel senso in base alle città dove mi trovavo. Mi sono emozionato nel vedere l’accoglienza che mi veniva riservata e ho deciso di fare il più importante degli investimenti per VII HILLS, parlo dei rapporti umani con tutte le persone che ho incontrato nel mondo dell’hospitality, senza di loro non saremmo mai quello che rappresentiamo oggi. 

Ci parli un po’ del tuo That’s Amore Formentera?

Un sogno ad occhi aperti, a pochi metri dal mare di Formentera , Un bar polifunzionale , aperto dalle ore 8:00 con le colazioni che dall’aperitivo si trasformava in cocktail bar fino alle 3:00 . Ospitalità pura , con il sorriso sempre stampato , nonostante 17 ore di lavoro al giorno 7 su 7 ma la fatica non si faceva sentire perché era talmente sana la magia di quel posto che gli stessi clienti mi davano l’energia per fare sempre meglio. Devo ammettere che mi manca un pò…

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Abbiamo fatto passi da gigante e tanti sono i giovani che voglio salire sul bancone e ne sono felice a patto che si salga per le ragioni giuste altrimenti sarà lo stesso bar a selezionarle. La regola fondamentale è che dobbiamo regalare un momento esclusivo ai nostri clienti e poi di studiare in continuazione, non si deve mai smettere di leggere. Il futuro dipenderà proprio da questo, rendere il bar italiano un momento esclusivo unico in tutto il mondo.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Ho uno stile classico , molto attento al movimento delicato ed elegante ma che possa attirare l’attenzione del mio cliente, ma quando arriva il momento della Shake & Strain , la shekerata per il cliente è una campana che blocca anche i discorsi piu importante, fa smettere gli innamorati di baciarsi per godersi a pieno quei secondi di musica del ghiaccio prima di versare il drink.

Ma quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

Fondamentale, non tanto nella presentazione ma alla storia che mi ha portato alla creazione di un cocktail che diventa la miglior garnish da servire al cliente. Intrattenimento puro quando è possibile ovviamente.

E il distillato che preferisci miscelare?

Il gin è diventato il mio primo distillato ma la freschezza e complessità del Rhum mi conquista ancora oggi.

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Quando sono dall’altra parte del banco come un cliente aspetto sempre che il barman sia libero da eventuali comande e allora prendo tutta la sua attenzione per richiedere a gran voce un Cocktail Martini completamente secco , ne oliva ne Peel . il clienti intorno a te ti guardano sempre non grande curiosità , l’inconfondibile fascino del Martini. Da Realizzare invece preferisco un sour con albume , mi scateno nella sua preparazione e cerco di fermare il tempo al mio cliente per godersi la soddisfazione nel prepararlo .

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?

L’ospitalità , il sorriso, l’attenzione alla pulizia , senza questi elementi non torno in un Bar.

Progetti per il futuro?

Ne abbiamo tanti e tanti altri li stiamo modificando a causa del momento attuale , per ora non posso anticiparvi nulla ma ne sarete conquistati.