Erica Rossi si avvicina quasi per caso al mondo dell’ospitalità e del bartending, alternando esperienze in american bar, ristoranti e hotel 5 stelle che vanno a consolidare il suo curriculum negli anni. Consegue numerosi successi in ambito competitivo, sia a livello Nazionale che internazionale, inoltre, si afferma nella top 3 alle finale italiana della Diageo World Class 2019. Passione, dedizione, ricerca per gli elementi naturali e la capacità di creare con pochi semplici ingredienti sapori inediti firmano il suo profilo professionale.

Ciao Erica, ti sei avvicinata al mondo della dell’ospitalità e del bartending un po’ per caso ci racconti meglio?

Prima di capitare nel mondo dell’ ospitalità, lavoravo nel campo dell’ abbigliamento, un giorno di punto in bianco il negozio nel quale lavoravo decise di chiudere, e per non annoiarmi a casa, nell’ attesa di trovare un altro lavoro, sempre in quell’ ambito ho iniziato a lavorare nel locale di un’ amico, non avrei mai pensato che questo sarebbe diventato il mio lavoro e che mi sarebbero capitare così tante belle opportunità in così poco tempo.

Hai fatto diverse esperienze tra hotel di lusso, attività all’estero, in Costa Smeralda e nella città di Milano, dove oggi è “Mixology Coordinator”  per il progetto di boutique-bar del gruppo Veneto di moda Slowear, ci racconti meglio ora di cosa ti occupi?

Lavorare per Slowear è stata una grandissima opportunità di crescita sia personale che lavorativa, qui abbiamo creato un concetto di mixology molto interessante perché costruita puramente intorno alla liquoristica italiana, in cui fondere il concetto molto “ milanese” di aperitivo con l’ ospitalità tipicamente Veneziana. Un’ esperienza che potesse essere unica e appagante sia per gli avventori del cocktail bar che per gli ospiti del negozio. Abbiamo applicato la stessa filosofia di successo che Slowear applica ai sui capi anche nella miscelazione, creando drink curati nei minimi dettagli, eleganti ma allo stesso tempo informali.

Partecipi con successo a diversi concorsi, cosa ti piace della competizione e cosa ti porti dietro dopo ognuna di loro?

Le gare sono per me una bellissima opportunità per confrontarmi con tanti brillanti e talentosi colleghi, ma soprattutto una grande sfida con me stessa. Fino a qualche anno fa per me era inimmaginabile pensare di salire su un palco, parlare ad un pubblico, raccontare di me e del mio lavoro e affrontare i giudizi.

Le competizioni mi hanno dato tanto, mi hanno temprata, mi hanno resa più sicura. Mi hanno resa immensamente felice ma anche profondamente triste ,molto spesso indipendente dal risultato. Mi hanno fatto comprendere i miei limiti e le mie debolezze, sia quelli reali che quelli nella mia testa,  ho provato a superarli e solo da poco ho imparato anche a dirmi ogni tanto un “brava”!

Ricordiamo la vittoria all’ Havana Club Cocktail Grand Prix e quella del Tea Master Cup nazionale oppure quella dell’ Art of Italicus aperitivo challenge, hai un ricordo che ti porti nel cuore?

Le gare che ho avuto il privilegio di fare mi hanno lasciato tutte bellissimi ricordi ma soprattutto persone  meravigliose che sono entrare a far parte dei miei affetti. Havana Club Grand Prix ad esempio è stata speciale perché alle finali Nazionali ho gareggiato con Ivan Geraci, un caro amico conosciuto ad un’ altra competizione, ricordo che al posto del bagaglio a mano in aereo aveva portato una cassata per me  dalla Sicilia. È stata una gara divertente e allegra in perfetto stile cubano!

Nell’ambito del sondaggio online “Personaggio dell’anno dell’enogastronomia e dell’accoglienza”, sei finalista nella sezione Barman ed anche finalista del sondaggio online di Bargiornale nella categoria “Bartender dell’Anno”, qual è il segreto del tuo successo?

Credo l’aver lavorato sempre, in un certo senso “ sotto traccia” cercando di avere una resa costante, non mi sono mai fermata, raggiunto un obiettivo ne avevo già altri 4 o 5 per la testa.

Ho messo sempre in primo piano l’ essere una risorsa per i posti in cui ho lavorato e provo a stare al passo con tutte le novità ed i trend, restando però fedele al concetto di miscelazione che amo e alla mia visione di bar e ospitalità 

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Non ho una tecnica di miscelazione che preferisco in assoluto, mi capita che per un periodo mi fisso su qualcosa e poi un bel giorno cambio idea e preferisco altro.

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Il cocktail che preferisco fare è senza dubbio un bel Martini, mi fa sentire bene, e in un certo senso romantico.

Devo ammettere che non sono una grande bevitrice di cocktail, però da brava Veneta amo il vino, in ogni caso comunque i drink che mi concedo ogni tanto sono l’ americano e lo spritz, che fa sempre festa! 

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Il bartending di oggi è già quello di ieri, nel senso che ormai questo mondo si muove ad una velocità pazzesca, la cosa che però sono felice stia tornando prepotentemente è la ricerca di prodotti del territorio e di tipicità di cui abbiamo la fortuna di essere così ricchi in Italia.

Qual è secondo te il trend del momento nella mixology?

Credo che il trend attuale siano i cocktail low alcool, la voglia di bere più consapevole, cercando di conoscere cosa c’è nel bicchiere e soprattutto la ricerca di ingredienti più sani e genuini.

Cosa pensi dei cocktail a bassa gradazione alcolica?

Credo siano il futuro, bere un cocktail per L’ ospite non è più o meno appagante in base alla quantità d’ alcool che contiene, ma la soddisfazione sta nel bere qualcosa di unico, inedito e ricercato.

Quanto sono importanti il ghiaccio e il bicchiere?

Il ghiaccio è un ingrediente fondamentale del cocktail ed anche il bicchiere credo sia importantissimo, fa parte dell’ esperienza, io personalmente amo i bicchieri dalle linee pulite ed minimaliste.

Progetti per il futuro?

Tanti, ora come ora sono molto presa dalla preparazione di worldclass, una gara per me complicata, difficile, impegnativa ma bellissima!