Dario Tortorella, , attualmente barman de L’Antiquario , classe ’89 nato e cresciuto a Vallo della Lucania in provincia di Salerno.
Ha mosso i primi passi in un bar già all’ età di 14 anni, ed ha sempre alternato liceo e vari lavori anche stagionali.
Sempre rimasto affascinato dalla notte dopo vari ruoli, anche organizzativi di manifestazioni di tutti i tipi, ha dedicato tutto il suo impegno al bartending dal 2012 seguendo i suoi primi corsi di formazione alla flair studio di Luca Casale e con Marianna Di Leo, miei prima trainer e poi amici!

Tra vari lavori nei cocktail bar del salernitano, viaggi, qualche consulenza tecnica, competizioni con soddisfacenti risultati, organizzazioni di eventi e catering ed una gestione decennale di un bar stagionale; decisi di aprire il mio cocktail bar nel 2017. Ad ottobre di quell’anno però arriva la chiamata da L’Antiquario di Napoli per un colloquio… i treni passano una sola volta! Da allora lavora come bartender al L’Antiquario con uno staff meraviglioso e una solida società alle spalle!

Ciao Dario ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?
A 14 anni avevano tutti il motorino e io no, mio cugino aveva un bar tabacchi nel mio paese e ho varcato per la prima volta l’ altra parte del bancone.
Dopo aver fatto vari lavori, un giorno in spiaggia, ci stava un ragazzo che “lanciava” le bottiglie in aria e ho pensato lo voglio fare anche io… da li ho iniziato il mio percorso prima con il flair e poi appassionandomi alla storia dei cocktail impegnandomi con formazione, studio, dedizione e lavastoviglie!

Sei il bartender de L’Antiquario, ci racconti qualcosa di più sul locale?
L’ Antiquario è un posto prodigioso, è quel posto dove entri ragazzo e diventi uomo. Indossare la giacca bianca e stringermi il nodo della cravatta è una delle cose che mi fa sentire più vivo, soprattutto perchè quella divisa te la devi guadagnare sul campo.
Raccontarlo in qualche riga è impossibile, l’ unico modo è prenotare un weekend a Napoli e venirci a trovare!

Qual’è il best seller de L’Antiquario?
Sicuramente il Cristo Velato, una sorta di Manhattan alla ciliegia con un ingrediente segreto; lo serviamo in una fiaschetta tascabile e lo accompagniamo ad una coppetta ghiacciata in modo da poterne versare un po alla volta… fidatevi ogni sorso vi racconterà qualcosa di noi e di Napoli

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?
Oggi il bartending è ricco di sperimentazione, tante tecniche e sapori nuovi stanno venendo fuori dalle menti pazze dei miei colleghi; in un futuro prossimo secondo me esisteranno due strade, il bartending si suddividerà in due modi, chi manterrà una linea classica con molta attenzione al servizio e chi vaglierà la strada della modernità con strumentazioni innovative e cocktails all’ avanguardia!
Nessuna delle due giusta o sbagliata ma appunto ognuno troverà il proprio stile!
Credo che si stia attraversando un periodo, nonostante tutto, molto positivo per questa professione. Noto anche molta attenzione da parte delle persone esterne al mondo del bar, incontro davanti al banco avventori sempre più esperti e attenti ai prodotti.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?
Mi piace molto stir e strain, ovviamente per i cocktail che ne necessitano; è quella con cui mi sento più padrone del gusto finale, dove riesco ad avere più controllo sul liquido!

Quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?
Assolutamente tantissimo, a volte basta qualche goccia di un liquore, una piccola guarnizione o anche una battuta al momento giusto per rendere un cocktail banale qualcosa di unico e irripetibile… però mi raccomando, la creatività va somministrata a piccole dosi!
La creatività è un’ intelligenza che si diverte diceva Albert Einstein, ed è una frase nella quale è racchiuso un mondo.

Qual è il distillato che preferisci miscelare?
Non uno in particolare, spesso mi piace anche abbinarli insieme, il gin e lo scotch secondo il mio parere sono tra i più versatili… anche tra i più versati!

Ultimamente ci divertiamo molto con cachaca e mezcal, ti permettono di avere dei cocktail straordinari!

Qual è  il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?
Quello che preferisco bere è il Campari shakerato, magari con una piccola aggiunta di single malt, invece adoro preparare collins e sour, sapete, adoro gli occhi dolci delle donne che sorseggiano!

Ultimamente però amo preparare il “QUI NON SI MUORE” un cocktail nato per la rubrica di Carlo Dutto su cocktail e cinema… racconta a pieno il Cilento, la mia terra!

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?
Quello che non deve mai mancare è la pulizia dei bicchieri, porta candele e altri accessori in vetro, devono sempre brillare… poi un buon vassoio d’ argento, una cravatta ben annodata e con un sorriso il gioco è fatto!
Ci vuole poco per far stare bene le persone ma c’è bisogno che quel poco sia fatto con cuore, classe e determinazione!

Sei anche docente per corsi di Barman, cosa consigli ai giovani che si avvicinano a questo mestiere
L’ unico consiglio che mi sento di dare è quello di non farsi mai condizionare da social e falsi miti… IL MESTIERE SI SUDA!
Cerco di dare meno consigli possibili, tutti hanno bisogno di sbagliare. Credo sia più saggio raccontargli delle esperienze personali e non, o degli aneddoti e qualche piccolo trucchetto. Poi applicare il tutto sta ad ogni singolo; si sbaglia, si riparte e così via…

Ci racconti la riapertura de L’Antiquario dopo il lockdown?
Felicissimi di tornare a shakerare.

Con tutti gli adeguamenti e precauzioni necessari andiamo avanti con tanta ambizione e mille progetti.
Le giacche bianche dell’ Antiquario non mollano mai!