Ciò che accomuna i 22 partners che hanno dato vita alla rinascita di Villa Fernandes, bene confiscato alla camorra e restituito da poco alla città di Portici (Napoli) è la passione per questo territorio, le sue risorse e le sue persone. Per loro fare impresa significa offrire al cliente il massimo in termini di qualità, lavorare in modo ecosostenibile e valorizzare il lavoro delle risorse umane.

All’interno della Villa è presente anche il Dabliù Bistrò, ne abbiamo discusso con Antonio Capece direttore e capo progetto.

Qual è la storia di Villa Fernandes? 

villa-fernandesVilla Fernandes è un edificio dei primi del ‘900 nel cuore di Portici. Confiscato al clan camorristico Rea, è stata trasferita nel marzo del 1999 al patrimonio indisponibile del Comune di Portici che l’ha poi concessa in comodato d’uso alla rete costituitasi per la proposta del progetto di riqualificazione che abbiamo intrapreso a partire dal 2016. 

Il progetto Villa Fernandes è sostenuto da Fondazione CON IL SUD in collaborazione con la Fondazione Peppino Vismara ed è promosso dalla cooperativa sociale Seme di Pace ONLUS insieme alla Città Portici ed a 22 partner del territorio. L’obiettivo è quello di creare un Polo di sviluppo locale, apprendimento e innovazione, incrementando la partecipazione dei cittadini alla vita socio-culturale della città e favorendo nuove realtà imprenditoriali, opportunità formative e di accompagnamento al mondo del lavoro. 

Oggi “Villa Fernandes: bene comune”, infatti, rappresenta un luogo aperto alla libera fruizione degli spazi sia esterni che interni, un luogo di incontro e di aggregazione sociale e sostenibile, ma anche di ascolto e di orientamento per chi vive situazioni di disagio. 

Come nasce il progetto di riqualificazione e cosa avete realizzato?  

È nato per recuperare e restituire un bene e uno spazio “centrale” alla città, alla nostra comunità, intraprendendo questo percorso condiviso con associazioni ed enti del territorio. Insieme alla ristrutturazione e riappropriazione fisica della Villa, tra le finalità principali vi è quella di rinnovare/rigenerare il tessuto culturale, sociale ed economico del territorio vesuviano recuperando e gestendo, in maniera condivisa, spazi di creatività generatori di benessere per le persone e il territorio. 

Villa Fernandes è un progetto che travalica i confini territoriali strettamente geografici e promuove una rete ampia e inclusiva. All’interno del partenariato ci sono realtà anche di territori vicini; esperienze d’eccellenza sia per l’utilizzo e la gestione dei beni confiscati sia per lo sviluppo di fondazioni di comunità.  

Attraverso questo importante progetto di riqualificazione, stiamo creando:  

  • un polo di sviluppo locale, apprendimento e innovazione, accessibile a tutti, che vuole favorire e sostenere nuove realtà imprenditoriali ed essere un volano per il supporto alle politiche ambientali, sociali e di empowerment; 
  • un centro culturale aperto e innovativo, punto di riferimento per la comunità ma non solo, nel quale si vogliono incoraggiare forme di partecipazione dei cittadini alla vita socio-culturale della città e la costruzione di nuove alleanze finalizzate anche alla promozione e valorizzazione del territorio e della sua produzione culturale; 
  • un centro servizi alla persona, di ascolto e accompagnamento per chi vive situazioni di disagio, di consulenza sulle varie opportunità e possibilità di percorsi di crescita, orientamento e reinserimento sociale e lavorativo. 

Avete deciso di puntare anche sulla ristorazione con Dabliu , qual è il ruolo di un bistrot nel vostro progetto? 

Il bar bistrò all’interno di Villa Fernandes si propone come esperimento imprenditoriale innovativo in un’ottica di sostenibilità: aperto tutti i giorni e per tutto il giorno per offrire al pubblico i servizi tipici di un bar, rappresenta anche il principale luogo di incontro e di socializzazione, di pensiero e di contaminazione tra attività produttive, di promozione culturale, di formazione e di consulenza alla creazione d’impresa. L’incontro è previsto sia tra le persone che possono, in uno spazio condiviso, progettare piani di sviluppo o business plan, sia tra i vari servizi previsti, ovvero tirocini formativi, percorsi di avviamento al lavoro per l’inserimento di giovani e di persone con disabilità e molto altro. 

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Abbiamo intervistato anche il giovanissimo Chef Giovanni Zurolo

Quando e come è iniziata la tua passione per la cucina? 

Fin da piccolo ho amato trafficare tra le pentole! Ricordo  i miei nonni cucinare nelle serate di festa, a Natale, e in particolare io ero attratto dal nonno che cucinava piatti tipici della tradizione mentre io mi cimentavo ad aiutarlo, chiedendogli ricette e consigli. Crescendo poi questo interesse non mi ha mai abbandonato ed è diventato oltre che un lavoro, una passione. 

Raccontaci in tre aggettivi la tua cucina 

Fresca, ricercata, contemporanea.

Quale sarà l’offerta del Dabliu a pranzo e a cena? 

A pranzo al Dabliu offriamo un menù tradizionale, che cambia giornalmente, in cui è possibile trovare i piatti tipici della cucina Italiana, caratterizzati dalla mia personale interpretazione senza però “strapazzare” troppo le ricette. 

Dunque si può mangiare un panino mentre si lavora al pc, oppure un primo, un contorno; la sera, invece, proponiamo un menù ricercato nei prodotti e negli abbinamenti selezionando le materie prime dei nostri fornitori locali per offrire il massimo della qualità ai nostri clienti. Tra le proposte, il carpaccio di spigola con bietola rossa, nero di seppia, melagrana e maionese agli agrumi di Sorrento, oppure  lo stinco di Maiale cotto a bassa temperatura per 24 ore. 

Un piatto da provare assolutamente  per chi verrà al Dabliu?

Un piatto che consiglierei è sicuramente proprio il Carpaccio di Spigola, mi rispecchia molto nei sapori. 

E ora vi aspetto ovviamente tutti al Dabliù!