Nei giorni scorsi, la digitalizzazione del comparto retail ha mostrato il suo lato più vulnerabile. Centinaia di supermercati francesi sono stati colpiti da un attacco informatico senza precedenti che ha compromesso i sistemi di refrigerazione, causando la perdita di grandi quantità di alimenti, danni agli impianti e pesanti interruzioni delle attività.Gli attaccanti hanno modificato da remoto i parametri dei frigoriferi commerciali, innalzando le temperature fino a 50 gradie, in alcuni casi, spingendosi persino oltre. Il risultato?Tonnellate di merce deperibile – tra cui carne, pesce, latticini e surgelati – mandate letteralmente al macero.
La vulnerabilità dell’Operational Technology (OT)
Come evidenziato in un prezioso contributo sulla sua pagina Facebook dalProf. Antonio Pescapè dell’Università Federico II di Napoli, gli impianti di refrigerazione commerciale utilizzano controller industriali per regolare temperature, compressori, cicli di sbrinamento e altri parametri vitali. Questi dispositivi appartengonoall’Operational Technology(OT), cioè alle tecnologie che controllano processi e apparati fisici. Per consentire il monitoraggio e la manutenzione da remoto, molti di questi controller sono connessi e talvolta direttamente raggiungibili da Internet.
Ed è esattamente qui che si è concentrato l’attacco. Il CERT-FR ha segnalato compromissioni specifiche su controller Danfoss (modelli AK-SM e AK-SC) e sui sistemi Copeland e Dixell xweb. Alterando temperature e cicli di sbrinamento, gli hacker hanno trasformato normali funzioni di controllo in strumenti capaci di compromettere irreversibilmente la conservazione degli alimenti. Alcuni di questi dispositivi, fa notare Pescapè, utilizzavano software obsoleto e, per determinate famiglie di controller, erano già note vulnerabilità nell’autenticazione, anche se non è ancora accertato quali siano state effettivamente sfruttate per compiere il sabotaggio.
Cybersecurity e Cyber-Physical Attacks: l’analisi del Prof. Pescapè
Secondo l’analisi del Prof. Pescapè, questo episodio merita alcune riflessioni profonde. La prima riguarda come rappresentiamo abitualmente la cybersecurity: pensiamo a dati rubati, ransomware, servizi indisponibili e scenari da film di fantascienza. Qui, invece, qualcuno ha semplicemente modificato variabili software, provocando conseguenze dirette e devastanti nel mondo fisico. Siamo di fronte a un vero e propriocyber-physical attack: un attacco informatico che altera il comportamento di un sistema fisico.
La seconda riflessione riguarda la convergenza traInformation Technology (IT) e Operational Technology (OT). Abbiamo connesso a Internet macchinari, sensori, attuatori e sistemi di controllo per migliorare efficienza, automazione e manutenzione nella GDO. Ma ogni nuova interfaccia introduce una possibile e pericolosa superficie di attacco.
Il Takeaway di FOODMAKERS
L’ultima riflessione delineata dal Prof. Pescapè rappresenta la lezione più dura per il Food Business e riguarda ilrapporto tra cybersecurity, safety e resilienza. Non basta più soltanto impedire accessi non autorizzati. Dobbiamo progettare sistemi nei quali la compromissione di un singolo controller non possa tradursi automaticamente in condizioni operative pericolose per gli impianti e per la merce.
Servono segmentazione delle reti, autenticazione robusta, monitoraggio costante delle anomalie, controlli indipendenti sui parametri e meccanismi capaci di mantenere il sistema sicuro anche durante un attacco. Ma soprattutto, dobbiamo cambiare prospettiva: la sicurezza di un ecosistema retail non dipende soltanto da quanto sia difficile comprometterlo, ma anche dalle conseguenze che una compromissione può provocare. Un supermercato, un impianto frigorifero, un controller connesso a Internet: tre elementi ordinari che oggi ci ricordano come la cybersecurity non riguardi più soltanto la protezione delle informazioni, ma anche la sopravvivenza del mondo fisico governato dai sistemi digitali.

