Claudia Chianese, una bartender di 22 anni nata e cresciuta a Roma. La sua formazione inizia ad ottobre del 2018 e da quel momento è rimasta incantata da questa professione e dal grande mondo che vi si cela.

Ciao Claudia ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

Ciao!
L’amore per il bar è nato per caso e per un briciolo di curiosità. Dopo il diploma in Architettura presso un Liceo Artistico di Roma, ho accettato un lavoro come cameriera in un cocktail bar stagionale al centro di Roma, nell’estate del 2018. Vedere i miei colleghi barman dietro il bancone mi ha incantata. Inizialmente non riuscivo a capire la complessità di tutto ciò che si nasconde dietro questo mestiere, ma piano piano, tra una domanda e l’altra sull’attrezzatura, sui drinks, sulle bottiglie, è nata in me la volontà di saperne di più! Al termine della stagione, decisi di iscrivermi alla sede di Roma della scuola barman Flair Project… che ad oggi è una vera famiglia! 

Quali sono state le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?
Sono molto orgogliosa del percorso che ho fatto e che sto continuando a fare.
L’esperienza da cameriera, come dicevo, mi ha dato la capacità di gestire la sala e di lavorare sotto pressione senza fermarmi un attimo. Il bancone di un’importante e storica discoteca di Roma mi ha permesso di acquisire velocità nel fare i drinks, mantenendo pulizia e attenzione alle numerosissime richieste. (per non parlare del dolore alle orecchie per la musica altissima…)
Il mondo alberghiero ha lasciato un segno molto importante sia professionale che personale nel mio cuore. 
I cocktails sono più elaborati e questo comporta uno studio più approfondito sulle varie tecniche e sulla merceologia. Da non sottovalutare è il rapporto con il cliente, il quale, soprattutto se turista, è fonte di grande insegnamento in quanto permette di conoscere nuove culture e nuovi modi di vivere l’esperienza di un drink. Anche la partecipazione alla competizione Cucinema 2020 mi ha insegnato tanto. Ho avuto l’opportunità di creare drinks in armonia con piatti di chef stellati, cercando gli equilibri tra i sapori e scoprendo nuovi ingredienti e tecniche da utilizzare nelle mie future ricette. E mi sono guadagnata il secondo posto!

Oggi dietro al bancone di quale locale possiamo trovarti?

Ad oggi mi sto concentrando sulla mia formazione in campo merceologico, preparazioni homemade, e nel miglioramento dei movimenti imparati nel corso di working Flair con la Daniela Istrate e nel corso di Craft Bar Skills di Vitaly Kolpin. …Chissà che nuove avventure mi aspetteranno in futuro! 

Ma quanto spazio ha la creatività?

L’ingrediente fondamentale di ogni cocktail! La creatività è anche saper sperimentare senza paura, ricetta dopo ricetta. Studiare, non solo dai libri ma anche attraverso esperienze come cliente nei cocktail bar più importanti, può essere d’aiuto per avere l’ispirazione per le proprie creazioni. 

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Il Martini Cocktail, ghiacciato, mediamente secco e con lo zest di limone a parer mio è il Signor Drink! 
Mentre il Mojito è quello che mi diverte di più realizzare!

E il distillato che preferisci miscelare?

Decisamente il Whisk(e)y! È un distillato con un corpo spettacolare, con tanta possibilità di sperimentare e giocare con gusti e sapori diversi! Dal torbato al vanigliato, le varie tipologie di questo prodotto lasciano sempre a bocca aperta!

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Mix&Strain senza dubbio! Tecnica di miscelazione che può essere in grado di controllare un po’ di più la diluizione del ghiaccio, e, per alcune ricette, anche di preservare la struttura dei vari componenti alcolici e non.              

Tieni dei corsi al Flair Project, com’è stare dall’altra parte della cattedra?

Stare dall’altra parte della cattedra magari sarà un traguardo che raggiungerò più in là… per ora sono ancora una corsista! 

Quale consiglio puoi dare a chi si sta avvicinando a questo mestiere?

Studiare, essere curiosi, scegliere una buona scuola di formazione e chiedere per qualsiasi dubbio ai più esperti o ai propri insegnanti. In questo mi ritengo fortunata: Giordano Cioccolini, il mio insegnante, è stato fondamentale per la mia crescita e formazione, ancora oggi lo è.  
C’è un mondo grandissimo dietro al Bartending, c’è storia e c’è passione, tutto ciò da esprimere e trasmettere ai clienti per lasciarli andare via con un sorriso e un felice ricordo di una bellissima esperienza.

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Faccio questo lavoro da soli tre anni, dalla mia personale esperienza e dai racconti dei più grandi ed esperti, mi sono resa conto che in questo mestiere il bartender tiene conto del passato, della storia, come ad esempio durante il periodo del proibizionismo in cui si poteva vivere l’esperienza del cocktail solo negli speakeasy, delle ricette antiche, ma allo stesso tempo ha fame di innovazione, e utilizzando le conoscenze di base tende a creare qualcosa di spettacolare e scenografico. La pandemia ha messo in ginocchio questa professione, molte barlady e barman si sono ritrovati senza un bancone dietro il quale sfoggiare la propria creatività. Spero che già con questi primi segni di ripresa possa rifiorire questo meraviglioso lavoro.  

Progetti per il futuro?

Ho tanti progetti per il futuro uniti dall’amore per questo lavoro.  Desidero crescere sempre di più e diventare una bartender forte e completa, una Brand Ambassador come i grandi Simone Bodini e Francesco Spenuso dei quali ho avuto l’onore di assistere alle masterclass. E, con tanto allenamento e lividi su braccia e sulle mani, campionessa di Flair Bartender come l’insegnante numero uno Daniela Istrate.