La famiglia Silipo ha fondato la Cantina Casa Comerci in Badia di Nicotera, con una storia ultracentenaria e l’obiettivo di valorizzare i vitigni Magliocco Canino e Greco, in molteplici declinazioni produttive.

Anzitutto, il dato filologico. Agli albori dell’enologia, il primo storico calabrese, Gabriele Barrio, asseverava, in documenti ufficiali, che le campagne circostanti Nicotera “abbondassero di vino”, sino a diventare, secoli dopo, uno dei principali poli produttivi regionali, ad uso e consumo di investitori settentrionali.

Fu poi merito e lungimiranza della famiglia Silipo, in particolare dell’avo fondatore Salvatore, nonostante la travagliata scelta di emigrare nel Nord della penisola per svolgere la professione di avvocato, di preservare il proprio retaggio familiare, affidando la gestione in comodato delle terre a dei coloni, ivi recandosi annualmente per la vendemmia.

In questo angolo di terra in cui mare, terra e fuoco si incontrano nei propri cicli vitali, in località Badia di Nicotera, proprio alle pendici del Monte Poro, a pochi chilometri dalle coste del Tirreno, visitiamo tale struttura, su gentile invito dell’asset proprietario – in particolare di Rosa Comerci – anche per una estesa degustazione.

Il paradigma aziendale, ovviamente, è il perpetuarsi del legame con il territorio, mediante, in primis, l’utilizzo di vitigni autoctoni come il Magliocco canino ed il Greco, lavorati precipuamente in purezza, oppure declinati nelle lavorazioni più “a la page”, come ad esempio nella versione macerata e petillant nature.  

In secondo luogo, per ciò che concerne segnatamente la metodologia produttiva, l’azienda ha completato la finitura del regime di conversione biologica per la produzione delle uve, per cui tutti i prodotti sono usciti in commercio con siffatta etichetta, in una nuova forma grafica ispirata ad essenzialità e stilizzazione di atavici segni.

Splendida e dall’esposizione unica la vigna, quindici ettari per una zona che, come dicevamo, gode di incisive escursioni termiche e costante brezza marina che investe le vigne prospicienti la costa, sino ad arrivare alla cantina e sala degustazione, ubicata in un’affascinante casa colonica completamente ristrutturata, preservando tuttavia materiali e suppellettili d’epoca.

Il Magliocco canino è vitigno autoctono riottoso, primordiale, che non accetta compromessi, ricco di polifenoli, unico anche per la forma degli acini e dei grappoli, ovali e senza spargolo: originariamente, veniva utilizzato per la produzione di uve da taglio, mancando soprattutto le conoscenze tecniche prodromiche alla lavorazione, oggi affidate all’enologo Emiliano Falsini, che ha cercato di ampliarne al massimo le potenzialità e la vocazione.

Circa cinquantamila bottiglie prodotte annualmente, bassa resa per ettaro, ed un’importante adesione alla sigla di settore FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti – come ulteriore imprimatur e suggello di qualità aziendale.

Ed infine, doveroso menzionare i vini in degustazione – per inciso, pluripremiati dalle guide di settore, anche nella recente manifestazione “Radici del Sud” – si va dal versatile  esordio dei due spumantizzati da metodo ancestrale da uve Magliocco e Greco, “Non Sense” e “Fantasia”, profumi agrumati e freschezza al palato, proseguendo con il Greco Bianco in purezza “Refulu”, armonico, sapido e di lunga persistenza, e con il nuovo arrivato, l’orange wine “Jancu”, lunga macerazione sulle bucce di settanta giorni, splendide le sensazioni, a livello gusto olfattivo, di albicocca disidratata, vaniglia e nocciola.

E’ il turno del versatile rosato “Granatu”, rosato che matura in acciaio per quattro mesi e affina in bottiglia per altri otto), passando al rosso I.G.T. “Libici”, di grande eleganza e facilità di beva.

Arriviamo all’atro rosso “’A Batia”, che effettua una macerazione a cappello sommerso delle uve per circa 50 giorni, sino ad arrivare alla chicca, una bottiglia d’antan di “Libici” del 2006, stupefacenti capacità di invecchiamento per un tannino incredibilmente levigato e intriganti sentori di liquirizia, cacao e marasca, in un processo, per sineddoche, di continuo rinnovamento, senza soluzione di continuità con la storia di un luogo, e dunque di una famiglia e di un popolo.