La Cantina del Taburno, situata alle pendici del monte del Taburno, è di proprieta del Consorzio Agrario di Benevento. Quest’ultimo, fondato nel 1901, ha svolto nell’arco di un secolo un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura sannita. Situata nel comune di Foglianise, è stata realizzata nel 1972. Per la filosofia produttiva che da sempre contraddistingue l’azienda e per le ricadute economiche sul territorio che essa determina, costituisce un punto di riferimento per la viticoltura della zona.

Abbiamo intervistato il Direttore Commerciale Giovanni Esposito

Qual è la storia di Cantina del Taburno?

La cantina del taburno nasce a Foglianise (BN) nel 1972 e ad oggi è uno dei rami del consorzio agrario provinciale di Benevento (iscritta al numero 46 dell’anno 1901 al registro imprese), non ha vigneti di proprietà ma da sempre le uve vengono selezionate dai principali crus che  offre il terroir, vigneti a piede franco, vendemmie di Falanghina fino a 700 metri di altezza sul livello del mare, attivando una vera e propria manovra economica sul territorio, tutelando interamente il settore agricolo e dando anche un forte slancio all’enogastronomia ed al turismo locale.

Oggi dove siete arrivati (produzione, fatturati, mercati, referenze, etc…)?

Ad oggi siamo circa ad un milione di bottiglie posizionate sul mercato italiano ed estero, facendo in modo di posizionare il prodotto ad un prezzo che non va a svilire nè il territorio né chi conferisce uva. In totale sono 22 referenze tra spumanti, grappe e vini fermi tra bianchi, rossi e rosato. Il turismo costiero campano ha dato una mano grandissima a far conoscere il prodotto ai turisti ed in passato abbiamo lavorato molto bene con importatori storici di NY e altri stati che dal punto di vista del mercato sono stati strategici. Anche l’Asia è un mercato importante non per i fatturati ma perché forse è proprio quel mercato che va alla ricerca di prodotti di nicchi. Nonostante il covid abbiamo posizionato qualche bandierina in Corea da poche settimane, poi rafforzando il mercato in Russia e Hong Kong mentre la Cina si sta lentamente riprendendo.

Dal punto di vista dei vitigni da dove siete partiti e come avete poi avete diversificato ci racconti il percorso…..

Sicuramente dalla Falanghina; la cantina del taburno è stata una delle principali aziende a lanciarla sui mercati in particolare quelli esteri. Basti pensare che solo per la falanghina abbiamo 4 tipi di progetti enologici: si parte dallo spumante, la versione dop, vendemmia tardiva che fa parte dei nostri crus con il cesco dell’eremo e poi per chiudere con il ruscolo, vino passito con appassimento naturale sui graticci. Per quanto riguarda i rossi, avvalendoci di un vigneto “originale” dove nasce il bue apis il primo tre bicchieri di Gambero rosso nel lontano 1999, un crus a piedefranco pre-filllossera da 200° anni, con fermentazione in legno e 24 mesi di barrique. Poi a seguire Delius, altra docg ed il fidelis che già a partire dal suo nome resta fedele alle peculiarità dell’aglianico del taburno.

Territorio e sostenibilità, due parole spesso abusate, Voi invece come le avete declinate? Quali progetti avete realizzato?

Avvalendoci della cooperativa dei viticoltori composta da circa 300 famiglie e un partrimonio vitivinicolo di quasi 600 ettari, abbiamo la possibilità e stiamo già lavorando a progetti di camping in aree biologiche, collaboriamo con B&B, percorsi enoturistici in moto grazie a partner locali che organizzano dai veri e propri tour per chi viaggia su due ruote (www.vinoespresso.it), dando uno slancio a questo settore che al momento è inarrestabile nonostante il covid. Stiamo pensando di rinnovare uno dei nostri punti vendita per regalare  una migliore experience ai visitatori, sarà tutto alla loro portata e per la prossima primavera nascerà. La scorsa estate essendo cantina del taburno un partner di Vinalia, abbiamo lanciato il progetto “enoturismo 2.0” a prova di covid, prenotazioni on line, numero di persone programmate e degustazioni su roof top naturali a circa 600 metri d’altezza sul livello del mare, tutti presso degli eremi secolari, vi inviterò alla prossima presentazione.

La crisi Covid ci ha colto di sorpresa, come avete reagito e come vede il futuro del vostro settore? Qualcosa cambierà?

Per la pandemia covid c’ è stata una rivoluzione dei mercati e del modo di consumare vino, dove tanti gap tra produttori si sono accorciati, abbiamo mutato le nostre degustazione che normalmente venivano effettuate sul posto oppure nelle fiere di settore come al prowein oppure al vinitaly ora mentre ci si affida a Zoom con conference call. Si organizzano riunioni dove partecipano parte dei principali importatori ed i loro migliori clienti che gestiscono e-commerce e circuiti di distribuzione. Stessa cosa che facciamo per i clienti che acquistano per corrispondenza, offriamo un wine tasting “sommelier on air”, guidandoli in una degustazione streaming. Il consumo di vino cresce maggiormente nelle mura domestiche, credo che le enoteche in alcuni casi stiano apprezzando e coccolando i loro clienti, che visto le chiusure dei ristoranti, riescono ad avere volta più scelta a prezzi più convenienti. Dico questo anche perché sono un appassionato di vino e compro in enoteca.

In particolare la crisi ha messo in evidenza la necessità di avere un canale digitale sviluppato, voi come siete organizzati?

Noi siamo stati una delle prime aziende in Italia ad avere l’e-commerce prima su vinit.net (venti anni fa) circa. Poi per accordi internazionali con degli importatori si è pensato di interrompere il servizio, ma ad oggi abbiamo clienti che, anche se enotecari oppure distributori, riescono a svolgere la stessa mansione al posto nostro.

Per finire una nota di colore, il vino (non suo) che la fa impazzire e con cosa lo abbinerebbe?

Quando ho cominciato a lavorare in cantina del taburno venivo da un’esperienza del mondo della Sommellerie (ancora oggi sono parte dell’AIS Benevento per passione da circa 12 anni), ho imparato a parlare sempre in modo positivo degli altri produttori e ad avere sempre un confronto “fotografando” il vino. Poi la mia esperienza come Sannio wine trainer del consorzio di tutela mi ha plasmato moltissimo e mi ha portato a conoscere bene i produttori che sono parte dal consorzio di tutela. Una falanghina in versione spumante che ho sempre apprezzato, in particolare è quella di Caputalbus, la De Magia e un abbinamento che oso fare spesso quindi super collaudato è con la salciccia rossa di Castelpoto oppure con il pecorino vitulanese da qualche anno diventato prodotto PAT. Un vero aperitivo in formato taburno style.