Per Benito Langella il mondo del food spazia dalla mixology alla sala, con esperienze importanti (Trussardi alla Scala), attualmente è il maitre del RC  luxury resort & relax dello Chef Roberto Conti.

Ciao Benito, ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

Sono cresciuto con la nonna materna, in quanto i miei genitori, avendo una ditta di Piante e Fiori, erano sempre in giro per l’Italia. Lei era amante della cucina ed era un’ottima cuoca. Si divertiva ogni giorno nel preparare impasti di torte e dolci casarecci e io attratto da questa passione decido di frequentare un istituto alberghiero del mio paese, a Stradella. Inizialmente decido di intraprendere il “ramo” cucina, ma poi mi accorgo che il mio mondo è quello della mixology e della sala, grazie anche al mio professore, Pier Luigi Perinetti, che con passione e tenacia ha saputo farmi cambiare l’idea iniziale, Oggi Gigi è più di un amico e so che in qualsiasi momento posso contare sul suo preziosissimo consiglio.

Durante il quarto anno di studi, mi iscrivo e frequento il corso di primo livello A.I.B.E.S. (Associazione Italiana Barman e Sostenitori) sostenendo un esame finale che mi permette tutt’ora di farne parte!

 

Ci racconti le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?

Una volta terminati gli studi, inizio a lavorare nel classico bar di Paese, nel locale dove tutti ti conoscono e dove ti senti a casa. Ma non era la mia aspirazione restare “fermo”. Qualche mese dopo entro a far parte del gruppo “Visconti Palace” con operatività al Bar Annabella Cafè in centro storico di Pavia. Successivamente, sempre in Pavia, all’Hostaria Il Cupolone, ristorante storico sempre nel centro Storico. Dopo due anni decido che è arrivato il momento “del salto di qualità” e andare nella grande città. Approdo al Ristorante “Trussardi alla Scala” con una stella Michelin, all’epoca sotto la guida dello Chef Luigi Taglienti. Qui resto un anno fino a quando lo stesso Chef cambia location e mi offre la possibilità di seguirlo a Palazzo Parigi – hotel 5 stelle Lusso – sempre nel Capoluogo Lombardo. Dopo due anni e mezzo, lascio definitivamente la Struttura per prendermi un “anno sabbatico” e iniziare a lavorare in più location in modo da capire diverse tecniche di lavoro e girare un po’ di Alberghi. Prima di tornare nel Pavese, passo qualche mese anche nella Terrazza del “Town House” in Galleria Vittorio Emanuele in qualità di Barman.

Siamo nel Gennaio 2018 quando vengo contattato da una struttura ricettiva 4 stelle della Lomellina, Hotel Eridano, in quanto nel progetto di rilancio c’è la creazione e apertura di un ristorante gourmet con l’obiettivo chiaro di entrare a far parte delle maggiori guide eno-gastronomiche. Accetto la proposta e ne farò parte, per 2 anni, in qualità di maitre di sala.

Oggi ho iniziato una nuova sfida!!

Ci racconti dove lavori attualmente e che tipo di cucina proponete?

Diciamo che dopo due anni sentivo la necessità di cambiare, di avere nuovi stimoli e nuovi obiettivi…

Tempo fa avevo sentito telefonicamente Roberto Conti, che ho conosciuto ai tempi della mia esperienza al Trussardi alla Scala, e mi aveva parlato del nuovo progetto che aveva lui come Executive Chef e patron, del RC  luxury resort & relax. Sono bastati 5 minuti per capire che sarei diventato il suo Maitre all’interno del Corner Restaurant. La Sua cucina è quella neoclassica italiana con influenza francese. Nel menù, oltre ai piatti cosiddetti “a la carte”, si trovano anche due percorsi di degustazioni.

 

Oltre a Barman sei anche Maitre di sala, come ti sei avvicinato a questo mestiere?

Nato come barista, nel corso degli anni mi sono convertito alla sala… mi spiego meglio…

Per fare il famoso salto di qualità dovevo avere un nome forte che mi permettesse di imparare e crescere su tutti gli aspetti… lavorativamente ma anche umanamente. Insomma alla chiamata del Ristorante Trussardi non puoi dire NO GRAZIE! Bisogna anche sapersi adattare al momento, cosa che poi ti rende anche un po’ polivalente sul campo!

 

Sei stato Primo classificato Nazionale Aibes Sparkling 2019, ci racconti qualcosa in più?

Diciamo che ho sempre partecipato a diversi concorsi, ma quello dello scorso dicembre è stato il “CONCORSO” senza ombra di dubbio. Parto da Stradella la mattina del 2 dicembre, un lunedì mattina nebbioso e freddo. Arrivo a Roma verso l’ora di pranzo – stranamente ho fame durante un concorso, mai successo prima – alle 15 iniziano le categorie “last call competition, in pratica la semifinale nazionale. Siamo in 53 e i primi 16 andranno in finale. Arrivo proprio sedicesimo, ultimo posto disponibile per entrare in Categoria Sparkling. La mattina dopo alle 9 ero in batteria per rappresentare la Lombardia, essendo l’unico Lombardo ad aver passato il turno. Agitazione alle stelle, ma ormai sono li e devo trovare la concentrazione giusta, lasciando in camera la tensione. Non devo alzare lo sguardo dalla mia postazione altrimenti è la fine, questo è l’unico pensiero che ho in testa!! Finita la gara bisogna aspettare il giorno successivo per le premiazioni, ma qualcosa mi dice che è andata bene… il mio Amelirose è piaciuto, ho lavorato bene e sono arrivato primo! Dopo tanto sono diventato il Campione Nazionale della mia categoria!!!!

 

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Il bartending tende a valorizzare l’esperienza del consumo, avendo ottime conoscenze tecniche oltre che dei prodotti che vanno a servire ai propri clienti. Il Bartender è anche uno “show man” che grazie anche ai suoi movimenti attrae il pubblico! Proprio grazie allo show che a volte diamo, penso che il flair bartender sarà il barman del futuro. L’utilizzo dei giochi acrobatici sarà una sorta di divertimento per il pubblico presente al bar.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Io personalmente preferisco stare sul classico: la mia tecnica preferita è lo shaker. Un bel drink shakerato ha sempre il suo perché.

E il distillato che preferisci miscelare e qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Il distillato che ho sempre preferito miscelare è il Rum grazie anche alle caratteristiche che mi trasmette questo prodotto, ma dopo aver vinto un Nazionale usando la Vodka qualcosa cambierà sicuramente.

Il cocktail che preferisco è l’americano grazie anche alla sua semplicità di preparazione.

Mentre quello che preferisco preparare, oggi è sicuramente quello che mi ha permesso di vivere una grandissima emozione: il mio Amelirose preparato con sciroppi di fragole e cramberry, lime, vodka e chiudendo dopo la shakerata con dello champagne Blanc de Blancs.

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?

Per me il bar deve rappresentare il gestore o il titolare in sé. Un bar o un ristorante sporco, in disordine è il biglietto da visita ed è la prima cosa che sarà sotto gli occhi di tutti. Non potrà mai mancare quindi la pulizia, il rispetto verso il cliente, ma soprattutto deve essere un locale dove gli ospiti che entrano dovranno sentirsi come se fossero a casa.

 

Progetti per il futuro?

Oggi nel mio immediato futuro vedo solo di fare bene la possibilità che mi è stata concessa e quindi di essere un maitre di uno Chef Stellato e di crescere ancora su alcuni aspetti.

In un futuro più lontano mi vedo in un bar tutto mio con caratteristiche ben precise che rispecchiano tutti gli anni di lavoro fatti e quanto appreso dai vari locali in cui sono stato.