Per ridurre lo spreco alimentare, Fondazione banco alimentare onlus, Caritas italiana, in collaborazione con i docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Università degli studi di Milano, hanno redatto il Manuale per corrette prassi operative per le Organizzazioni caritative, che è stato validato dal ministero della Salute.

La pubblicazione, pur rispettando le disposizioni legislative, apporta significative novità al sistema del recupero,mettendo al centro l’analisi del rischio che parte da una valutazione scientifica dei pericoli per la sicurezza alimentare, definendo le modalità operative e comunicando agli operatori delle organizzazioni caritative come gestire l’igiene degli alimenti. Permetterà quindi di verificare in via sperimentale se esiste una seconda vita per gli alimenti,  a volte brevissima, ma tale da consentire un recupero di cibo con criteri di accettabilità.

“Le stime del Politecnico di Milano nel 2015 parlavano di circa 5 milioni di tonnellate di alimenti eccedenti ogni anno in Italia che, tranne il 10%, purtroppo divengono spreco.

Quante ne aiuterà a recuperare questo manuale? Sicuramente per quanto riguarda i materiali più deperibili noi stimiamo che nei prossimi tre anni saranno 30mila le tonnellate di alimenti che si riusciranno a recuperare in tutto il sistema delle organizzazioni caritative”. Così Marco Lucchini, direttore generale della Fondazione Banco Alimentare Onlus, intervistato dai giornalisti in occasione della presentazione a Roma del ‘Manuale per corrette prassi operative per le organizzazioni caritative’, curato da Caritas e Banco Alimentare e validato dal ministero della Salute.

“Certi miti e certe leggende sugli alimenti – ha proseguito – sono sfatati se si conoscono i criteri di gestione del prodotto. Il pane, solo per fare un semplice esempio, di sera lo si può recuperare congelandolo oppure essiccandolo. Nel nostro manuale sono indicate in modo chiaro tutte le indicazioni riguardo allo spreco del cibo, permettendo così di superare quelle che io chiamo le ‘colonne d’Ercole’ del recupero”.

Intanto alla Camera, per fine a marzo, è calendarizzata la proposta di legge ‘spreco zero’ della deputata del Pd, Maria Chiara Gadda, per un uso consapevole delle risorse. “Noi ci auguriamo che questa proposta di legge che porta chiarezza, organicità, semplificazione e sviluppo entri in vigore il più presto possibile, perché in questo modo le difficoltà che oggi molti donatori hanno sarebbero superate. Questa legge non punisce chi spreca perché questo, come avviamo dimostrato in questi venti anni, non serve assolutamente a nulla. La cosa importante da capire, piuttosto, è che noi non siamo l’alternativa al rifiuto ma il prolungamento del cibo che è buono. E questa legge lo dice chiaramente perché ha in sé il concetto di dono e non di recupero da rifiuto.

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Grazie all’utilizzo del manuale nel medio periodo riusciremo ad incrementare le tonnellate di alimenti che quotidianamente recuperiamo da aziende, supermercati, ristorazione ed eventi. Stimiamo infatti che il ‘sistema del recupero’, formato dall’insieme delle organizzazioni caritative, potrà recuperare almeno altre 30mila tonnellate in più, solo di alimenti facilmente deperibili. Un altro passo concreto per affrontare il tema dello spreco alimentare“.

Il Manuale, primo in Italia, ha l’obiettivo di rispondere a due domande fondamentali: garantire la sicurezza degli alimenti recuperati per gli indigenti e, nel contempo, incentivare i donatori a recuperare alimenti, riducendo così gli sprechi.

Ha spiegato il professor Cocconcelli dell’Università Cattolica: “Al centro vi è l’analisi del rischio, un processo che parte da una valutazione scientifica dei pericoli e dei rischi definendo le modalità operative e comunicando agli operatori delle organizzazioni caritative come gestire la sicurezza e l’igiene degli alimenti”. Secondo la professoressa Balzaretti dell’Università degli studi di Milano, grazie al manuale si è verificato in via sperimentale “che esiste una ‘seconda vita’ per gli alimenti delle volte brevissima, ma tale da consentire un recupero di cibo con criteri di accettabilità. Questo permetterà di massimizzare il recupero di eccedenze alimentari, quali ad esempio: prodotti con difetti di etichettatura, che quindi ne precludono la vendita ma non la sicurezza, non commerciabilità dell’alimento dovuta all’avvicinarsi della data di scadenza e prodotti derivanti dal non consumo in fase di somministrazione nella ristorazione collettiva”.

Il Manuale, primo in Italia, ha l’obiettivo di rispondere a due fondamentali domande: garantire la sicurezza degli alimenti recuperati per gli indigenti e, nel contempo, incentivare i donatori a recuperare alimenti, riducendo così lo spreco.

“In questa giornata si compie un percorso importante” – conclude don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana. “Di fronte ad una sfida che è di politica e di politiche, che è educativa e culturale, che deve tener conto della complessità dei fenomeni globali, non dobbiamo mai dimenticare che occorre partire dalla vita e dai volti di tante, troppe persone che chiedono oggi risposte concrete e tempestive. Questo manuale sarà utile per formare i tantissimi volontari che ogni giorno offrono attenzione, accompagnamento e distribuiscono alimenti”.

Interessante il documentario Just eat it  firmato da Jen Rustemeyer e Grant Baldwin, che racconta la loro esperienza di coppia impegnata per sei mesi a vivere di solo cibo scartato, ovvero di quel cibo confezionato prossimo alla scadenza che viene sistematicamente buttato dai supermercati oppure di quel cibo fresco che rimane invenduto al mercato perché esteticamente meno perfetto.

Il documentario mette il dito in una grossa piaga, quello dello spreco alimentare, che a macchia d’olio coinvolge ben altri sprechi, da quello idrico a quello energetico, passando per la rete dei trasporti fino al mero danno economico.