La chef Angela Tucci, pur essendo giovanissima ha già un percorso alle spalle molto importante. Toscana di origine anche se precisa di essere aretina…..”Da dove vengono le mie idee? Le sogno.”

 

Ciao Angela, ci racconti come nasce la tua passione per la cucina?

Cresce piano piano. La paragono ad un seme che da sotto terra si fa strada verso la luce, grazie alla quale una passione può diventare qualcosa di più, quindi crescere e diventare un arbusto e poi un albero. Ho sempre cucinato fin da piccola, e soprattutto ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che mi ha fatto conoscere direttamente i prodotti che troviamo in natura, perchè con mamma andavo a cercare  funghi e asparagi, con babbo andavo a pescare al lago le trote, e con la zia preparavo dolci. Quindi sicuramente come per molti di noi cuochi, la passione cresce fra le mura di casa.  La SCELTA di diventare cuoca e farne una professione è stata presa intorno ai 20 anni.

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esagoni di piccione e zucca accompagnati da panna acida

Hai frequentanto l’ALMA, che esperienza è stata e cosa ti porti con te?

Alma è stata l’esperienza che ha rivoluzionato tutta la mia vita, mi ha dato le basi per poter lavorare, delle regole da rispettare, e mi ha insegnato cosa significa lavorare in team. Alma, se si può definire così “una piccola leva volontaria”, vista in modo molto positivo e non negativo, è stata una scelta presa con coscienza, tanto che ho iniziato Alma a 23 anni e non subito dopo il diploma. La mia carriera lavorativa ha avuto delle deviazioni; Da prima il Liceo, poi Giurisprudenza, lasciata dopo il primo anno, commessa di prodotti di elettronica, segue la fuga dall’Italia per andare a fare l’aiuto cuoco a Londra, ed il ritorno per far diventare una passione una professione, arrivando ad Alma. Porto con me i gesti, i movimenti, le parole che ogni docente ci ha trasmesso, e le pacche sulla spalla che volevano dire tutto.

 

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tartelletta al cacao crema Prince, panna e meringa, basilico e ruta

Hai lavorato anche all’estero ( Santo restaurant) che cosa ti ha lasciato?

Lavorare all’estero è stato come scappare per ritrovarsi, nel senso che è lì che ho scelto che strada prendere, e diventare cuoca. Inoltre mi ha fatto crescere ed aprire la mente, conoscere meglio la lingua inglese, e come avviene tutti i giorni in cucina adattarsi e saper giostrare e gestire gli imprevisti che capitano. Essere in prima linea ed essere da sola a risolvere qualsiasi tipo di inconveniente.
Inoltre non sono voluta andare a lavorare in un ristorante Italiano a Londra, proprio perchè così ho potuto conoscere ingredienti e ricette a me sconosciuti (Messicani). 

 

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gnocchi di baccalà, mole di piselli e peperone crusco croccante

Hai avuto anche un’esperienza in una cucina stellata come Hotel Bellevue – Relais & Chateau di Cogne in Valle d’Aosta, com’è andata?

Ho avuto la fortuna di lavorare in due ristoranti stellati, e proprio qui ho toccato con mano il sacrificio, compreso il ritmo di questo lavoro, e ho capito realmente che ho questa passione nelle “vene”. Le ore lavorate sono molte, ogni cucina mi ha lasciato qualcosa, soprattutto la filosofia dello chef con cui ho lavorato. Ed è proprio grazie a queste esperienze che ho trovato la mia identità in cucina. Avrò cose che porterò via con me ed altre che lascerò andare. E mi accompagnerà sempre il motto della mia mamma che dice di “rubare con gli occhi”, ed è quello che ho fatto e farò sempre, perché non si finisce mai di imparare.

 

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quiche-Tatin di cipollotti caramellati e formaggio marzolino

Nel 2015 entri a far parte della brigata del ristorante “La Cucina della Lodola”, per poi diventarne ben presto la chef, una bella sfida, ce la racconti?

In questa esperienza e progetto ho lasciato un pezzetto di cuore, una cucina che forse era troppo avanti rispetto ai tempi ed il luogo in cui ci trovavamo. Utilizzavamo tutti i prodotti biologici dell’azienda agricola per creare piatti evoluti, restando legati alla tradizione, ma con la voglia di innovazione che ho portato entrando in quella cucina. Sono entrata come capo partita agli antipasti, poi l’anno successivo come Sous chef ed infine come Chef del ristorante. È stato un percorso di crescita, e per questo ringrazio ancora oggi Carlo Porcu per la fiducia ed il supporto. Non sono molti gli imprenditori che danno questa possibilità ad una ragazza al tempo cosi giovane.  

Ora lavori al Bistrot Collazzi, uno spazio pensato per offrire l’eccellenza del cibo e dei vini, che tipo di cucina offri?

Al Collazzi Bistrot mi faccio ispirare dalle materie prime Toscane che scelgo con attenzione da produttori locali, richiamando però la cucina Francese, avvicinandomi dunque a quella che è l’immagine dell’azienda Vitivinicola. Infatti pur essendo la DOCG del Chianti Classico più vicina al territorio Fiorentino molte delle etichette della fattoria impiegano vitigni Francesi.

Pur dovendomi lasciare ispirare a questa immagine,  nei miei Menu, esce quello che è il mio bagaglio culinario e l’estro in cucina, che di certo non manca.

 

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Tartare di manzo stracciatella capperi e cialda di mais

Dici :” Il mio punto di forza: essere in continua evoluzione”, ci spieghi meglio? 

Come il paragone che ho fatto poche righe sopra, la mia crescita la paragono ad un seme di un albero, tanto che ho visto cambiare i miei piatti negli anni, hanno avuto un’evoluzione di gusto e di forma estetica. Evoluzione perchè mi sento di crescere di anno in anno e con me cresce la mia cucina anche se mi sento di aver trovato una mia piccola identità. Mi sono accorta di questo, grazie ai clienti, perchè vedendo ed assaggiando i miei piatti mi hanno detto e mi dicono: “si vede e si sente che questo piatto è tuo c’è la tua mano”. La riconoscibilità è per me il miglior complimento.

 

Ci racconti la tua filosofia in cucina?

La mia filosofia? Raccontare storie attraverso i miei piatti. Spesso mi emoziono per un nuovo ingrediente, per i colori che trovo in natura, per le forme particolari che studio. Quindi racconto quello che mi circonda, le esperienze che faccio e le emozioni che provo assaggiando erbe, frutti, verdure nuove.  È da qui che nascono poi gli abbinamenti. 

 

Sei toscana, qual è il piatto della tradizione a cui sei più legata e perché?
Assolutamente il nostro crostino nero, pane toscano bagnato nel brodo, fegatini di pollo, cipolla, acciughe, capperi, salvia e vin santo! perchè rappresenta Casa. 

 

Sei ancora giovanissima, qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno creare “Curiosità” nel MIO ristorante!