Michele e Vittorio Verzillo, come vi siete avvicinati al mondo dei vini?

In realtà ci siamo avvicinati un po’ per caso, io e mio fratello Michele abbiamo fatto dei corsi per appassionati del vino, poi un giorno si è presentata l’opportunità di acquistare una vigna nella zona a Castelcampagnano e l’abbiamo colta.

Nel 2016 la prima vendemmia, ci raccontate per voi che esperienza è stata?

Con tutta l’inesperienza del caso non ci siamo resi conto che stava per venire a piovere e quindi abbiamo dovuto ricoverare tutta l’uva che avevamo colto ed abbiamo aspettato che sia asciugasse.  Molta inesperienza ma con tanta voglia di fare, ma grazie al contributo di Gennaro Reale abbiamo ottenuto dei buoni risultati ed un buon riscontro sul mercato.

Con voi da sempre l’enologo Gennaro Reale che condivide il progetto, come vi ha conquistato?

Giovanni ci è stato presentato da un comune amico, e poi abbiamo iniziato a conoscerlo ed apprezzarlo man mano che andavamo avanti negli incontri preparatori della nostra organizzazione ed attività. L’incontro con Gennaro è stata una delle cose più interessanti che ci potesse capitare, un uomo con una grossa conoscenza del mercato ma anche del vino ed in particolare del pallagrello, visto che aveva sempre lavorato con aziende vinicole della zona che producevano questa varietà d’uva. Ci ha insegnato tutto dal punta di vista tecnico, ormai è il nostro punto di riferimento che permette, a me e mio fratello, di avere una sempre più conoscenza e cultura in questo mondo.  Il suo contributo è stata centrale in questa fase.     

 

La produzione si divide in due bianchi prodotti con uve pallagrello bianco, un rosso vinificato con uve casavecchia e infine un pallagrello nero, ci raccontate qualcosa di più?

“L’oca guardiana che dorme beata” è un pallagrello bianco vinificato in acciaio per circa 6/8 e poi 1 mese di affinamento in bottiglia. Il casavecchia , “Il gallo di fretta canta all’alba lontana”, che abbiamo deciso di non produrlo come DOP ma come IGT perché ritenevamo più confacente alle caratteristiche che immaginavamo per il mercato, ha una macerazione sulle bucce molto più veloce rispetto al pallagrello nero e matura una parte in botti di legno, una parte in botti di acciaio e un’ultima parte in contenitori di ceramica per circa 8 mesi e poi 4 mesi di affinamento in bottiglia.

Il “Radegonda”, il nostro pallagrello bianco, fa anche un passaggio in legno e viene coltivato dalla parte della vigna che guarda a nord con un affinamento in bottiglia di circa 12 mesi.

Infine il pallagrello nero “L’ombra calma della quercia”, che fa una macerazione più lunga in una botte grande di 10 ettolitri in botte in legno per circa 12 mesi e poi altri 12 mesi di affinamento in bottiglia e proprio in questi giorni sta andando in commercio.

I nomi dei vostri vini (etichette ) è particolare, come sono nati?

I nomi e le etichette sono figlie di un lungo lavoro fatto con i grafici, Igor Grassi e Mino Fortunato, con i quali ci siamo confrontati per diverso tempo prima di arrivare alla definizione definitiva.

Facciamo un gioco, abbinate le vostre etichette con dei piatti?

“L’oca guardiana che dorme beata” l’abbinerei con degli antipasti

Il “Radegonda” lo abbinerei con del baccalà, con dei formaggi perchè hanno un riferimento tannico particolare

“L’ombra calma della quercia” ed “Il gallo di fretta canta all’alba lontana”, sono più facilmente abbinabili con proteine animali, per esempio con un pollo o con del manzo.

 

Quali sono i vostri canali di commercializzazione?

Questo per ora rappresenta il nostro tasto dolente. Fortunatamente, ci siamo affidati ad una società che si occupa delle zone di Napoli e Salerno, con buoni risultati, ma per il resto di Italia abbiamo ancora delle difficoltà ma stiamo cercando di ovviare, strutturando un’area commerciale.

Quali sono i Vs progetti futuri?

Stiamo ricercando dei nuovi vitigni nella zona di Caserta ed ampliare cosi la nostra offerta.