Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. Sono le varietà rosse protagoniste di una delle vendemmie 2026 più attese della regione e del Mondo: quella di Pompei. A esse si affiancheranno i bianchi della tradizione campana: Fiano, Greco, Caprettone e Falanghina.

Non solo vigne, ma giardini. Le Domus di Pompei sono le vigne di una città che non c’è più, chiuse per lo più tra mura delle quali ogni pietra è un miracolo e una preziosa testimonianza, a livello universale, di un eccezionale esempio di città antica che ha conservato l’evoluzione dell’urbanistica, dell’architettura militare e del rapporto tra spazio urbano e paesaggio agricolo fino all’età romana.

“È una situazione molto particolare, non semplice. Ciascuna ha una condizione differente, sia per lo stato dei ceppi che per i terreni, oltre che per i fattori peculiari come l’umidità, il vento, l’irraggiamento”, ha raccontato Pierpaolo Sirch, agronomo di Feudi di San Gregorio. Che continua: “Ogni piccolo appezzamento, per un totale di un ettaro a Pompei e di quattro a Stabiae, di cui tre recentemente impiantati, è una storia a sé e, per ognuna, abbiamo un’attenzione specifica”.

A raccontare i dettagli, con lui, del progetto è Antonio Capaldo, il presidente del Gruppo Tenute Capaldo, alla presenza di Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei.

“Con la Festa del Vino e con questa prima vendemmia restituiamo a Pompei un pezzo fondamentale della sua anima e della sua storia quotidiana”, ha detto il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel.

Un progetto articolato e ambizioso, “espressione del partenariato pubblico-privato della durata di 19 anni”, siglato il 29 novembre 2024 tra il Parco Archeologico di Pompei e il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco. Non solo il recupero, ma un’iniziativa organica e di lungo periodo che mette a sistema le competenze del Parco e quelle del Gruppo Tenute Capaldo lungo l’intero percorso: dalla coltivazione della vite alla produzione, dalla ricerca alla valorizzazione e, a regime, alla degustazione e vendita dei vini all’interno del sito.

A guidare la ricostruzione delle tecniche antiche di coltivazione è la collaborazione con il professor Attilio Scienza dell’Università degli Studi di Milano, che affianca il progetto incrociando le evidenze storiche e archeologiche con gli strumenti della ricerca contemporanea, dalla botanica alla genetica, dall’agronomia alla viticoltura. “Pompei e la Campania sono un modello interpretativo di tutta la viticoltura italiana”, racconta Scienza. “Pompei, in particolare, è un luogo unico perché è al tempo stesso luogo di confine, che ha accelerato un nuovo modello di viticoltura, e luogo di frontiera, dove le diverse realtà non si sono mai fuse e sono giunte fino a noi oggi. Il progetto è quello di fare di Pompei un esempio di come si possa ricostruire, con i tanti elementi che abbiamo a disposizione – storici, del mito, letterari nonché genetici e del DNA – le viticolture d’Italia”.

Ad affiancare il nucleo storico è il nuovo vigneto, nato da materiale genetico prelevato dalle viti centenarie di Feudi di San Gregorio in Irpinia e messo a dimora a inizio 2026 nell’area di Stabiae, nei pressi della Villa San Marco, cuore del piano di valorizzazione della Grande Pompei. Un impianto ancora giovane, “che risponde in maniera sorprendente”, ha detto Sirch, che nei prossimi anni porterà in produzione le varietà bianche.

La presentazione dell’iniziativa, ieri, ha assunto la veste di una festosa “Festa del Vino”, nella quale la prima raccolta delle uve è stata affiancata, per i visitatori, da visite ad alcuni dei vigneti dell’area archeologica e da un momento conviviale con il Dubl di Feudi di San Gregorio, una degustazione di pane e olio IGP del Parco, Pùmpaiia, e anche di altri prodotti, tra cui le marmellate, della Parvula Domus: la fattoria culturale e sociale del Parco attiva all’interno del sito archeologico.

Con la “Festa del Vino”, Pompei ha voluto, piuttosto che indugiare sui meri aspetti tecnici, proporre in chiave contemporanea un momento che richiama gli antichi saperi agricoli legati a Bacco, dio del vino, della vite, della convivialità e della rinascita della natura. Un tema particolarmente significativo per il Parco, che nel corso del 2026 ha dedicato diverse attività e iniziative alla dimensione dionisiaca della vita pompeiana, anche a seguito della recente scoperta, nella Regio IX, 10, del salone del Tiaso.

Un rapporto – raccontano gli organizzatori – quello tra Pompei e la vite, che il Parco Archeologico studia da decenni attraverso il proprio Laboratorio di Ricerche Applicate e che si innesta su una strategia più ampia di tutela del paesaggio e del patrimonio naturale del sito.

Il prossimo passo sarà la cantina di vinificazione e affinamento, individuata in un fabbricato nell’area di Stabiae: la sua realizzazione è attesa entro la vendemmia 2028, quando anche i vigneti di Stabiae inizieranno a entrare in produzione. I primi vini del nuovo partenariato sono attesi entro il 2029; a regime, l’azienda produrrà circa 30.000 bottiglie l’anno, affiancate da un’area di degustazione e vendita all’interno del Parco.

Monica Piscitelli

Monica Piscitelli

Giornalista e autrice specializzata nel settore enogastronomico. È strategist nella comunicazione di settore.

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