Vera, appassionata ed innovativa, sono i tre aggettivi che Adolfo Scuotto ha scelto per descrivere la usa azienda, nata nel 2009, dal desiderio di Eduardo Scuotto di produrre un vino che facesse la differenza e facesse parlare di sè.

Siamo a Lapio, provincia di Avellino, zona particolarmente vocata alla produzione di bianchi, primo su tutti il fiano.

L’azienda, anno dopo anno, si afferma sempre di più ed è diventata un vero e proprio punto di riferimento per vini campani di qualità.

Determinante è stato l’appoggio di Adolfo, figlio di Eduardo, giovane ambizioso che fin dall’inizio ha creduto nel progetto del padre e determinato a far conoscere i propri vini, ha inziato a viaggiare oltre oceano, approdando con una valigia carica di vino dapprima a NY e poi in Giappone, utilizzando le bottiglie come veicolo di trasmissione di un territorio unico nel suo genere.

Cavallo di battaglia, sicuramente è “Oi ni”, vino nato da un grandioso progetto e prodotto da uve di fiano in purezza, le quali fermentano per 12 mesi in botti alsaziane scolme, con lieviti indigeni. Segue poi affinamento in bottiglia. Un vino, dunque, longevo e che è capace di dare il suo meglio negli anni.

Un vino di carattere, con struttura, acidità e discreta sapidità ben bilanciate.

L’azienda Scuotto produce anche Falanghina e Greco di Tufo, oltre la classica versione di Fiano semplicemente affinato in acciaio.

Ma non possiamo definire la famiglia Scuotto come “bianchisti” in quanto sono produttori di altrettanti ottimi vini rossi.

Primo su tutti, “Stilla Maris”. Vino ottenuto da uve di aglianico in purezza, prodotte nel comune di Taurasi, affinato per 14 mesi in barrique dove avviene la fermentazione malolattica, la quale accentua la morbidezza dello stesso. Prodotto solo nelle annate migliori, ad edizione limitata, le bottiglie sono infatti numerate e sono circa 1200.

Un vino che sorso dopo sorso non smette di stupire, con la sua complessità organolettica e la sua freschezza.

Ha ben detto Adolfo definendo l’azienda innovativa, sono infatti un vulcano di idee.

L’ultimo nato è “Redo”, ottenuto anch’esso da uve di aglianico in purezza, ma la particolarità è che è un vino che nasce già pronto.

Mettete l’idea dell’associazione “aglianico giovane = austero” da parte, perchè verrete stupiti, ancora una volta.

Redo, è affiniato per 8 mesi in barrique e completa la sua trasformazione con una fermetazione malolattica.

Anche in questo caso le bottiglie prodotte sono davvero poche, circa 1200.

Il vino, giovane, si caratterizza per la sua moribidezza e la sua piacevolezza, tanto che non potrete fare a meno di berne ancora.

Lo stesso Adolfo, parlandone , ha usato una particolare allegoria.

L’ha paragonato infatti ad “un culturista che danza sulle punte”, rompendo ancora una volta gli schemi, e dimostrando ad una fascia di mercato, che anche l’aglianico può essere un vino quotidiano, anche se giovane.

Per i più curiosi, c’è la possibilità, previa prenotazione, di visitare l’azienda.

Tra i vigneti è presente anche una struttura con sala degustazione e cucina annessa dove è possibile immergersi nel mondo dei mille sapori e profumi firmati Scuotto. Sorso dopo sorso e passeggiando tra i vigneti, nel cuore dell’Irpinia, riuscirete a percepire la passione che si nasconde dentro ogni bottiglia.

 

 

Contatti:

Tenuta Scuotto

www.tenutascuotto.it