Dopo Rudis, torniamo tra i filari del Taburno per conoscere il nuovo progetto di Ruben Caporaso. Un Aglianico del Taburno Rosato DOCG prodotto in sole 400 bottiglie, che abbiamo degustato prima al suo debutto in vigna e poi alla prova della tavola.
Ci sono territori che non smettono di offrire nuove interpretazioni dei propri vitigni. E ci sono produttori che, anziché cercare una formula da ripetere, scelgono ogni volta una strada diversa per raccontarli.
Era il 2023 quando, sulle pagine di Foodmakers, avevamo incontrato la famiglia Caporaso per raccontareRudis e il suo particolare progetto di vinificazione. Un vino che recuperava la memoria delle pratiche contadine e il legame con la tradizione familiare.
A tre anni di distanza torniamo a Cautano, nel cuore del Sannio, per conoscereSO/ULìS, il nuovo Aglianico del Taburno Rosato DOCG di Terre Caudium.
Stesso vitigno, stessa famiglia, ma un’interpretazione decisamente diversa. Perché l’Aglianico, prima ancora di essere un grande vino rosso, è un’uva capace di raccontare molte storie. E questa volta la storia comincia da un colore.
SO/ULìS: quando un’idea diventa vino
Il progetto nasce da un’intuizione di Ruben Caporaso, ispirata alle sfumature del sole che tramonta sul Taburno. Quelle tonalità intense, tra il rosso e il cerasuolo, diventano il riferimento cromatico di un rosato che non cerca di imitare i modelli più pallidi e delicati oggi particolarmente diffusi.
Anche il nome racchiude questa doppia identità.Solisrichiama il sole, mentreSulìs, nel linguaggio dialettale, significa “solo lui”: un riferimento a Ruben, che ha immaginato e seguito personalmente la realizzazione del vino.
L’etichetta traduce graficamente questo racconto, raffigurando il produttore mentre osserva il tramonto sul Taburno.
Ma dietro l’ispirazione c’è un progetto enologico preciso.

SO/ULìS nasce da uve Aglianico coltivate nel vigneto Ponterutto, a circa 400 metri di altitudine, su terreni argillosi profondi ed esposti a sud-sud-est. La vendemmia è manuale, mentre la vinificazione avviene in acciaio, con il metodo del salasso e un breve contatto del mosto con le bucce.
L’annata 2025 contaappena 400 bottiglie, un numero che restituisce la dimensione ancora contenuta di questo progetto.
E proprio la scelta del salasso merita attenzione: non siamo davanti a un rosato ottenuto attraverso una semplice pressatura diretta delle uve, ma a un vino che nasce da una breve macerazione, durante la quale il mosto acquisisce colore e parte delle sostanze estratte dalle bucce.
Una scelta tecnica che contribuisce a definirne lo stile e che, come vedremo, trova una corrispondenza interessante nella degustazione.
Un debutto tra i filari, con il Sannio nel piatto e il violino nell’aria
Per presentare SO/ULìS, Terre Caudium ha organizzato un aperitivo in vigna, proprio al tramonto.
Tra i filari di Aglianico abbiamo ritrovato quell’ospitalità familiare che rappresenta una parte importante dell’identità aziendale. Ad accompagnare il vino, una selezione di specialità sannite e il miele prodotto in azienda dalla sorella minore di Ruben.
A occuparsi dell’accoglienza e del servizio, Annalisa Caporaso e il suo compagno Fabio, mentre le note di un violino attraversavano la vigna, accompagnando il lento cambiamento della luce.
Un esordio suggestivo, costruito con una coerenza rara tra il luogo, il momento e il vino presentato.
Tutto sembrava contribuire a rendere memorabile il primo incontro con SO/ULìS.
Eppure, per quanto affascinante, una presentazione non può sostituire il giudizio sul vino. Il contesto può amplificare le sensazioni, predisporre all’ascolto, persino influenzare la percezione.
Il calice, però, deve essere capace di raccontare qualcosa anche quando la musica finisce.
La degustazione: un rosato che non ha paura della complessità
Il primo elemento che colpisce è il colore.
SO/ULìS si presenta con una tonalità intensa, che richiama alcuni rosati pugliesi, sospesa tra il ramato della buccia di cipolla e il rosso più profondo della ciliegia candita che decora i dolci della tradizione.
Un cerasuolo deciso, luminoso, che anticipa già visivamente una personalità lontana dall’idea del rosato tenue e quasi impalpabile.
Al naso il vino conferma questa prima impressione, mostrando un profilo tutt’altro che semplice.
La frutta rossa croccante costituisce il primo riferimento aromatico, ma non esaurisce il racconto. Emergono una sottile nota balsamica, una lieve speziatura e una sensazione minerale che contribuisce a definire un quadro olfattivo articolato.
Il carattere è caldo, riconoscibilmente meridionale, ma non privo di eleganza. Anzi, proprio la capacità di tenere insieme ricchezza e finezza rappresenta uno degli aspetti più interessanti della sua espressione aromatica.
In bocca ritroviamo una notevole coerenza con il naso.
L’ingresso è appagante, quasi dolciastro nella percezione, con una trama voluttuosa e un’ampiezza gustativa che restituisce la personalità dell’Aglianico. Si avverte una sensazione di calore, coerente con i 13,5 gradi alcolici e con l’impronta mediterranea del vino, ma senza che questa diventi l’unico elemento dominante.
A sostenere il sorso intervengono una freschezza ben percepibile e una sapidità che ne accompagna lo sviluppo, contribuendo a mantenere l’equilibrio.
Il finale è lungo e lascia una sensazione complessiva di pienezza.
SO/ULìS è un rosato che punta sulla complessità senza sacrificare la piacevolezza, e che conserva una riconoscibile impronta varietale pur scegliendo un’espressione diversa da quella più consueta dell’Aglianico.

Dall’aperitivo agli spaghetti con le cozze: la prova della tavola
Durante la presentazione in vigna, SO/ULìS ha accompagnato con disinvoltura le diverse specialità del Sannio.
A renderlo interessante negli abbinamenti non è stata soltanto la freschezza, ma soprattutto l’ampiezza della bocca e la complessità aromatica, capaci di sostenere preparazioni differenti senza perdere identità.
Una versatilità che ci ha incuriosito al punto da voler ripetere l’assaggio in un contesto completamente diverso.
Lo abbiamo quindi ritrovato a casa, questa volta accanto a un piatto dispaghetti con cozze e pomodorini.
Un abbinamento meno scontato di quanto possa sembrare: la sapidità delle cozze, l’acidità del pomodorino e la struttura complessiva del piatto richiedono un vino capace di accompagnare più componenti gustative contemporaneamente.
La seconda degustazione ha confermato le impressioni della prima.
La freschezza e la sapidità di SO/ULìS hanno dialogato con la componente marina del piatto, mentre la sua ampiezza gustativa ha sostenuto la preparazione senza risultare sovrastata. La complessità aromatica, inoltre, ha aggiunto interesse all’abbinamento, evitando che il vino si limitasse a svolgere una semplice funzione rinfrescante.
È proprio in questa prova gastronomica che abbiamo trovato una delle conferme più convincenti del suo carattere.
SO/ULìS non è soltanto un vino da aperitivo, né un rosato da scegliere esclusivamente durante la stagione estiva. Possiede struttura, freschezza e personalità sufficienti per confrontarsi con una cucina più ampia e articolata.
Un’altra voce dell’Aglianico del Taburno
Rudis e SO/ULìS raccontano due interpretazioni differenti dello stesso vitigno.
Il primo guardava alla memoria della famiglia e al recupero di una pratica enologica tradizionale. Il secondo nasce da un’immagine, da un’intuizione personale e dalla volontà di trasferire in un rosato una precisa idea di territorio.
Due progetti che non hanno bisogno di somigliarsi per risultare coerenti con l’identità di Terre Caudium.
Con SO/ULìS, Ruben Caporaso propone un Aglianico del Taburno Rosato DOCG dalla personalità riconoscibile, nel quale la ricchezza aromatica e la struttura trovano un contrappeso convincente nella freschezza e nella sapidità.
La produzione limitata a 400 bottiglie ne sottolinea la dimensione artigianale, ma non è il numero a renderlo interessante. È ciò che il vino riesce a esprimere nel calice.
Lo abbiamo conosciuto al tramonto, tra i filari, accompagnato dai sapori del Sannio e dalle note di un violino. Lo abbiamo ritrovato a casa, davanti a un piatto di spaghetti con le cozze.
Due momenti diversi, un’impressione confermata.
Il tramonto è stato un modo suggestivo per presentarlo. La tavola ci ha dimostrato che SO/ULìS ha molto altro da raccontare.

