PizzAut è una pizzeria gestita da ragazzi autistici. È un laboratorio di inclusione sociale e contemporaneamente un modello che offre lavoro, formazione e dignità alle persone autistiche.
In Italia ci sono 600.000 persone con una diagnosi e nessuna di loro è inserita nel mondo del lavoro.

Durante la mia prima collaborazione giornalistica ho conosciuto Nico Acampora, il responsabile del progetto sociale PizzAut. Creato con l’intento di voler aiutare delle persone autistiche ad avvicinarsi ed essere incluse nel mondo sociale, magari a colpi di pizza.

Ed è proprio per questo che voglio parlarvi di loro. Non tanto per il prodotto alimentare creato dai ragazzi, ma di come questo riesca a sostenerli. Nico mi ha spiegato che l’idea gli è nata per aiutare suo figlio. Sperando che attraverso il voler e dover fare la pizza, gli aumentasse la voglia di partecipazione alla vita, abbandonando il tipico estraniamento autistico.

Questa conseguenza della patologia, causa ad ogni ragazzo affetto da tale disturbo, l’essere asociale senza alcun interesse, perchè non si riesce ad attivare in loro la giusta attenzione. C’era possibilità di poter scegliere tanti altri laboratori di cucina ma la pizza nella sua preparazione, oltre che geniale, deve essere quasi schematica. Per questo è risultata ideale, per chi è affetto da autismo. Queste persone infatti, agiscono con comportamenti abitudinari giorno per giorno, ed è più semplice per loro apprendere quei pochi doveri.

La Pizza riesce ad essere quasi miracolosa. I ragazzi riescono a creare tra loro un’armonia societaria e una collaborazione che spinge la motivazione. Si aiutano per riuscire nel loro principale obiettivo, quello di creare le pizze. Riuscendo a superare anche l’alienazione causata dall’indossare la mascherina.

Il grande rischio è che tra distanziamento, chiusure e il dover adottare dei comportamenti più prudenti, si generi una obbligata mancanza di socialità. Per questo si ha paura che quanto ottenuto dal buon lavoro e quanto seminato tra i ragazzi, da Nico Acampora e dai suoi collaboratori possa andare perso.

Nonostante tutto, siamo convinti che ciò non fermerà il progetto che ha in se una forza sociale esplicabile nell’atto della creazione. Ci auguriamo che i ragazzi si suddividano i compiti dietro al bancone, abbandonando il “solito” estraniamento ed anche divertendosi, riescano ad essere collaborativi e socievoli.

Il progetto prevede la creazione di un laboratorio, nel quale si devono formare dei veri pizzaioli, così da permettere a questi ragazzi di crearsi una posizione lavorativa. Si vuole cambiare la loro condizione che li vede costretti a restare in una triste abitudine e solitudine, e il dover essere accuditi dai caregiver. Perché tutti meritano di essere parte attiva della società e la pizza può riuscire in questo miracolo.

È importante trattare questi argomenti ma sopratutto creare iniziative come questa, perchè purtroppo, i ragazzi disabili e con autismo sono ben considerati a parole da istituzioni e media, ma in realtà non coinvolti nel lavoro e nella vita sociale, anzi spesso sono messi da parte perchè considerati non abili.

Si deve capire che tale mancanza di abilità è spesso dovuta dalla richiesta del compito, magari troppo difficile o poco stimolante. Questo determina un aggravamento della loro condizione, causandone una estraneazione dal mondo, ancora più profonda.

Invece il laboratorio PizzaAut, ha dimostrato come i ragazzi ottengano importanti miglioramenti. Perché anche personalmente riescono a crearsi degli obiettivi da raggiungere e superare, sganciandosi dai limiti imposti.

“C’è volontà di voler dimostrare di valere e di essere diversamente validi, magari anche di più”. Riproponendo le parole del Signor Acampora durante la mia intervista: «Spesso infatti i giovani con autismo non sono presi in considerazione dalle istituzioni e quasi per niente dal mondo del lavoro. Cosi ho pensato ad un progetto che potesse essere di inclusione e di lavoro, di costruzione del presente per molti ragazzi e del futuro, anche per il mio bambino. Non perché lui debba fare il pizzaiolo, ma perché con PizzAut potremo fare un lavoro di sensibilizzazione per cambiare la cultura ed il pregiudizio nei confronti dell’autismo, soprattutto dell’autismo adulto.»

Il Buon Nico, qui è in foto con un ragazzo a cui volutamente non abbiamo oscurato gli occhi, per mostrare il vero traguardo raggiunto dall’attività di chi è coinvolto in questo progetto. Perché anche un sorriso motiva la loro partecipazione. Dopo tutto, l’obiettivo non è sfornare pizze buone, d’élite ma semplicemente motivare questi ragazzi a credere di potercela fare in questo mondo. Per dimostrare di essere semplicemente abili in qualcosa, ma che soprattutto arrivino ad essere parte di una società che li accolga come meritano.

Così, attraverso la pizza, si manda un messaggio importante. Non per forza bisogna essere abili secondo i canoni. Dopotutto la normalità è una semplice convenzione di una società con poca inventiva. Invece questi ragazzi, sfruttando anche il loro handicap possono produrre pizze buone ma soprattutto fuori dal comune. Speciali come l’energia che trasmettono nonostante tutto. Perchè mentre vivono questa realtà, riescono ad essere pieni di gioia, presenti ed attivi, dimenticando l’estraniazione che l’handicap può causare.

Ammettiamo che qui non c’è la ricerca della pizza perfetta, perchè questo non è di vitale importanza. Si vuole invece dimostrare come la pizza non sia semplicemente un qualcosa di piacevole e buono, meritevole di essere Patrimonio dell’Unesco. Le sue skills non sono solo il gusto e la bontà, la sua unicità, la semplicità e quel tocco di classe che la rende unica ma diventa anche veicolo per riuscire in impensabili missioni. E la pizza, proprio non rispettando quei dettagliati canoni sarà buonissima, peculiare e intrigante perché puramente creativa!

Non importa il gusto e che i canoni di preparazione della giusta pizza siano rispettati perchè qui è vita allo stato puro. Anche chi non è accettato appieno dalla società, può vivere, provare, imparare e magari sognare. Albert Einstein recitava:

C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà.

Nel caso di questi ragazzi, la presenza della volontà è quasi un miracolo. E il loro voler continuare per il gusto, la passione per la pizza e perché magari in essa sono riusciti a trovare la realizzazione della vita, è ancora di più un successo.