È appena stata votata dal Parlamento europeo la proposta di regolamento della Commissione sulla possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare l’uso di alimenti e mangimi geneticamente modificati sul proprio territorio. Il testo è stato valutato negativamente da un ampio fronte trasversale in quanto non avrebbe fatto nulla per proteggere meglio i cittadini europei e l’ambiente dai rischi derivanti dagli Ogm. Secondo le regole del mercato comune dell’Unione europea, infatti, eventuali divieti nazionali sull’utilizzo di alimenti e mangimi geneticamente modificati sarebbero impossibili da attuare.

Due gli emendamenti presentati nella relazione dell’On. La Via e sostenuti dalle organizzazioni della società civile: il primo chiedeva alla Commissione di presentare una nuova proposta ed è stato approvato; il secondo riguardava una moratoria – fino a quando la nuova proposta sarà varata – sull’autorizzazione di nuovi Ogm e il rinnovo di quelli già approvati e in scadenza, ma è stato respinto.

«Il voto di oggi si inserisce in un rassicurante contesto di segnali di buon senso da parte dell’Unione Europea», dichiara Cinzia Scaffidi, vice presidente di Slow Food Italia. «In coerenza con il rifiuto agli Ogm dato dai consumatori-cittadini-elettori europei e con le posizioni di cautela assunte dai 19 stati membri che hanno richiesto di poter escludere i propri territori dalle coltivazioni – anche se approvate a livello comunitario -, oggi si è chiarito che la regolamentazione dell’uso dei prodotti Ogm va discussa guardando alle istanze sinora espresse. Ora si riparta da una nuova e più condivisibile proposta che risponda alle aspettative suscitate dal presidente Juncker quando promise di rivedere tutta questa materia. Resta il dispiacere per un lavoro fatto a metà, poiché la maggioranza non è invece stata raggiunta sulla proposta di moratoria alle autorizzazioni di nuove colture Ogm, cosa che avrebbe consentito di lavorare e decidere in un clima meno condizionato dagli interessi del mercato. Su tutta questa analisi aleggia poi lo spettro del Ttip, un trattato Europa-Usa che – se approvato, e stiamo lavorando perché ciò non avvenga – rischia di sovrapporsi, quando non sostituirsi, a decisioni che andrebbero invece prese dagli eletti con l’obiettivo del benessere dei cittadini».