Ciao Marco, com’è nata la tua passione per la mixology?

La mia passione è nata perché ho sempre seguito i veri barman, visionari del mondo dei cocktail. Dico i “veri”, perché credo che ormai fare e farsi chiamare barman è troppo semplice. Un vero bartender, se non ha il coraggio di evadere dagli schemi, non lo considero un bartender. 

Ti sei fatto conoscere in tutta Europa: dalla Romania alla Polonia passando per la Spagna, approdando infine in Inghilterra nei ristoranti di Gino d’Acampo, famoso chef televisivo napoletano. Ci racconti brevemente le tue esperienze?

Un’esperienza di lavoro graduale. Ho iniziato come back, tanta fatica, tanta voglia di imparare, così ho preso puzzle da grandi nomi del beverage. Ho rubato stili, pensieri e innovazioni. Poi girare l’Europa è fantastico perché, oltre a rubare il mestiere, conosci stili di vita pazzeschi e soprattutto conosci gente che può farti conoscere il senso della vita.

Nel 2020 hai partecipato al prestigioso concorso Monin bartender Cup di Liverpool, aggiudicandoti il quarto posto grazie al tuo “Remember Sicily“ , che esperienza è stata?

È stata la mia esperienza nel campo del beverage più importante. Uno degli appuntamenti più prestigiosi dove è possibile mettersi in mostra, poi fatto in Inghilterra, lontano da casa mia, è ancora più bello. È stata un’esperienza bellissima per due motivi: uno perché ho conosciuto barman di livello internazionale da cui ho appreso segreti e nozioni; in secondo luogo perché ho voluto presentare un drink prettamente siciliano, il “REMENBER SICILY”. Scelta sicuramente difficile, visto il gusto prettamente secco degli inglesi, ma ho voluto dare fondo alla mia anima e ho fatto un drink dolce e siciliano con soli prodotti della mia isola. Il risultato è stato apprezzato!

Da quando sei rientrato in Italia a causa della pandemia, hai lavorato per lo storico lido “Scialai” di Capopassero e subito dopo al Dakoky Restaurant. Che differenze ci sono tra i clienti italiani e quelli inglesi?

La situazione è molto differente tra l’Italia e l’Inghilterra. Il barman in UK viene considerato come un professionista alla stregua degli chef. Qui siamo ancora lontani da questa considerazione.

Attualmente sei bar manager dell’Ananda castle off bistrot, ci racconti la drink list?

Ho voluto sposare quest’esperienza nella mia citta natale, Adrano, dove si beve solo per sete. Non esiste la cultura del “Bere bene”. Ho accettato l’incarico di bar manager perché vorrei provare a diffondere una cultura del bere differente e dove nei cocktail si possa avere una sensazione di piacere dettata dagli ingredienti e dal mix di prodotti usati. Vorrei provare a uscire da un pensiero un po’ arcaico e così ho creato una drink list visionaria che permetta di assaporare gusti ed essenze siciliane. 

I tuoi drink sono un po’ visionari, ci puoi raccontare la tua filosofia in merito?

Adoro la cosiddetta MIXOLOGY VISIONARY, in Inghilterra si dice CRAFT COCKTAIL ENTHUSIAST. Fare il barman non è solo conoscere i classici, lo sanno fare pure i bambini. Creare una propria filosofia è difficile. In Italia esistono grandi nomi, tipo Dennis Zoppi, che considero un grande bartender visionario.

L’aspetto estetico è fondamentale anche nei cocktail?

Assolutamente si! Adoro acquistare nei miei viaggi bicchieri particolari. La presentazione di un prodotto a un potenziale cliente è fondamentale. È come presentarsi a un appuntamento in smoking, ma a volte anche jeans e magliettina fanno figo. Basta saperlo fare.

Tre cose fondamentali per essere un bartender?

In primis l’umiltà. Nella vita essa è un biglietto da visita importante, essere se stessi, soprattutto nel lavoro. Se hai idee non devi stravolgerle, ma devi tenertele sempre strette. Poi ritengo fondamentale aggiornarsi sempre, viaggiare. Solo in questi modi hai la possibilità di apprendere stili di lavori diversi e soprattutto idee anche molto diverse dalla tua. 

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

La tecnica non esiste, esiste la voglia di preparare bene un prodotto. L’ospitalità o meglio hospitality è fondamentale per lavorare nel mondo food and beverage. 

E il distillato che preferisci miscelare?

A dir la verità bevo poco. Non amo paradossalmente bere, ma amo vedere bere bene. Certo, assaggio tutto e adoro il fruttato, ma sono innamorato del Negroni fatto bene!

Quali saranno i tuoi prossimi impegni lavorativi?

Per ora mi godo l’Italia, il Covid-19 ha stravolto parecchio la nostra vita. Sono all’Anandacastle come bar manager, poi chissà. Ho avuto contatti con l’Armani Hotel di Dubai, con due ristoranti a Miami, ma anche con il Belgio. Vedremo come si svilupperanno le cose, il tempo è galantuomo!