Bella novità l’apertura lungo lo storico Miglio d’Oro, del ristorante Litho55 tradizione sushi e cocktails: un’oasi di gusto e design, meticolosamente curata per offrire nuove esperienze di cultura gastronomica grazie alla maestria dello Chef Raffaele Dell’Aria.

Il nome Litho55 racconta la storia del luogo: all’interno di una Villa vesuviana del XVI secolo, con parco storico ed essenze secolari, con affaccio sul mare, nella zona che un tempo era chiamata Leucopetra, pietra bianca, dal nome della ninfa marina di cui si innamorarono Vesevo e Sebeto. 

Litho in greco significa appunto pietra e la pietra è elemento ricorrente: nel design degli interni, nel paesaggio lavico del territorio, nella mise en place che spesso predilige elementi materici e scultorei per accogliere le creazioni dello chef  Raffaele Dell’Aria.

Classe 1988, la sua è una cucina di territorio che trova la sua propria identità in ingredienti, materie prime e tecniche di preparazione.

Lo abbiamo intervistato:

Qual è la tua storia professionale?

Comincio a muovere i primi passi in cucina fin da piccolo, da subito sono stato affascinato da questo lavoro diventato poi la mia passione.

Sei stato un allievo di Sposito, cosa ti ha insegnato?

Sicuramente la mia esperienza a Taverna Estia è stata determinante e incisiva sul mio percorso professionale, con lo chef Francesco Sposito ho appreso tantissime tecniche, ma soprattutto il modo di vedere la cucina; tutto deve essere impeccabile… non sono ammessi errori!! Faccio tesoro ancora tutt’oggi di questi insegnamenti.

Qual è la tua filosofia di cucina? 

La mia filosofia di cucina è basata sul prediligere la continua ricerca e rispetto della materia prima. L’utilizzo dei prodotti locali è per indole il punto di partenza ma non rinuncio alle eccellenze che ci sono in giro per il mondo come ad esempio ostriche, formaggi francesi.

Da LITHO55 che menù hai elaborato?

A Litho55 nel menù che ho impostato c’è una prevalenza di piatti di mare, ho inserito alcuni piatti tipici della cucina partenopea con aggiunta di elementi solo per valorizzare ed esaltare i sapori, senza mai stravolgere quello che è il piatto di partenza.

Nutro grande rispetto e un grande attaccamento al nostro territorio e alle nostre materie prime. Ad esempio in carta abbiamo uno spaghettone con vongole veraci, pomodorino giallo arrosto e polvere di alga di mare.

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Quali sono i piatti forti?

I piatti forti: sicuramente il polpo in tre cotture con patate in tre consistenze con vinaigrette allo scalogno, poi ci sono i bottoni alla genovese, i ravioli astice, provola, friarielli e colatura di alici. Il menù ha avuto un ottimo riscontro dalla clientela.

I tuoi piatti nonostante strizzano l’occhio al Gourmet sono pieni di sapore come un piatto della tradizione, qual è il segreto?

Quando realizzo un piatto devo essere sicuro che i sapori siano autentici. Chi assaggia un piatto deve sentire tutti i sapori, anche i sapori nuovi devono essere ben “leggibili” al palato.

I sapori si devono vedere, ma soprattutto si devono sentire.

Come e dove ti vedi tra 10 anni?

L’unica certezza è che tra 10 anni continuerò a coltivare questa passione che è il mio lavoro, cercando di migliorare e apprendere sempre di più. Mi godo a pieno questo nuovo percorso con grande fervore. Sono appoggiato da mia moglie e dal mio piccolo Nicolas che sono i miei primi tifosi e già questo mi spinge quotidianamente a puntare sempre più in alto con umiltà e dedizione.