LE CENE DI FIBONACCI” è un progetto social gastronomico in cui ad ogni incontro il numero dei commensali aumenta seguendo la successione numerica di Fibonacci.

Ne abbiamo parlato con il fondatore Michele Del Vecchio:

Quando nasce e perché l’idea delle  Cene di Fibonacci?

L’idea era “in cantiere” già da tempo. Ogni giorno a Napoli, per andare in ufficio, prendevo il metrò a piazza Vanvitelli e passavo sotto l’opera di Mario Merz, la bellissima spirale di neon che si sviluppa proprio seguendo la serie numerica di Fibonacci. L’unione di due mie grandi passioni, la matematica (ne ho addirittura sposata una, Luisa!) e l’arte contemporanea ha, quindi, creato il corto circuito decisivo per far nascere il progetto. L’idea parte da una semplice riflessione: viviamo in un mondo sempre più “social”, in continua connessione con tutto e con tutti, ma –in questa effimera illusione collettiva che nasconde un rischio di profondo isolamento egocentrico- lentamente stiamo trascurando uno dei bisogni primordiali ed ancestrali dell’uomo… Il desiderio di stare insieme agli altri consapevolmente.

Come funziona il progetto?

Il numero di commensali di ogni cena si incrementa seguendo proprio la sequenza di Fibonacci (ogni numero è la somma dei due precedenti): 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377, 610… Abbiamo iniziato io e mia moglie Luisa con due cene in solitaria (1, 1),

e mia moglie Luisa con due cene in solitaria (1, 1),

poi abbiamo cenato io e lei (2) e quella serata è stato il primo embrione della comunità. Poi si è aggiunta una persona (3), poi altre due (5), e così via…

Perché l’idea di cenare solo con persone che già si conoscono?

Non è così. Ci si può unire al progetto in due modi: attraverso un invito diretto da chi è già dentro il gruppo, oppure inviando una richiesta motivata di partecipazione. Ad ogni cena si aggiungono anche persone che non conoscono nessuno e ciò rende interessante ed imprevedibile l’eterogeneità e la crescita del gruppo. Per fare un esempio, il prossimo 29 aprile faremo cena #13 e di questi tredici ce ne sono sei che non conoscevo prima del progetto.

Dopo i primi eventi qual è il bilancio e soprattutto cosa è emerso di diverso?

Siamo arrivati alla Cena di Fibonacci #8 (quindi otto persone).

Ogni volta in una location diversa: stiamo entrando in dimore private e studi di artisti, designer, architetti e ciò rende unico ogni incontro. Il buon bere e l’ottimo mangiare alla fine sono un pretesto per far confrontare persone, in modo leggero ma anche stimolante. Si è discusso molto della scelta del progetto benefico da sostenere sul nostro territorio. Perché, ricordiamo, ogni nuovo amico che si aggiunge al progetto, versa 10,00€. Il nostro obiettivo è di realizzare una grande festa finale a fine anno con 610 persone. Significherebbe essere riusciti a raccogliere oltre 6.000,00€.

Quali saranno i prossimi passi?

Il numero di partecipanti, come detto, aumenta ad ogni incontro. Fin quando i numeri sono bassi si tratta di cene seduti. Poi al crescere diventeranno cene in piedi e poi vere e proprie feste dove andremo anche.

Michele Del Vecchio 

Laureato alla Federico II di Napoli in Economia e Commercio, ambito gestionale. Da dieci anni ha fatto delle sue passioni un lavoro. Ristrutturando nel suo quartiere, Vomero, un box auto ed un deposito abbandonato ha fondato nel 2007 Giu*Box Gallery poi diventata nel 2012 Spazio Tangram. Spazio Tangram è uno spazio dedicato alla fotografia, al cinema, alla scrittura creativa, e tanto altro ancora. L’idea, quindi, di poter unire l’intrattenimento a contenuti culturali. Organizziamo mostre, corsi, laboratori, workshop e concorsi di fotografia.
Ho creato diversi format che declinassero serate di enogastronomia in varie forme:

  • CENEFORUM”: visioni di film con cene in tema
  •  “FOODOGRAPHY”: cene fotografiche con contest.
  •  “BLOW AP”: aperitivi fotografici con contest
  • “’O MAST RE CHEF”: gara culinaria per cuochi non professionisti
  •  “CHEF+CHEF”: gara culinaria a coppie per cuochi non professionisti
  •  “PANE&BURRACO”: torneo di carte con cena.