Nel Time Out Market a gustare la cucina di Henrique Sa Pessoa, chef 2 stelle Michelin

Devo ammetterlo: scrivere delle mie esperienze in Portogallo prima dell’inizio della Fase 2 mi risultava ostico. Il motivo è presto detto: una volta sancita la fase di stallo del Paese, ho voluto tenere in un angolo nascosto del cassetto della memoria le ultime avventure vissute a Lisbona. Troppo preziose e al contempo troppo dolorose, pensando alle restrizioni che la mia vita, come quella di tutti, avrebbero subito di lì a poco.

Oggi che tutto sembra lentamente tornare alla normalità (se così possiamo definirla), scrivere mi riesce più semplice. Ed è persino piacevole aprire quel cassetto e tirar fuori i profumi, i colori e soprattutto i sapori dell’ultimo viaggio prima del lockdown.

In zona per un meeting di lavoro alle Azzorre, mi sono concessa una visita nella capitale. Che Lisbona sia una città viva lo si avverte dai suoi colori, dalla presenza di giovani che la scelgono sempre più come meta di viaggio e di permanenza temporanea. Un luogo che sa offrire le molteplici opportunità di una capitale europea, pur restando defilata rispetto alle colleghe britanniche, francesi e tedesche.

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Essere a Lisbona e non frequentare uno dei mercati del gusto è un’occasione persa per comprendere come vive una popolazione il proprio legame con questa terra. Entro quindi al Time Out Market, che concentra al suo interno (qui come in altre 8 mete nel mondo, NdR) tutto il meglio della ristorazione che punta al rispetto per il territorio, senza dimenticare l’innovazione apportata dall’esperienza di giovani chef.

La tappa prescelta è lo spazio di Henrique Sa Pessoa, chef due stelle Michelin che, a detta di molti addetti ai lavori, è uno dei migliori portoghesi in circolazione. La sua cifra stilistica è rappresentata da un grande rispetto per la cultura di questo territorio, cui associa tecniche provenienti dall’alta cucina.

Dopo un antipasto a base di crocchette di carne, servite con una salsa aioli, scelgo di immergermi totalmente nell’atmosfera portoghese, prendendo due piatti dalla selezione dedicata alle pietanze a base di pesce.

Bacalhau com puré de grão, ossia un trancio di baccalà accompagnato con una purea di ceci, e un Bacalhau Batoteiro, un timballo gratinato di baccalà, con spinaci e carote.

Accostamenti semplici, che esaltano il sapore deciso del pesce e che dimostrano l’attenzione dello Chef per la qualità delle materie prime, tutte rigorosamente locali e che sposano a pieno il concetto di cucina etica e sostenibile. Privilegiare il km 0 ed evitare prodotti importati è una sfida per una cucina sempre più competitiva e quasi obbligata a colpire con gli effetti speciali. Qui gli artifici non servono: bastano pochi ingredienti, di ottima qualità, per rendere unici i piatti proposti dalla cucina del Sa Pessoa. Il conto lascia persino il sorriso sulle labbra, a riprova che non è necessario spendere cifre particolarmente alte per potersi godere un’esperienza culinaria di alto livello.

Per chiudere degnamente il pasto, mi sposto nello spazio dedicato a Manteigaria, che si occupa della produzione di pasteis de nata, piccole tortine di sfoglia ripiene di una particolare crema a base di uova e panna, cotte al forno. Questa tipologia di cottura conferisce al dolce una croccantezza peculiare, sottolineata da un sottile strato di caramello che si forma proprio durante la permanenza in forno. Per gustarle al meglio, da bere c’è un bicchiere di ginjinha, prelibato liquore prodotto dalla macerazione della ginja, frutto simile alla ciliegia, e tipico di Lisbona e delle limitrofe Obidos, Alcobaça e in Algarve. Assolutamente consigliato.

Il volo di linea mi avrebbe riportata in Italia di lì a poco e non sapevo sarebbe stato l’ultimo da prendere per mesi. Ho fatto ritorno a casa, pensando al prossimo viaggio: il pensiero che mi accompagna ogni volta che salgo la scaletta dell’aereo. Tra le tante tappe cui ho pensato in questa lunga quarantena, c’è sicuramente Lisbona: voglio tornarci per inebriarmi, con lentezza, delle sue meraviglie.