Il valore strategico delle radici: l’agroalimentare come visione

La Campania non è soltanto una regione che vanta una biodiversità tra le più floride del bacino mediterraneo; è un laboratorio a cielo aperto in cui la storia delle comunità incontra la necessità di uno sviluppo economico moderno e sostenibile. Il prossimo 27 ottobre 2026, presso la rinomata scuola “Dolce & Salato” di Maddaloni, il convegno intitolato “La Grande Ricchezza” si propone di fare il punto su strumenti che, spesso relegati alla burocrazia locale, rappresentano invece le fondamenta del rilancio territoriale: le Denominazioni Comunali (De.Co.) e i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.).

L’iniziativa, promossa dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, vuole superare la visione della tradizione intesa come mero esercizio di memoria, proponendola come un modello di business per le piccole realtà. In un momento in cui i mercati globali cercano sempre più l’autenticità e la tracciabilità, la capacità di comunicare l’origine di un prodotto e la sua storia diventa un vantaggio competitivo senza pari per i produttori locali.

Le De.Co.: la carta d’identità dei comuni

Spesso si fa confusione tra marchi di tutela europei come DOP o IGP e le De.Co. È fondamentale chiarire che la Denominazione Comunale non è una certificazione di qualità tecnica, ma un atto di orgoglio e identità politica. Una De.Co. attesta il legame inscindibile tra un territorio, una specifica pratica produttiva e la sua storia. Per un piccolo comune campano, adottare un registro De.Co. significa dotarsi di uno strumento di marketing territoriale potente, capace di dare valore aggiunto anche alle produzioni di nicchia che rischierebbero altrimenti di scomparire.

Proteggere un prodotto tipico attraverso una delibera comunale non tutela solo la ricetta o l’alimento in sé, ma l’intero ecosistema sociale che lo ha generato. Attraverso il registro De.Co., il comune si fa garante di una memoria che diventa economia: si pensi alle antiche produzioni di ortaggi locali o ai dolci che si possono trovare solo in una specifica vallata. Questi sono gli elementi che trasformano il paesaggio in destinazione turistica, attirando visitatori interessati a un’esperienza di consumo che sia, al contempo, culturale e gastronomica.

P.A.T. e biodiversità: il primato della Campania

La Campania detiene un primato invidiabile in Italia: il numero più elevato di Prodotti Agroalimentari Tradizionali. Questi prodotti sono veri e propri “fossili viventi” della nostra biodiversità, tutelati proprio in quanto tramandati di generazione in generazione secondo regole consolidate. Il convegno di Maddaloni metterà in luce come l’Assessorato all’Agricoltura stia lavorando per trasformare questo immenso elenco in una risorsa redditizia per le nuove generazioni.

Il problema principale, infatti, è il ricambio generazionale. Se i giovani non vedono in un prodotto tradizionale una possibilità di guadagno dignitoso, il rischio di abbandono delle campagne diventa una certezza. Il lavoro di istituzionalizzazione dei P.A.T. serve a dare una cornice normativa a questo lavoro, facilitando l’accesso ai canali di vendita moderni e incentivando i giovani a riscoprire le professioni agricole con un approccio imprenditoriale, dove la competenza tecnica incontra il rispetto per il metodo tradizionale.

La Dieta Mediterranea: non solo nutrizione, ma modello di vita

La cornice in cui si inseriscono De.Co. e P.A.T. è quella della Dieta Mediterranea, un patrimonio immateriale dell’umanità che, pur essendo nato nel Cilento, appartiene a tutto il mondo. Tuttavia, il rischio è di svuotare questo concetto di significato, riducendolo a una semplice etichetta salutistica. La sfida, che verrà discussa durante l’incontro con l’assessora Maria Carmela Serluca e gli esperti del settore, è quella di declinare la Dieta Mediterranea come uno stile di vita quotidiano, fondato sulla frugalità, sulla stagionalità e, soprattutto, sulla convivialità.

I prodotti locali non sono “ingredienti” isolati, ma tasselli di un mosaico alimentare che garantisce benessere fisico e sociale. Valorizzare la biodiversità campana significa, in definitiva, promuovere un modello di vita che è stato studiato in tutto il mondo per i suoi effetti sulla longevità. Quando un turista sceglie di consumare un prodotto a marchio De.Co. o P.A.T., non sta comprando solo cibo: sta partecipando a un sistema di valori, a una narrazione che rispetta i tempi della terra e la dignità di chi quella terra la lavora.

Verso il turismo delle radici e la transizione ecologica

Un tema centrale della discussione a Maddaloni sarà il cosiddetto “turismo delle radici”. Il viaggiatore moderno è stanco dei circuiti di massa, omologati e privi di carattere; cerca l’incontro con l’artigiano, con il produttore che conosce la storia del seme che pianta. La capacità delle amministrazioni locali di censire e promuovere i propri prodotti tipici diventa la chiave di volta per intercettare questa domanda di autenticità.

Parallelamente, l’agroalimentare tradizionale si pone come attore protagonista della transizione ecologica. Chi produce seguendo le vie della tradizione utilizza solitamente metodi a minor impatto chimico, rispetta le rotazioni colturali e preserva le varietà vegetali autoctone. Il convegno vuole spronare le istituzioni a supportare concretamente questi custodi della terra, vedendo in loro non degli anacronismi, ma gli architetti di un futuro più sostenibile, capace di resistere alle sfide del cambiamento climatico.

Il convegno del 27 ottobre si preannuncia quindi come un momento di svolta per il comparto agricolo campano, con l’obiettivo di tradurre la teoria in linee guida operative. Con la partecipazione di figure di spicco come l’Assessora Maria Carmela Serluca, lo Chef Giuseppe Daddio e il presidente di Coldiretti Caserta, Enrico Amico, l’incontro si candida a essere il punto di partenza per una rinnovata sinergia tra Regione, comuni e produttori. Invitiamo tutti gli operatori del settore, gli amministratori locali e i cultori dell’agroalimentare a seguire gli esiti di questo incontro, partecipando attivamente alla costruzione di una rete che metta al centro la qualità e l’identità del territorio campano. L’opportunità di capitalizzare questa “grande ricchezza” è nelle mani di chi ha il coraggio di credere, ancora oggi, nel valore del saper fare locale.

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