Nerina Di Nunzio per tre anni è stata direttore di IED Roma è esperta di marketing digitale e comunicazione, per 7 anni è stata direttore Marketing e Comunicazione del Gambero Rosso e del Master in Giornalismo Enogastronomico, ha fondato l’agenzia di comunicazione e social media strategy Food Confidential e ha diretto per due anni la Scuola di Cucina della rivista La Cucina Italiana del Gruppo Condé Nast.
L’abbiamo intervistata:
Qual è il rapporto tra il design ed il food?
Questo è un tema che mi sta molto a cuore, visto che faccio parte della commissione food dell’ADI (Associazione per il Design Industriale) che ha dato vita al Food Design Manifesto. C’è un misunderstanding di fondo su questa tematica: la maggior parte delle persone pensa che il Food Design riguardi la presentazione del cibo, un concetto puramente estetico quindi. Ma il Food Design non è questo. E’ molto di più. Riguarda la progettazione complessiva dei fatti alimentari, quella che inizia con un’idea su una materia prima o un servizio, attraversa i processi produttivi della gastronomia, cerca le soluzioni cha hanno come obiettivo la miglior esperienza per chi consuma e il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità sociale, dal packaging all’evento, dal format ristorativo alla fiera. Il progetto e il prodotto. E ancora il Food Design interviene nella progettazione degli oggetti della cucina e della gastronomia, nella tecnologia del settore ma studiandone lo scopo finale. Insomma, mette in contatto la creazione (intesa anche come atto estetico) e la produzione.
Immagino che il design sia più diffuso nelle aziende di food che nei ristoranti giusto o sbagliato?
Spiegato cosa sia il Food Design, è facile intuire come sia presente sia nelle aziende che nei ristoranti a diverso titolo. Il Food Design riguarda la produzione, il poter replicare il cibo nello stesso modo in qualunque parte del mondo, le porzioni, le modalità di fruizione. Tutto questo nei ristoranti entra per volere di chef che si impegnano a creare progetti di food design per i loro ristoranti sparsi in varie città. Un esempio italiano di questo è Niko Romito, 3 stelle Michelin, che ha lavorato nella progettazione dei suoi menu in questa chiave nel format Spazio per esempio o per i Bulgari Hotel di quasi tutto il mondo e ancor di più per una sua collaborazione con l’Ospedale romano Cristo Re, per il quale è stato chiamato a progettare il menu per i degenti ed è finito per ripensare l’intera cucina, abbattere i costi e migliorare e allungare la conservazione dei prodotti. Il progetto si chiama Intelligenza Nutrizionale e ne parlerò anche nel mio prossimo libro in uscita ad ottobre. Al MAXXI ho invitato Niko Romito ad una conferenza proprio per parlare di questo, e sono stata contenta che in quel giorno fosse molto numeroso il pubblico, perchè credo che di aver comunicato una volta per tutte cosa sia veramente il Food Design.
In italia siamo indietro rispetto al resto del mondo o no?
In Italia siamo al passo con i tempi, abbiamo diversi studi e food designer all’opera e poi c’e l’ADI che con il Manifesto del Food Design aperto e condivisibile ha invitato persone di tutto il mondo a dire la loro. Trovate il manifesto sul sito foodesignmanifesto.org e tutti lo possono sottoscrivere o mandare i propri suggerimenti
A giugno ci sarà un evento da te curato a Napoli, Edit Table, dicci di più?
A Napoli, dal 7 al 9 giugno 2019, andrà in scena EDIT NAPOLI (curato e diretto da Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli) la prima fiera che supporta e ‘industrializza’ il design d’autore, sfidando la consueta catena produzione-distribuzione, e che esplora il mondo del design editoriale tra la modernità e la tradizione dell’artigianato d’eccellenza con più di 50 espositori del settore, All’interno c’è EDIT TABLE BY FOOD CONFIDENTIAL, il progetto da me curato. Si tratta di una piattaforma dedicata e chef, pizzaioli, pasticcieri e ad imprenditori del mondo della ristorazione e dell’hotellerie, creata per interagire direttamente con designers e artigiani.Lo scopo è quello di avviare collaborazioni di qualità su prodotti dedicati, dal tessile alla ceramica, dalle pentole ai vetri, per un progettazione tutta originale e personale di una tavola, di un bancone o di un intero ristorante. Prodotti studiati ad hoc per valorizzare quello che si mangia e si beve. Ma anche il contrario: pezzi unici di design impreziositi dal cibo o dal vino che contengono. In uno scambio creativo in perfetto stile EDIT. In fondo il cibo e il design parlano ormai la stessa lingua. Perché si mangia con tutti i sensi e si può apprezzare il cibo non solo per il gusto, ma anche per come è presentato. E allora piatti, posate, bicchieri, tavoli, lampade e sedie diventano parte integrante della creazione originale di uno chef, o di un imprenditore che vuole rendere unico il brand del suo ristorante. Cibo e design vanno a braccetto, dando vita ad una comunicazione a 360 gradi del concetto di ‘nutrimento’, inteso per il corpo, per la mente e per gli occhi come dice il Manifesto di Food Confidential, agenzia ed editore che ho fondato 7 anni fa per agevolare la comunicazione nel mondo del digitale. In EDIT TABLE by Food Confidential ho unito la mia esperienza nel mondo del food a quella fatta nel mondo del design, come Direttrice della sede romana dell’Istituto Europeo di Design (IED). Quando si dice un approccio multidisciplinare.
Cosa bisogna fare per partecipare?
Ad EDIT TABLE inviterò chef stellati, pizzaioli, pasticcieri ed imprenditori del settore food. Durante i giorni della fiera, gli invitati saranno accompagnati alla scoperta della filosofia e delle tecniche dei progettisti presenti all’interno della rassegna, con l’intento di far nascere incontri e progetti residenziali durante i quali le due figure professionali possano unire la loro creatività e far nascere progetti unici e tailor made. Oltre agli inviti, chiunque sia interessato e voglia unirsi, è libero di farlo e sarà il benvenuto scrivendomi a nerina@foodconfidential.it
Lanciamo una provocazione, come rivoluzioneresti la pizza che da sempre è comunicata in modo tradizionale?
La pizza sta andando avanti molto bene da sola, da circa 10 anni assistiamo a un vero e proprio rinascimento. Dalla tradizione di piatto povero e accessibile, che è assolutamente rispettata, ci sono proposte gourmet, con ingredienti preziosi e ricercati, nuovi formati, nuovi abbinamenti.
La pizza poi è sempre più presente in eventi e trasmissioni TV, trattata come esempio di puro Made in Italy di cui andare fieri in tutto il mondo. Sono appena stata in Giappone e ho trovato molti luoghi dedicata alla pizza di vero valore, non solo a Tokyo che in questo senso è patria della pizza italiana da tempo, ma anche ad Awaji Island, un’isola nel cuore del paese che non ha ancora molto turismo europeo dove almeno due ristoranti sul mare offrono un prodotto eccellente: il ristorante Miele da Scuola e Grab Costa Orange che utilizza farine e pelati Italiani con un vero forno a legna di alto livello.

Antonio Savarese

Ingegnere gestionale, sono un Project Manager in Enel Italia nella funzione System Improvements. Da piu' di 15 anni svolgo attivita' come giornalista freelance e consulente di comunicazione per alcune...

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