La pandemia Covid-19 continua ad incalzare, nonostante la campagna vaccinale proceda bene, ma ormai i danni all’economia sono stati causati, per cui molte attività provano ad alzare la voce, farsi sentire con proteste, rivolte, bloccando città, ma c’è chi come Gianni Improta titolare della Pizzeria al 22 nella Pignasecca di Napoli, ha provato ad inventarsi un fenomeno virale e di protesta pacifica attraverso una sua creazione, ovvero la pizza mutanda,

Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e comprendere meglio i disastri pandemici per una pizzeria

Ciao Gianni ci racconti la storia della tua Pizzeria?

La storia della pizzeria, eh… una bella storia, allora è nata nel 1935, è stata aperta dai miei nonni Giovanni Improta e mia nonna Maria Frenna. All’inizio era una friggitoria per poi negli anni successivi diventa pizzeria, pizza al forno. Io mio nonno non lo ho conosciuto perché è finito prima che io nascessi ma ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere e crescere solo con mia nonna che da quello che mi è stato raccontato da mio padre e dai pizzaioli che si sono susseguiti qui è colei che ha portato, diciamo la “baracca” avanti, perchè mio nonno ha aperto la pizzeria ma a detta di mio padre non ha mai fatto una pizza, anzi pare che fare la pizza neanche gli piacesse.

Era tutt’altro, viaggiava in giacca e cravatta, era un tipo molto libertino quindi quella che ha portato la pizzeria avanti è stata mia nonna poi continuata da mio padre e adesso ci sono io che rappresento la terza generazione. La nostra pizzeria si caratterizza molto per l’ambiente familiare basta pensare che abbiamo avuto pizzaioli con noi che sono stati per oltre 60 anni nostri dipendenti, diventando uno di famiglia.

Così in queste tre generazioni che si sono susseguite non abbiamo mai licenziato nessuno, per far comprendere il carattere familiare e l’atmosfera che si vive nella nostra pizzeria. Ancora oggi abbiamo dipendenti che lavorano con noi da quando avevano 10 anni c’è Massimo, Davide, Antonio, il più “anziano” collabora con noi da 35 anni, diciamo che chi entra nella pizzeria come lavoratore vive sempre bene. Per noi è molto importante il territorio quindi abbiamo a cuore i ragazzi e cerchiamo di aiutarli a diventare uomini e pizzaioli, per essere da esempio ad altri ragazzi di qui.

Essere proprietari della Pizzeria Al 22, in un quartiere popolare come la Pignasecca, ed essere arrivati con te alla terza generazione cosa significa?

Quando tre anni fa è finito papà sono diventato il “titolare” prendendo anche le redini burocratiche.Oggi mi piace interagire con le persone del quartiere, con le altre attività, tant’è vero che noi quasi sempre compriamo prodotti a chilometro 0, dal fruttivendolo di fiducia come il macellaio, il pescivendolo al distributore di farina. Rappresentiamo la pizza napoletana di tradizione, in un quartiere popolare come la Pignasecca che è sempre una delle principali arterie della città. Qui infatti c’è il mercato principale che è sempre stato popolato dai turisti perchè attratti dalla “bancarella di oggettistica”, o dalle nostre pizze a portafoglio od il classico banchetto da cui scegliere crocchè, arancini, insomma qualcosa di tradizionale dello street food napoletano.

Per cui mi piace scommettere e puntare sul quartiere, oggi più che mai essendo una pizzeria di quartiere, abbiamo lo zoccolo duro, venendo a mancare il turismo dobbiamo ringraziare proprio il quartiere se abbiamo resistito. Ecco perchè credo che solo chi ha la storia ed ha clienti che nel tempo si è “coccolati, oggi ha avuto la fortuna di poter resistere, rimanendo a galla invece di tante attività che si sono aperte solo per il fascino del turismo e quindi improvvisate, infatti so di amici che ci hanno provato ma senza storia non hanno saputo come rimanere a galla.

Soprattutto che messaggio si può trasmettere a chi non crede più che sia possibile resistere e portare avanti le attività di famiglia?

Diciamo che nel mio caso specifico la passione è stata colei che mi ha spinto a intraprendere e continuare questo lavoro. Infatti io ho studiato a scuola e anche all’università ma poi sono giunto al bivio della scelta se continuare o meno. Ecco perchè credo che se dal 1985 ad oggi e sono quasi 85 anni siamo ancora in piedi è perchè ci mettiamo sempre la stessa passione, la voglia di portare avanti il nome della mia famiglia iniziato dai miei nonni e poi continuato da me e tutto lo staff. Ecco che per me è impensabile lasciare perché il comandante la nave non la abbandona neanche quando affonda. Ecco perché sempre metto passione, provo a rinnovarmi, porto nuove idee, prendendole da fuori, perchè è vero che siamo una pizzeria di tradizione, però…. non in maniera estrema, cercando sempre di adeguarci a quelli che sono i cambiamenti, per esempio nell’ultimo periodo abbiamo intensificato molto l’asporto dovendoci adeguare anche alle piattaforme di delivery più famose per compensare la perdita dei tavoli arrivando dove noi non arriviamo con i nostri fattorini, ma per me lasciano il tempo che trovano perché una pizza va mangiata al momento, però almeno ci siamo fatti conoscere, sperando che quando si potrà verranno a gustarla qui in pizzeria, quando ci sarà permesso.

Questo è stato il segreto per resistere negli anni alla concorrenza cittadina e soprattutto di quartiere o ancora di più della stessa via?

Beh, io credo che gli elementi fondamentali per poter resistere un qualsiasi locale tutti questi anni sicuramente è la qualità del prodotto che tu offri cioè la pizza che dai mista all’accoglienza, la cordialità che sono le basi del nostro locale poi negli ultimi anni, due anni fa abbiamo fatto un investimento rinnovando il locale, in un momento che lo permetteva, per renderlo all’avanguardia, non che prima non lo fosse, così riusciamo a resistere negli anni.

Infatti c’è il passaggio di testimone tra i nostri clienti infatti spesso vengono a trovarci i figli delle famigliole che sono cresciuti negli anni e tornano da noi. Sono sempre del parere che il passaparola che dà un parente, un amico che consiglia di visitare un posto che nove volte su dieci è positivo, sia ciò che fa la differenza perchè non credo che qualcuno consigli un locale per avvelenare l’altro.

La tradizione si  limita  solo alle pizze o si estende a tutta l’offerta della pizzeria?

Abbiamo un menù che all’80% è di pizze classiche che ormai non si fanno più, perché le nuove pizzerie tendono ad andare sul gourmet, con le pizze diversamente napoletane, che possono essere buone ma non significa che siano meglio di una tipica napoletana. Infatti io dico sempre che bisogna dare il nome giusto ad ogni cosa ma devi sempre farla buona. A parte la pizza comunque offriamo la classica friggitoria napoletana, come il crocchè fatto ancora di patate perchè le sbucciamo, tagliamo e schiacciamo noi, anche l’arancino, la frittatina, abbinandoci anche birre artigianali, del territorio. Poi oltre la pizzeria negli ultimi anni abbiamo sviluppato anche una trattoria, perchè chiunque venga qui non mangi solo la pizza o crocchè o fritturina, in modo che chiunque venga gusti anche altro di tipicamente napoletano, puntando sui piatti tipici che magari le nuove generazioni non conoscono, perchè non sono più cucinati, come pasta e patate con la provola, la genovese, parmigiana di melanzane, pennette allo scarpariello o a volte quando freschi e giornalieri compriamo cozze, vongole da offrire e anche semplici fritture di calamari o di gamberi. Piatti semplici e gustosi per invogliare le nuove generazioni a conoscere sapori messi un pò da parte, perché ormai a casa non si cucinano più come prima e quindi poter godere di queste pietanze fa molto piacere, per far avvicinare alla tradizione chi è giovane. Infatti per restare fedeli alla città anche nel dolce la supportiamo, proponendo la nostra pastiera. Addirittura, ti dirò, che per dimostrare fedeltà ho eliminato anche l’opzione del caffè dalla macchinetta a cialde perché queste non erano ottime e guastavano la tradizione che offriamo, perchè tutto quello che abbiamo qui in linea di massima è fatto da noi!

Sei un pizzaiolo affermato e docente di AVPN  che messaggio vuoi  trasmettere ai giovani che vogliono iniziare questo Mestiere?

Beh con L AVPN, l’Associazione di cui facciamo parte come pizzeria ho avuto la possibilità di fare un percorso professionale che mi ha aiutato innanzitutto a crescere, a migliorare, a confrontarmi perchè con l’Associazione ho avuto la possibilità di viaggiare e diffondere la pizza napoletana nel mondo e poi ho avuto la possibilità di fare dei corsi, facendo un percorso, quindi poter trasmettere ai ragazzi quello che tu fai in vita, cioè la tua impronta in pizzeria è bello perchè comunque ricevi soddisfazioni ed ancora oggi ho contatti in tutto il mondo con i ragazzi che sono passati in pizzeria, con quelli con cui siamo stati fuori a fare dei corsi. Abbiamo fatto consulenze, perchè lo scopo principale è il trasmettere e tramandare la vera pizza napoletana, per cui ringrazio l’Associazione che mi ha dato l’opportunità di poterlo fare!

In questi ultimi anni l’emergenza Covid-19 ha messo a terra la ristorazione in toto, qual è il tuo punto di vista?

L’emergenza Covid-19 ha portato danni e in questo anno di pandemia nessuno poteva immaginare di arrivare così. Pensa che in questo anno noi ad Ottobre 19 abbiamo inaugurato dopo i lavori quindi abbiamo fatto giusto tre mesi di lavoro per poi essere chiusi per pandemia, quindi da un punto di vista economico è stata una mazzata enorme perchè nessuno, così come me(altri ristoratori, albergatori) si aspettava ciò soprattutto perchè il 2020 doveva essere l’anno boom, dato che ormai il turismo viaggiava ad alti livelli.

Infatti c’era un susseguirsi infinito di prenotazioni a lungo termine, perciò in molti hanno rinnovato i locali nuove aperture. Anche io perciò decisi di fare un investimento per rinnovare il locale. Poi però è arrivata la pandemia, quindi è stato un anno di resistenza per quello che ci hanno fatto fare, tutto assurdo, pensa che nel locale ci siamo attrezzati nel miglior modo possibile per rispettare tutti i protocolli, seguendo ogni iter di attrezzature nel locale e di comportamenti da attenersi nell’attività. Purtroppo sembra di essere punto ed a capo, anzi siamo ancora peggio! Perchè siamo in una situazione in cui non abbiamo avuto sostegni, ristori, aiuti, insomma non abbiamo avuto aiuti importanti per andare avanti. Anche io nel mio caso specifico, essendo una Partita Iva nuova, avendo cambiato tutti i dati fiscali mi sono ritrovato con 85 anni di storia ad essere un’attività aperta da soli 3 mesi!

Ti lascio immaginare danno e beffa. E’ stato un anno di resistenza , abbiamo dovuto ridurre i costi; ho dovuto mettere a 5 dipendenti in cassa integrazione ed ancora oggi ne ho 5. Andiamo avanti io e altri 2 ragazzi, uno che consegna le pizze ed un altro come Antonio, che mi aiuta dietro il bancone a fare le pizze nelle giornate con più lavoro. Durante questa pandemia il mio intento è stato quello sempre di essere aperto e fare il bene della Pizzeria anche se fossi dovuto restare da solo l’avrei fatto. Ho cercato di pensare un pò al futuro, per riorganizzare le cattive abitudini di prima con la clientela, anche organizzando meglio l’asporto, o con un servizio di prenotazione ai tavoli più ligio rispetto a prima, tutto questo per tamponare, resistere e rimanere in piedi. Sperando che questa zona gialla non ci penalizzi di più perchè è si una zona di quartiere ma non abbiamo grande disponibilità di mettere tavolini all’esterno. Aspettiamo che ci aprano le sale interne, dato che ne ho ben due di 55/60 posti diventate da un anno a questa parte solo depositi di contenitori.

pizza_mutanda

L’ultima creazione della Pizzeria è la pizza mutanda, una simpatica provocazione ci racconti come è nata l’idea e perchè?

La pizza mutanda, la aspettavo… Nata in modo goliardico con l’amico Sergio Valentino, un caro amico e cliente, anche lui in grave difficoltà perché è un dipendente del Teatro San Carlo chiuso fermo da un anno. Qualche settimana fa è nata questa provocazione sui social di queste mutandine appese nei ristoranti perchè sembrava che se tu avessi delle mutande nel tuo ristorante, secondo il codice Ateco tu potessi venderle. Quindi nacque questa provocazione da parte di tanti ristoratori di stendere le mutande fuori ai propri locali. Sergio ha notato quest’aspetto ed è venuto da me in pizzeria per dirmi se volessi fare questa pizza mutanda con il cornicione ripieno per simboleggiare la molla, poi imbottita con ricotta e salame. Lo ho accontentato, lui ha fatto la foto, la ha condivisa e poi è diventata virale, ma è già molto richiesta, infatti molti mi contattano per dirmi che quando verranno a tavolo la vorranno provare. Soprattutto questa pizza è un modo per raccontare la situazione di questo momento, perchè siamo tutti in mutande, ci siamo spogliati dei nostri abiti. Nata un pò per scherzo, per provocazione, però mi è piaciuta perchè è diventata virale e vuol dire che il messaggio è arrivato. Magari quando ci riapriranno sarà inserita nel menù e così ci ricorderemo alemno qualcosa di positivo del Covid-19.

Pensiamo positivo, prossimi progetti per il futuro?

Pensare positivi ed esserlo oggi è un pò ambiguo( ride). Il “problema” è che noi siamo stati sempre positivi, perchè peggio di così non so cosa ci sia, parliamo sempre di attività da un punto di vista economico. Perché il problema c’è non siamo negazionisti, purtroppo abbiamo amici, parenti, conoscenti che hanno rischiato con il Covid-19, quindi siamo rimasti sempre sul pezzo senza mai abbatterci e credendoci sempre. Infatti ci abbiamo sempre provato, inventandoci anche promozioni per motivare l’asporto, “restando sul pezzo”, non abbattendoci. Progetti futuri? Beh sicuramente la speranza è per una sorta di ritorno alla normalità ma credo che ci vorrà un pò di tempo, soprattutto per far smaltire paure, preoccupazioni nella testa dei cittadini. Perciò speriamo che riprenda il giusto tenore di vita, con scuole, uffici, ritornare alle sale piene, non solo per un aspetto economico ma soprattutto sociale. Più che progetti abbiamo nella totale consapevolezza del tempo, delle forti speranze, di ripresa di tutto ciò che si faceva prima, con le accortezze del caso, ma almeno riprendere la giusta vita sociale.

Ringraziamo per la disponibilità il buon Gianni e a nome di tutta la Redazione mi sento anche di rincuorarlo, perché riusciremo a riprendere ciò che si faceva prima, magari facendo riprendere un pò l’economia e che quindi anche i momenti conviviali e di amicizia riprenderanno e quindi tutto riprenderà a girare bene.