Correva l’anno 1938, nonostante fosse un duro periodo storico, Raffaele Acunzo aprì la Friggitoria Vomero nel cuore del quartiere, in cui è ormai un’istituzione. È aperta tutto il giorno, perciò è sempre ben fornita di merce fresca, ma calda, appena fritta, grazie ad una continua produzione sempre visibile agli occhi dei clienti, perché banco di esposizione e friggitrici sono vicini.

Questo perché ormai è una delle attività principali che elogiano il “take away, rendendolo non commerciale ma ricercato. Ma che soprattuto, per rientrare in questa categoria, deve garantire il buono con poco, infatti Il tutto ad un prezzo irrisorio: venti centesimi al pezzo. Fatta eccezione per qualche fritto speciale, magari più particolare..

Ecco perché soprattutto a ora di pranzo viene letteralmente presa d’assalto. Certo che fin qui tutto “semplice”, siamo nella città di Napoli c’è una grande cultura riguardo il fritto, pieno di gusto perché caricato di buon olio, o meglio “nzevato”, da leggere non in maniera dispregiativa, cioè di sporco, ma semplicemente oleoso.

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Questo perché, traducendo il termine, c’è il richiamo ad un qualcosa carico di olio, quindi fritto, re di quest’ambito. Ma non quando la frittura è ben tirata. Infatti come si può notare ogni pezzo è bello, dorato, di un colore vivo, perché l’olio è stato ben tirato da ogni pezzo. Anche spesso cambiato dalla friggitrice. Così non ristagna e soprattutto sono rimosse le rimanenze di alcuni pezzi dei precedenti inseriti per friggere, non restano lì, “contaminando” gli altri.

Questo perché la frittura è varia, dalla foto è facile scorgere le “paste cresciute” (semplici nuvolette di farina e sale poi introdotte nella friggitrice. Per poi girarle e scolarle in modo che l’olio non accartocci troppo la sfera di pasta). Ma che soprattutto che la cuocia troppo, rischiando di perdere la doratura.

Anche perché si rischia un sovraccarico di lavoro, tra lo spazio ristretto, e la folla incessante di clienti. Perciò l’offerta è varia e si divide in classici, come: “Panzarotti, crocchè, fiori di zucca e arancini“,

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dopo tutto è un fast food ma di una certa importanza storica, quindi deve saper garantire anche il classico.

La vicinanza a tanti istituti scolastici ha costretto anche alle versioni più moderne come: “Le tipiche pizzette al forno, le montanare o quelle fritte ripiene storicamente napoletane o quelle con wurstel e patatine.”

Oltre ai classici più gettonati, non si possono non assaggiare i fiori di zucca, le polpettine di melanzane, le frittatine di pasta e gli scagliuozzi, triangolini di polenta fritti. Il buon Raffaele ha ben educato i figli (Filomena, Antonio e Patrizio), che uniti, si sono impegnati nella conduzione della friggitoria in maniera diversa.

Per riuscire bene in questo servizio è stato importante ciò che oggi i figli di Raffaele insegnano, guidando, i collaboratori per non far perdere colpi a quello che in 75 anni di attività è diventato un luogo cult della città, per confermarsi fino ad oggi, gli anni seguenti dell‘attività.

Dopo tutto quando si parla di friggitorie napoletane è impossibile non nominarla, non a caso spesso è protagonista o appare in appropriati servizi televisivi. Questo perché la Friggitoria Vomero, è sia un’attività storica che ha garantito prodotti unici, rari e gustosi ad intere generazioni di studenti.

Un aspetto importante da considerare, è la vicinanza ad importanti scuole. Ciò è “causa” di una grande e continua richiesta, che causerebbe un sovraccarico di lavoro e qualche sbaglio. Ma non si resiste dall’inizio dello scorso secolo, per caso.

Questo perché anche molte famiglie della zona sono solite ad andare lì, quindi è necessario, quasi obbligo morale, l’offrire sempre prodotti di una certa qualità.

Buon appetito, anzi buon divertimento, con poco!