Conosco “Ciro” da almeno sei anni. Allora, nel 2012, era come oggi la persona meravigliosa e umile che molti avete visto in questi giorni in televisione e che molti ormai riconoscono per aver creato i famosi, buoni e squisiti “fiocchi di neve”.
Le cose, però, non sono sempre andate come oggi. Ciro Scognamillo in arte “Ciro Poppella”, non ha mai mollato nei momenti difficili forte di una grande passione, determinazione e di una famiglia che lo ha sempre supportato, ha continuato a “sognare” realizzando dopo tantissimi sacrifici il suo sogno che è iniziato dal suo quartiere: la Sanità a Napoli.

Così tra flash, abbracci, baci e tantissimi complimenti, ho trascorso qualche ora in sua compagnia nella pasticceria dove tutto ha avuto inizio cioè in quel quartiere per molti legato alla negatività che invece vive di una grande positività, energia e “dolcezza”.

Ti conosco da prima dell’onda d’urto del successo, non sei mai cambiato anzi ora sorridi ancora di più, mi racconti da dove è iniziato tutto questo?

Avevo tredici anni quando ho cominciato a lavorare con mio padre nel panificio di sua proprietà. Non avevo voglia di andare a scuola, volevo lavorare e realizzare quelli che erano i miei sogni di bambino. Iniziavo presto al mattino e finivo tardi alla sera. Poi a 22 anni, quando mi sono sposato, ho pensato di fare qualcosa di diverso dalla mia famiglia così ho iniziato a lavorare con un parente pasticciere.

Tanta gavetta, tante rinunce ma il sogno che avevo era più forte di tutto e tutti.
Dopo poco ho capito che dovevo cambiar marcia, camminare da solo. Così circa quindici anni fà nel Rione Sanità di Napoli ho aperto la mia pasticceria e devo dirti che all’inizio non andava benissimo. Grandi sacrifici, tanto tempo sottratto alla mia famiglia e pochi risultati insomma…non un inizio meraviglioso. Cominciavo la mattina alle sei e non avevo orario per ritornare a casa.
Poi nascono i “fiocchi di neve” e da lì è cambiato tutto.
“All’inizio sfornavamo una ventina di pezzi al giorno, siamo arrivati a farne settemila in una settimana”. Numeri da fenomeno. Puntuali arrivano i tentativi di imitazione, ma non c’è gara.
Oggi è facile parlare di me, del mio brand però devo dire grazie al mio quartiere che mi è stato vicino anche nei momenti difficile.

Senti parlare della Sanità e tanti pensano solo a fatti negativi, tu sei riuscito a smentirli.

Ho voluto tentare nel mio quartiere perché ci sono nato, tutti mi conoscono. Oggi tanti turisti vengono qui per visitarci e questa cosa mi riempie il cuore. Il Rione Sanità sta crescendo con tanta positività. Io attualmente sono riuscito a ricreare più di trenta posti di lavoro. Molte persone della zona, tutti giovani che hanno voglia di lavorare appassionate di quello che fanno.
E’ anche merito loro se dal Rione Sanità siamo riusciti ad aprire nel cuore monumentale della città, a due passi dal via vai di via Toledo e dalla Galleria Umberto di Napoli.

Qualcuno mi ha detto che ci saranno nuove aperture non solo a Napoli, quindi un’ulteriore espansione. Dobbiamo aspettarci anche qualcosa in Europa?

Stiamo pensando di aprire nel quartiere del Vomero nella zona di via Bernini, ci credo molto e penso sia giusto puntarci.
Nel mio cuore, Antonio, ho però un altro sogno quello di aprire una pasticceria “Poppella” in una città importante come Roma. Viceversa non aprirei a Milano perché sono già tantissimi che l’hanno fatto. In Europa spero che saranno i miei figli ad avere, nel futuro, mire espansionistiche.

E’ un denominatore comune a tutti gli imprenditori che sono partiti da zero costruendo tanto, l’importanza del nucleo familiare; quanto è importante per te?

La famiglia è stata importante prima nella mia crescita e oggi ancora di più. Mentre in passato la mia era una pasticceria “semplice” oggi la Pasticceria Poppella è un’azienda.

Mia moglie è il fulcro di tutto, non ho neanche bisogno di parlare che lei sa esattamente cosa fare.  Magari preferisce non uscire per alleggerire il mio lavoro.
Rispetto a prima, grazie alla mia famiglia, riesco ad essere leggermente più libero, non passo tutte le ore nel laboratorio anzi, mi trovi spesso dietro al bancone perché le persone vogliono vedermi, salutarmi e magari scambiare qualche parola con me.

Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono avviare un’attività magari legata al food? 

Tutti abbiamo un treno da prendere a volo; consiglio a tutti i ragazzi di tentare l’apertura di un’attività a Napoli, è inutile andare fuori.
Se volete consigli venite da me. Nel mio piccolo sono sempre pronto a mettere a disposizione la mia esperienza per chi vuole inseguire il proprio sogno.

Voglio ringraziare Ciro, non tanto per l’intervista e l’Amicizia sincera quanto per quello che non ha detto.
Il premio di duemila euro vinto come migliore “pasticciere napoletano” su Real Time nel programma “Cake Star”  insieme a 400 uova di Pasqua, saranno devolute in beneficenza ai bambini dell’Ospedale Santobono di Napoli…come si dice “con le parole sono bravi tutti, nei fatti invece si vedono i migliori”.