mario_ciprianoConosco Mario Cipriano da oltre 10 anni, non vorrei essere citato per danni “riesumando” una fotografia che ci ritrae al suo stand allestito durante una manifestazione organizzata a Battipaglia da Luciano Pignataro e nella quale curavo la sezione dedicata agli abbinamenti birrari.

Era il gennaio del 2008 ed al Salotto della Birra Artigianale, presso la Fabbrica dei Sapori, stava iniziando l’avventura di Mario in questo mondo.salotto_birra_artigianale

sal_de_risoLa sua Lemon Ale, una witbier aromatizzata con i limoni della Costiera Amalfitana, fu da me scelta per l’abbinamento con le preparazioni del maestro pasticciere Sal De Riso  risultando uno degli abbinamenti meglio risusciti.

Ai tempi Mario ancora non aveva abbandonato il suo lavoro presso gli stabilimenti dell’acqua Lete ma già ci dava dentro con passione ed impegno, producendo una gamma di birre che mi sembrava anche troppo varia.

Concentrati su meno birre e vai avanti gli dicevo, ma lui ovviamente aveva una sua idea in testa, un’idea che trovava nella diversificazioni dei prodotti una ragion d’essere.

Negli anni la crescita professionale, l’incontro con valenti maestri dell’ambiente campano (primo tra tutti Luigi Serpe) ne hanno affinato le capacità: questo insieme alla caparbietà di Mario hanno permesso a Karma di diventare una solida realtà nel panorama birrario regionale e nazionale.

stabilimentoLa produzione avviene sempre nel birrificio  di Alvignano (CE), nel cuore di un territorio caratterizzato da materie prime, da sapori e da forte tradizione.

Oggi sono più di dieci le birre che vengono prodotte, tra birre di gamma, stagionali e collaborazioni con altri birrifici.

La linea produttiva trova la sua saturazione anche nella lavorazione conto terzi ed infatti al birrificio Karma si appoggiano varie beerfirm in attesa di “spiccare il volo”.

Karma è un nome dal sapore orientale ma è la contrazione delle iniziali di Carmela, la moglie, e Mario, due ragazzi che insieme sono cresciuti ed hanno saputo imporre la propria creatura a livelli sempre più alti.

Ho assaggiato quattro delle loro birre, ecco le mie impressioni.

CUBULTERIACUBULTERIA  Una birra ad alta fermentazione con il 40% di malto di frumento. Si presenta dorata con la classica schiuma bianca, soffice e di ottima persistenza. Al naso subito evidenti le note di agrumi, pompelmo su tutti, poi arancia ed infine più leggere quelle di pesca e albicocca. In bocca il corpo è pieno, quasi grezzo, l’acidità e la “rugosità” del frumento la fanno sembrare meno leggera di quanto sia in realtà ma questo sicuramente aiuta nell’abbinamento gastronomico grazie ad un utilizzo, anche “a secco” di un bel mix di luppoli che conferiscono un carattere amaro lungo e sgrassante. Da provare in abbinamento a paccheri alla genovese

AMBER DOLLAMBER DOLL  Il colore è un bel ambrato carico, come quello di un buon the. Il miele di castagno, utilizzato nella sua produzione, insieme alla miscela di malti conferiscono a questa birra delicate note di biscotto e caramella d’orzo. Al naso un leggero agrumato annuncia quello che ritroviamo sorseggiandola, Il bilanciamento con il luppolo c’è e risulta gradevole anche se avrei preferito maggiore “spessore”, il corpo infatti e leggero, forse troppo per poter tentare abbinamenti di una certa struttura. Potremmo provarla con soddisfazione in abbinamento a dei formaggi freschi, assolutamente giovani e perché no magari contrastando un dolce al cucchiaio, una crem brulè al caramello.

SUMERASUMERA  Ancora un’alta fermentazione, una tripel di ispirazione belga ma di realizzazione campana Imponente la schiuma bianca, quasi una panna. Il colore arancio è il frutto di un mix di vari malti. Zucchero candito e di canna, insieme ad un mix di varie spezie conferiscono a questa birra sentori di agrume e soprattutto di erba e di prati fioriti. In bocca è gratificante con un amaro che man mano acquista forza chiudendo il finale in maniera decisa. Il warming alcolico è avvertibile e la struttura della birra consente abbinamenti di un certo impegno. Un coniglio all’ischitana potrebbe essere una scelta vincente.

CARMINIACARMINIA  Probabilmente la birra che in questa sessione di assaggio ho gradito di più. E lo dico da NON amante dello stile. Le IPA, in particolare le american IPA, birre molto in voga ahimè da qualche anno a questa parte, solitamente tendono ad assomigliarsi tutte nella ricerca di un amaro estremo ed un bilanciamento con il malto a volte difficile. La Carminia invece mette sul piatto, anzi nel bicchiere, una sorta di umile semplicità. Nel tempo è una birra che ha innalzato il proprio tenore alcolico dalle prime cotte degli anni passati, per arrivare ai 6 gradi attuali, ricavandone un buon equilibrio tra il luppolo che, con toni agrumati e di frutta tropicale, ci fa capire subito il tipo di birra che beviamo ed il malto che sostiene davvero bene la componente amara. In bocca è pulita, piacevole, non stanca e scorre via con pericolosa facilità. Abbiniamola, in vista della Pasqua, ad un piatto di carciofi arrostiti, capocollo e ricotta salata. Potremmo avere una gradevolissima sorpresa.