Bacoli si candida ufficialmente a Capitale Italiana della Cultura. E per annunciare questa sfida non ha scelto palchi solenni o conferenze istituzionali, ma la cosa più naturale, autentica e universale: una tavolata lunga oltre cento metri, allestita nel cuore pulsante della città.

Un’immagine potente, che ha trasformato le strade del centro in un luogo di incontro e condivisione. Tutti i cittadini hanno potuto sedersi a fianco l’uno dell’altro: chi portando un piatto cucinato a casa, chi assaggiando le specialità offerte dai ristoratori locali. Un banchetto collettivo che ha ricordato, per atmosfera e calore, i pranzi corali dei film di Ferzan Ozpetek, dove il cibo diventa linguaggio di comunità e filo invisibile che unisce le persone.

Il cibo come identità culturale

Non è un caso che Bacoli abbia scelto il cibo come strumento narrativo della propria candidatura. In un territorio che ha sempre intrecciato storia, mito e gastronomia, la tavola rappresenta l’identità più autentica.

Non serve ricordare che queste coste furono frequentate da Lucio Licinio Lucullo, il generale romano che qui possedeva splendide ville e che la storia ha consegnato alla memoria collettiva come simbolo di opulenza gastronomica. Da Lucullo a oggi, il filo rosso della convivialità continua a scorrere: pranzi, banchetti, piatti condivisi sono da sempre parte del DNA dei Campi Flegrei.

Ecco perché la lunga tavolata diventa il manifesto perfetto: una comunità che non solo si siede allo stesso tavolo, ma che condivide cibo, storie, emozioni. È in questo gesto semplice che si riflette la vera forza culturale di Bacoli.

“Anche se tremi”: resilienza e identità

La serata è stata intitolata “Anche se tremi”, con un chiaro riferimento alla condizione sismica e bradisismica che da secoli accompagna la vita dei Flegrei. Una scelta non casuale: la resilienza, la capacità di resistere e rinascere, è stata trasformata in chiave di lettura della candidatura.

Gli addobbi, i temi e le idee della serata sono stati curati dall’agenzia Cuore di Napoli, che ha saputo dare un’estetica contemporanea e suggestiva al centro storico, rendendolo palcoscenico di un momento collettivo indimenticabile.

Il logo della candidatura

Durante la festa è stato svelato anche il logo ufficiale della candidatura: una “B”, iniziale di Bacoli, intrecciata con una freccia rivolta al futuro. Due elementi che, combinati e rovesciati, formano un cuore decorato a cerchi concentrici, simbolo ricorrente nella vita dei Flegrei. I cerchi, evocativi delle onde sismiche e bradisismiche, diventano così rappresentazione grafica della forza di una comunità capace di trasformare la fragilità in energia vitale.

Il messaggio è chiaro: fare della resilienza una risorsa, un valore identitario. Proprio come nella tavolata, dove ciascuno ha portato qualcosa di sé per metterlo al servizio della collettività.

Una festa, una promessa

Il sindaco ha lanciato un appello forte e diretto: “essere uniti e fieri come bacolesi, cogliendo questa opportunità per concorrere al titolo di Capitale della Cultura”. Un invito che la cittadinanza ha raccolto con entusiasmo, riempiendo le strade e partecipando a un evento che ha trasformato la quotidianità in un’esperienza straordinaria.

La tavolata non è stata solo un momento di festa, ma una promessa: che Bacoli saprà affrontare la sfida culturale con lo stesso spirito di condivisione e orgoglio che ha riempito il centro cittadino di voci, profumi e sorrisi.

Dal passato al futuro

Guardando a quella tavolata lunga cento metri, non si poteva non pensare a come il cibo, ieri come oggi, sia motore di civiltà. Dai banchetti luculliani agli scenari di Ozpetek, dalla cucina domestica ai piatti della ristorazione, a Bacoli il cibo è cultura viva, accessibile e inclusiva.

E così, nel segno di una grande tavolata, la città manda il suo messaggio all’Italia: la cultura non è un concetto astratto, ma un atto quotidiano di unione e condivisione. Sedersi insieme, riconoscersi parte di una comunità e immaginare un futuro comune: questo è il vero senso della candidatura di Bacoli.

Perché, come recita il titolo scelto per la serata, “anche se tremi” la città sa restare in piedi. E sa farlo con la forza più antica e universale che esista: quella che nasce attorno a una tavola imbandita.

https://www.foodmakers.it/campi-flegrei-tra-vino-e-mito/ https://www.foodmakers.it/lucullo-cultura-banchetto/

https://www.comune.bacoli.na.it

https://cultura.gov.it/capitale-cultura

Adele Munaretto

Adele Munaretto

Salernitana di nascita ma Flegrea di adozione, Logopedista proprietaria e coordinatrice di un centro di riabilitazione del linguaggio per bambini; dopo i trent'anni si avvicina al mondo del vino e della...

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