A tutti buon anno!
Mi sto appena riprendendo da un’esperienza sensoriale ai massimi livelli…
Eh si, stasera, alla maggiore età, si è stappata la Thomas Hardy’s Ale Vintage 1999
Mi ha fatto compagnia nel ripostiglio di casa per 18 anni, sopravvissuta ad innumerevoli sistemazioni, ad un trasloco.
Ad estati caldissime e tremori sismici…
E’ Natale, ed è diventata maggiorenne.

L’acquistai,credo, nel lontano 2003 alla birroteca Babette a Napoli, appena dopo l’evento che riuscii ad organizzare, il Campania Beer Tasting che per la prima volta portò Kuaska in Campania. La mia passione per la birra era cominciata da un paio d’anni ed online ci si era incontrati con alcuni “vecchi” come Luigi D’Amelio, Davide Bertinotti, Massimo Faraggi ed ovviamente, appunto, Lorenzo Dabove in arte Kuaska.

La bottiglia meritava una compagnia d’eccezione ed ho pensato di farla trovare nel panettone classico del maestro Alfonso Pepe
 
Thomas Hardy's Vintage Ale 1999 regalatomi per il mio compleanno dal grande Ugo Torre, patron del Babette di Napoli,per me ormai un fratello maggiore in questo frizzante mondo della birra!
Via, asciughiamo la lacrimuccia che scende a questi ricordi ed andiamo al sodo…
Si stappa, il volatile è intenso, di uva moscata, nocciola tostata e passito, un connubio intrigante, mai sperimentato.

Verso nel bicchiere, la schiuma si forma con fatica, alla fine non sarà abbondante, la bollosità irregolare, quasi inelegante, trova alla fine una certa stabilità e mostra il suo colore vaniglia.
L’aspetto è disarmante, un tonaca di frate che controluce svela tonalità cremisi e trasparenze infuocate, le foto rendono giustizia solo in minima parte allo spettacolo “gustato”.
Tuffo letteralmente il naso nel bicchiere e con avidità mi immergo nei profumi, un’esplosione controllata di frutta rossa sotto spirito, prugna, amarena, confettura di albicocca,vino alla mandorla e pannacotta al caramello.
L’etilico è gentile, pungente ma non invasivo, sostiene le note fruttate senza snaturale.

In bocca il primo sorso colpisce per la “morbidezza” del corpo, come una lieve viscosità che riempie senza essere stucchevole, dolce di vino liquoroso, cremino al gianduja e amarene, fichi secchi (certamente quelli del cilento, i bianchi dottati, fatti conoscere da me come moscioni del Cilento).
La carbonatazione residua è percettibile e deliziosa, accompagna una certa sapidità ed un’acidità inaspettata.
 

Il liquido è andato giù e le leggere tostature legano con note di cioccolato amaro e toffè alla liquirizia che restano in bocca lunghe, una persistenza infinita.

Il warming ripropone l’alternarsi delle note fruttate, con la dolcezza mai stucchevole a bilanciarsi con l’amaro dalle sfaccettature variegate.
L’abbinamento con il panettone è godurioso, due campioni dal gusto pieno e voluttuoso che si contrastano esprimendo ognuno le sue caratteristiche migliori e quasi si chiamano.

Verrebbe voglia di pucciare il miglior panettone d’Italia 2016 nella birra per assaporare una “zozzeria” degustativa degna di un banchetto principesco.
Il burro viene ripulito di continuo dalla birra (mah..chiamarla birra mi fa veramente strano, è diventata una specie di Marsala ma meno dolce e molto più complesso…) ed il tripudio di uvette e canditi (materie prime d’eccezione) trovano sostegno e richiamo nel bouquet della Thomas Hardy’s.

Ho pensato a questi 18 anni di birra, di passione, di impegno, di grandissime soddisfazioni, di amici incontrati e di compagni persi (fortunatamente solo dal punto di vista birrario…), alle persone che mi hanno dato la possibilità “a casa mia” di fare cultura della birra, senza limitazioni e senza imposizioni.A loro ed alle persone a cui voglio bene, un brindisi per questi primi 18 anni di bella birra!