Emanuela Panke : dalla formazione alla ristorazione, un’evoluzione dettata dalla passione

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La storia di una ragazza che ha rivoluzionato la sua vita professionale!!!

Dopo la laurea in scienze della comunicazione presso l’Università di Roma ho iniziato  la  carriera a Parigi dove ho vissuto  due anni lavorando per un’agenzia di organizzazione eventi specializzata nei beni di lusso, rientrata in Italia, dopo varie esperienze di project management nel settore della formazione, non ero felice e ho deciso di assecondare la  passione per il vino e conseguendo un master in comunicazione dell’ agroalimentare tipico e del biologico all’Università di Siena.

In poco tempo sono diventata vicedirettore dell’Associazione Nazionale di Città del Vino e Segretario Generale Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa Iter Vitis Les Chemins de La vigne. Impegnandomi in Progetti  di cooperazione per lo sviluppo rurale tra i paesi UE e i paesi balcanici. 

Sempre in cerca di nuove esperienze mi sono avvicinata al settore dell’internazionalizzazione delle aziende vitivinicole, collaborando con Unione Italiana Vini e con l’istituto regionale siciliano vite e vino, in particolare nei paesi terzi quali India, Cina e Russia con attivita’ di formazione rivolte a buyers e opinion leaders….una vita in giro per il mondo, e poi la decisione: venivo spesso in Sicilia per lavoro e pensavo che fosse il posto più bello del mondo. Tra un lavoro e l’altro ci passavo sempre più tempo, finché ho deciso di fare il grande passo e trasferirmi. Tra l’altro  è la regione a mio modo di vedere che  ha maggiore rappresentatività e potenziale inespresso verso i mercati esteri. Per tre anni sono stata direttrice delle scuole del Gambero rosso a Palermo e Catania, finché ho deciso per l’attività in proprio, ero stufa di fare la consulente, venendo da una città grande come la Capitale – la cosa che mi ha colpita di Catania è stata come tutti sapessero tutto e parlassero di tutti, il curtigghiu, appunto. Ed ho aperto un ristorante con questo nome .

 

Oggi non si esce per cenare fuori, si esce per vedersi , la serata al ristorante  come sostitutivo dell’uscita,  i menù devono adattarsi, mantenendo il rispetto pieno delle materie prime, si esce spesso ma non sempre per il pasto classico, per esempio quando ho aperto facevamo la pasta in casa, gli agnolotti freschi, ma commercialmente stranamente non funzionava, così come una serie di altre cose che erano buonissime, ma erano vittima dello scetticismo dei consumatori, non c’era verso, dovevo offrire almeno un hamburger,  perché  era la moda. Non potevo  osare con qualche piatto fuori confine, ma trionfavo soprattutto con i piatti romani classici e dovevo conservare qualche caposaldo siciliano, di quelli che averli in menù ha la stessa importanza di avere la licenza, tipo la parmigiana o la caponata. Ora dopo quattro anni avendo raggiunto un buon posizionamento a livello locale conquistando la fiducia di una fetta di clienti e investito tanto sui turisti che affollano la città possiamo concederci delle licenze poetiche con piatti orientali, piatti da altre regioni e altri paesi che sintetizzano la mia esperienza di viaggio che era il sogno iniziale, a me da soddisfazione  cucinare per fare contente le persone condividendo le cose buone che mi piacciono.

Fare ristorazione oggi è molto complicato perché andare al ristorante non è più come 20 anni fa quando si andava a mangiare la pizza, o il pesce o i funghi o la domenica con la famiglia e quello che si voleva era mangiare bene spendendo un prezzo giusto.
Oggi il cliente vuole il buono, il nuovo, lo stupore, l’esperienza e, severamente, come ha imparato dal circo mediatico sul cibo, critica senza pietà se non si ritiene soddisfatto, però vi assicuro che gli orari massacranti, il caldo della cucina, le difficoltà burocratiche scompaiono quando qualcuno finito il piatto ti dice era buonissimo e ti guarda con lo sguardo di chi ha appena commesso un peccato di gola  .
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Luigi Cristiani

Luigi Cristiani

Laureato in Economia, ha poi conseguito un MBA presso lo Stoà. Lavora in Enel Green Power dove si occupa di pianificazione e controllo . Dal 2010 scrive su diversi blog di economia e finanza (Il Denaro, La prima pietra, HUB Magazine), inoltre collabora con il “Controllo di gestione” (rivista IPSOA). Cura la rubrica FOOD ECONOMY, cercando di spiegare grazie alla “forza dei numeri” fenomeni e tendenze dell’industria che ruota attorno al cibo.

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