Le Terre Alte: Un Tesoro Nascosto che Chiede di Essere Riscoperto e Valorizzato

L’Italia è un paese di straordinaria bellezza e diversità, dove montagne e colline disegnano paesaggi mozzafiato, custodi di storie millenarie, tradizioni vivaci e un patrimonio inestimabile di biodiversità. Queste, le cosiddette“Terre Alte”, rappresentano una risorsa fondamentale non solo per il nostro Paese, ma per l’intero pianeta. Tuttavia, per decenni, queste aree sono state relegate ai margini del discorso pubblico e delle politiche di sviluppo, assistendo a un progressivo spopolamento e all’abbandono di pratiche agricole e artigianali che le rendevano uniche. Slow Food Italia, da sempre in prima linea nella difesa del cibo buono, pulito e giusto, lancia oggi un ambizioso percorso per riscattare mo questi territori e rimetterli al centro della nostra visione di futuro.

Il progetto, presentato a Terra Madre Salone del Gusto, l’evento globale che celebra le culture del cibo, si articola in due iniziative principali: la campagna di sensibilizzazione“Terre AltRe. Riabitare e resistere”e la“Scuola di Terre Alte“, un programma formativo innovativo rivolto alle nuove generazioni. A partire dal mese di ottobre, queste iniziative daranno il via a un movimento capillare che coinvolgerà attivisti, produttori dei Presìdi e dei Mercati della Terra, cuochi dell’Alleanza Slow Food e giovani tra i 13 e i 40 anni. L’obiettivo è chiaro: dimostrare che le Terre Alte non sono affatto marginali, ma anzi, rappresentano uno dei pilastri più solidi su cui costruire soluzioni alle crisi attuali, dalla climatica all’economica, fino a quella sociale.

Oltre la Marginalità: La Visione Rivoluzionaria di Slow Food Italia per le Aree Interne

Il concetto di “marginalità” è stato per troppo tempo una zavorra per le aree collinari e montane. Un’etichetta che ha giustificato disinvestimenti, servizi carenti e un senso di isolamento che ha spinto intere generazioni ad abbandonare i luoghi di origine in cerca di migliori opportunità nelle città. Slow Food Italia capovolge questa prospettiva, proponendo una visione in cui le Terre Alte sono il centro propulsore di un nuovo modello di sviluppo, capace di generare valore a più livelli.

Il Cuore del Problema: Abbandono, Dissesto e la Crisi Climatica

A partire dagli anni ’50 e ’60, l’Italia ha assistito a un massiccio esodo dalle campagne e dalle montagne verso i centri urbani e le aree industrializzate. Un processo di sviluppo sbilanciato che ha lasciato dietro di sé paesi fantasma, campi incolti e boschi non più curati. La conseguenza più immediata è stata la perdita di servizi essenziali – scuole, trasporti, sanità – che ha ulteriormente alimentato l’abbandono, creando un circolo vizioso che ha indebolito le comunità e alterato l’equilibrio ambientale.

Ma le implicazioni vanno ben oltre. L’assenza di un presidio umano costante e di pratiche di gestione sostenibile ha reso questi territori estremamente vulnerabili. Pascoli e boschi abbandonati perdono la loro capacità di prevenire il dissesto idrogeologico, favorendo frane, smottamenti e incendi. In un’epoca di crisi climatica, dove eventi estremi sono sempre più frequenti e violenti, la cura delle Terre Alte diventa un imperativo categorico per la sicurezza dell’intera collettività. Questi ecosistemi, preziosi e fragilissimi, sono oggi in prima linea nel fronteggiare le conseguenze del cambiamento climatico, custodendo al contempo un patrimonio immenso di biodiversità, fatto di razze animali antiche, varietà di cereali, legumi, ortaggi e vitigni che si sono adattati nei secoli alle condizioni montane, insieme alle tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione che li hanno preservati.

Il Cibo come Strumento di Rinascita Economica e Culturale

«Il cibo può essere uno strumento per raccontare e riattivare le Terre Alte», sottolinea Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia. Questa affermazione racchiude l’essenza della strategia: il cibo di montagna, con la sua autenticità e la sua storia, diventa un veicolo potentissimo. Portare questi prodotti nelle città, nelle cucine e sulle tavole significa infatti creare ponti, stabilire relazioni economiche e culturali, rompere l’isolamento e costruire nuove opportunità per chi decide di rimanere, tornare o investire in questi luoghi.

Non si tratta di guardare con nostalgia al passato, ma di reinterpretare e rendere contemporanei mestieri antichi. Il pastore che cura un alpeggio, il castanicoltore che mantiene un bosco, l’agricoltore che coltiva varietà resistenti: queste figure non producono solo beni primari. Essi sono veri e propri custodi del territorio. La loro attività generabiodiversità, previene il dissesto idrogeologico, mantiene vivi paesaggi unici e produceservizi ecosistemicidi cui beneficiano tutti. Pensiamo alla capacità dei prati e dei boschi ben curati di sequestrare carbonio nel suolo, o alla loro funzione di filtro per l’acqua. Riconoscere il valore di queste economie significa abbandonare l’idea di un’economia “assistita” o “nostalgica” e promuovere invece un’economia contemporanea, dinamica, capace di trasformare la cura del territorio in lavoro, il lavoro in comunità e le comunità in futuro.

“Terre AltRe. Riabitare e Resistere”: Una Campagna Nazionale per il Ritorno alla Montagna

Per dare concretezza a questa visione, Slow Food Italia lancia la campagna di sensibilizzazione“Terre AltRe. Riabitare e resistere”, un nome che già nel suo suono evoca nuove possibilità e alternative. L’iniziativa, che prende il via il 16 ottobre in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, è dedicata ai pascoli, agli alpeggi, ai boschi, ai castagneti e, soprattutto, alle comunità che con dedizione si prendono cura di questi luoghi, custodendo produzioni e tradizioni uniche.

Obiettivi e Azioni della Campagna “Terre AltRe”

Per oltre un mese, la vasta rete di Slow Food, diffusa su tutto il territorio nazionale, si mobiliterà con un calendario fitto di eventi. L’obiettivo è duplice: sostenere le produzioni di alta quota e dare visibilità ai loro custodi. Le attività previste sono molteplici e coinvolgenti:

  • Visite guidate:per esplorare direttamente i territori, conoscere i paesaggi e comprendere le sfide e le opportunità delle Terre Alte.
  • Laboratori:per imparare pratiche tradizionali, dalla trasformazione dei prodotti all’artigianato locale.
  • Attività didattiche:pensate per le scuole e le famiglie, per educare le nuove generazioni al valore della montagna.
  • Iniziative con i produttori:incontri, mercati e degustazioni con i protagonisti deiPresìdi Slow Foode dei Mercati della Terra, che rappresentano l’eccellenza della biodiversità e delle tecniche artigianali.
  • Cuochi dell’Alleanza Slow Food:diventeranno veri e propri “ambasciatori di resistenza a tavola”, inserendo nei propri menù i prodotti delle Terre Alte, portando sapori e storie di montagna nelle città e nei ristoranti di tutta Italia.

Il Ruolo Cruciale dei Partner: L’Esempio del Parmigiano Reggiano

La realizzazione di una campagna di tale portata richiede il sostegno di partner che condividano la stessa visione. Un esempio virtuoso è la collaborazione con ilConsorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, una realtà che da sempre è impegnata nel contrastare l’abbandono delle aree montane emiliane. Il Consorzio ha sviluppato una specifica filiera diParmigiano Reggiano Prodotto di montagna, coinvolgendo oltre 110 caseifici situati nell’Appennino, dimostrando come la produzione di qualità possa essere un motore di sviluppo per le aree più fragili.

Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, evidenzia l’importanza di questo legame: «Siamo orgogliosi di sostenere Slow Food nella campagna ‘Terre AltRe’. Il Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano, la più importante Dop prodotta in quest’area geografica, con oltre il 22% della produzione totale. Operare in queste zone significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna.» Il Parmigiano Reggiano non è solo un formaggio, è un baluardo contro l’abbandono agricolo, un generatore di reddito per 785 allevatori e 82 caseifici, e un pilastro per il mantenimento di un paesaggio riconoscibile e apprezzato, fondamentale anche per lo sviluppo di un turismo consapevole. Per il Consorzio, il territorio e la comunità che lo abita sono beni preziosi da preservare, in un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale che è d’esempio per tutti.

La “Scuola di Terre Alte”: Formare le Nuove Generazioni per il Futuro Alpino e Appenninico

Il rilancio delle Terre Alte non può prescindere dal coinvolgimento delle nuove generazioni. La sfida delricambio generazionaleè una delle più urgenti: in vent’anni, le aziende agricole di montagna si sono dimezzate, e oltre la metà di quelle rimaste sono gestite da persone con più di 60 anni. Tuttavia, un segnale incoraggiante emerge: tra il 2018 e il 2023, i Comuni montani hanno registrato un saldo migratorio positivo, e cresce il numero di giovani e di nuove imprese che scelgono le aree interne come luogo di vita e di lavoro.

Per supportare questa inversione di tendenza, Slow Food Italia lancia la“Scuola di Terre Alte”. Questa iniziativa riconosce che i giovani pastori, agricoltori, apicoltori del futuro necessitano di strumenti adeguati, competenze tecniche e culturali che permettano loro di svolgere mestieri che siano non solo attività economiche redditizie, ma anche servizi preziosi per la collettività.

Un Laboratorio Diffuso tra Alpi e Appennini

La Scuola di Terre Alte è concepita come un “laboratorio diffuso”, realizzato con il contributo del Fondo Carta Etica di UniCredit. L’idea è innovativa: trasformare le aziende agricole tra Alpi e Appennini in una vera e propriainfrastruttura educativa a cielo aperto. Questo approccio immersivo permetterà alle nuove generazioni di apprendere sul campo, a contatto diretto con chi vive e lavora in montagna ogni giorno. La formazione sarà pratica, basata sull’esperienza, e mirerà a trasmettere non solo le competenze tecniche dei mestieri tradizionali, ma anche la cultura, i valori e la resilienza necessari per operare in questi contesti.

Il progetto è pensato per un pubblico ampio: giovani agricoltori, allevatori e aspiranti tali con età inferiore ai 40 anni, ma anche studentesse e studenti tra i 13 e i 19 anni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, con un focus specifico su aree campione come la Lombardia e la Basilicata. Questo approccio integrato mira a costruire un ponte tra le generazioni, garantendo che le conoscenze accumulate nel tempo non vadano perdute, ma vengano anzi arricchite e reinterpretate in chiave moderna, anche attraverso l’uso di nuove tecnologie.

Stefano Gallo, Responsabile Territorial development UniCredit, evidenzia la sinergia con Slow Food: «La Scuola di Terre Alte offre alle nuove generazioni competenze e opportunità per dare continuità ai mestieri della montagna e contribuire alla vitalità delle comunità locali. Con Slow Food Italia, nostro partner da tempo sui temi della biodiversità e dell’educazione alimentare, soprattutto per le giovani generazioni, condividiamo da oggi anche l’impegno nel valorizzare questi territori e le persone che li abitano, coniugando tradizione, innovazione e sviluppo sostenibile.» Questa collaborazione dimostra come istituzioni finanziarie e associazioni possano unire le forze per un impatto significativo sul territorio.

L’Importanza Strategica delle Terre Alte: Biodiversità, Servizi Ecosistemici e Sostenibilità

Riscoprire e sostenere le Terre Alte non è solo una questione di giustizia sociale o di valorizzazione culturale; è un imperativo strategico per il benessere dell’intera nazione. Questi territori svolgono funzioni vitali che spesso vengono sottovalutate o date per scontate.

Custodi della Biodiversità Alimentare e Ambientale

Le aree montane e collinari sono autentici scrigni dibiodiversità. Secoli di adattamento a condizioni ambientali specifiche hanno dato vita a un mosaico straordinario di specie vegetali e animali, molte delle quali autoctone e uniche. Parliamo di razze antiche di bestiame, come la Bruna Alpina Originale o la Capra Orobica, che con il loro pascolamento mantengono la fertilità dei suoli e la pulizia dei prati. O di varietà di cereali come il farro o la segale, legumi, ortaggi e vitigni che si sono adattati a climi e terreni difficili, resistendo a malattie e intemperie senza l’uso massiccio di sostanze chimiche. Queste specie rappresentano una riserva genetica fondamentale per la resilienza dei nostri sistemi alimentari di fronte ai cambiamenti climatici e alle minacce ambientali. Preservare le loro tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione significa salvaguardare un sapere antico, un “patrimonio immateriale” di inestimabile valore.

Il Valore Economico e Sociale dei Mestieri di Montagna

Oltre alla produzione di cibo di alta qualità, i mestieri delle Terre Alte generano una serie diservizi ecosistemicicruciali che beneficiano l’intera collettività. La cura dei prati, dei boschi e dei pascoli non è solo un atto agricolo, ma un’azione di salvaguardia ambientale che contribuisce a:

  • Sequestrare il carbonio:foreste e pascoli ben gestiti assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, mitigando il cambiamento climatico.
  • Contrastare il dissesto idrogeologico:la presenza di vegetazione e di un sistema di terrazzamenti e muretti a secco, mantenuto da mani sapienti, previene frane, smottamenti e l’erosione del suolo, proteggendo le valli e le aree sottostanti da eventi calamitosi.
  • Prevenire gli incendi:la pulizia del sottobosco e la gestione forestale riducono il rischio di incendi devastanti.
  • Mantenere la qualità dell’acqua:i bacini montani sono la fonte di gran parte dell’acqua potabile che alimenta le nostre città. La gestione sostenibile del territorio montano è essenziale per garantirne la purezza.
  • Preservare il paesaggio:i paesaggi alpini e appenninici, con le loro colture a terrazza, i pascoli fioriti e i borghi storici, sono un attrattore turistico di primaria importanza, generatore di reddito e veicolo di identità culturale.

Il riconoscimento del valore di questi mestieri va quindi al di là della semplice retribuzione economica del singolo produttore; è un investimento nel bene comune, un sostegno a un’economia che genera sostenibilità a 360 gradi.

Un Futuro Possibile: Come Contribuire al Rilancio delle Aree Montane

Il percorso intrapreso da Slow Food Italia per leTerre Altenon è solo una campagna, ma un invito all’azione per tutti noi. Ognuno, nel proprio ruolo, può contribuire a questo importante rilancio.

Per i Consumatori: Scegliere i Prodotti di Montagna

La scelta di ciò che mettiamo nel carrello della spesa ha un potere immenso. Optare per i prodotti dei Presìdi Slow Food di montagna, i formaggi d’alpeggio, i salumi tradizionali, le farine di grani antichi o la frutta e la verdura coltivate in alta quota, significa sostenere direttamente le economie locali. Non è solo un acquisto, è un atto di responsabilità che riconosce il lavoro di chi presidia il territorio, valorizza la biodiversità e contribuisce a un’economia più giusta e sostenibile. Cercate iMercati della Terrapiù vicini a voi e chiedete ai vostri ristoratori di proporre i sapori autentici delle Terre Alte.

Per i Giovani: Opportunità di Vita e Lavoro

Per i giovani, le Terre Alte non sono un luogo da cui fuggire, ma un’opportunità straordinaria. La Scuola di Terre Alte è un esempio di come sia possibile acquisire competenze per mestieri che oggi, grazie a nuove tecnologie e a una rinnovata consapevolezza del valore del territorio, possono offrire una qualità della vita e soddisfazioni professionali uniche. Aprire un’azienda agricola, un agriturismo, una struttura ricettiva, diventare apicoltori o artigiani del cibo in montagna, significa contribuire attivamente a costruire un futuro più equilibrato e a misura d’uomo. È un invito a riscoprire una dimensione di vita più autentica, in armonia con la natura e le comunità.

Per le Comunità: Costruire Reti e Sinergie

Il rilancio delle Terre Alte passa anche dalla capacità delle comunità di fare rete. Le esperienze di successo dimostrano che la collaborazione tra produttori, amministrazioni locali, associazioni e cittadini è fondamentale. Sostenere le cooperative agricole, partecipare a iniziative locali, promuovere il turismo sostenibile, sono tutti modi per rafforzare il tessuto sociale ed economico delle aree montane. È solo unendo le forze che si può contrastare l’isolamento e creare un ambiente fertile per l’innovazione e lo sviluppo.

Un Investimento per l’Intera Collettività

LeTerre Alteitaliane sono molto più di semplici aree geografiche. Sono il cuore pulsante di un’Italia che vogliamo più sostenibile, resiliente e attenta al proprio patrimonio. Le iniziative di Slow Food Italia, come la campagna“Terre AltRe. Riabitare e resistere”e la“Scuola di Terre Alte”, rappresentano un segnale forte: è tempo di superare la retorica della marginalità e riconoscere il valore intrinseco di questi territori e delle persone che li abitano. È un investimento nel futuro della biodiversità, nella sicurezza del territorio, nella qualità del nostro cibo e nella vitalità delle nostre comunità.

Invitiamo tutti a partecipare a questo percorso. Seguite le attività di Slow Food Italia, scoprite i produttori delle Terre Alte, visitate questi magnifici luoghi e sostenetene le economie. Ogni scelta che facciamo, ogni prodotto che acquistiamo, ogni gesto di curiosità verso la montagna, contribuisce a costruire un futuro in cui le Terre Alte non siano più solo “altre” ma tornino ad essere centrali, vivaci e prospere per l’intera collettività.

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