Un piano industriale per rafforzare la filiera della pasta italiana

Rinnovare gli impianti, aumentare i volumi e difendere il valore del grano duro nazionale dalle oscillazioni ribassiste del mercato globale. Con questi obiettiviDe Matteis Agroalimentare, gruppo guidato dal presidente Armando Enzo De Matteis e dall’amministratore delegato Marco De Matteis, ha definito un programma di investimenti da 45 milioni di euro. L’operazione, illustrata nei dettagli a Il Sole 24 Ore, riguarda i due poli produttivi dell’azienda: il quartier generale di Flumeri, in provincia di Avellino, e lo stabilimento umbro di Giano dell’Umbria, in provincia di Perugia.

La realtà campana, attiva come società benefit, ha archiviato il 2025 con un fatturato pari a 236 milioni di euro e punta per l’anno in corso a un incremento dei volumi nell’ordine dell’8%. Le nuove risorse finanziarie serviranno a dotare l’impresa di infrastrutture all’avanguardia per reggere la competizione internazionale senza cedere alla logica del prezzo al ribasso.

L’espansione produttiva tra Flumeri e Giano dell’Umbria

I due stabilimenti del gruppo esprimono oggi un potenziale complessivo di 190mila tonnellate di pasta all’anno attraverso 16 linee attive. Il piano industriale prevede l’aggiunta di due ulteriori linee produttive, una destinata ai formati lunghi e l’altra ai formati corti, portando il totale a 18 linee.

Il cantiere più esteso interessa il complesso di Flumeri, che si sviluppa su 90mila metri quadrati. Nel polo irpino la capacità produttiva salirà di circa il 30%. In parallelo, De Matteis realizzerà un nuovo impianto fotovoltaico, destinato ad abbattere l’impronta carbonica dei cicli di trafilatura ed essiccazione in linea con gli impegni statutari della società benefit.

Nel sito perugino di Giano, esteso su 19.500 metri quadrati, la capacità crescerà invece del 10%. Per questo stabilimento la strategia punta sulla specializzazione manifatturiera ad alto valore aggiunto, concentrando le lavorazioni su specialità come nidi e lasagne. Sul fronte sociale, il gruppo ha confermato che l’ampliamento industriale genererà ricadute positive sui livelli occupazionali di entrambe le province.

La risposta strategica alla concorrenza estera

L’industria della pasta deve fare i conti con l’ingresso di partite a basso costo da mercati esteri e con le promozioni aggressive della distribuzione moderna. In questo contesto, l’80% dei volumi di De Matteis proviene tuttora dalle forniture in private label per primarie catene di supermercati in Italia e fuori dai confini nazionali. Tuttavia, la risposta aziendale alla dequalificazione del prodotto si impernia attorno al marchio proprietario Pasta Armando.

Il brand, nato dal progetto avviato sedici anni fa e arrivato a scaffale nel 2020, ha registrato una progressione delle vendite del 18% nel corso del 2025. La materia prima proviene esclusivamente dagli agricoltori distribuiti in nove regioni italiane che sottoscrivono il Patto Armando. L’accordo fissa requisiti severi sulla gestione agronomica e un contenuto proteico minimo del 14,5% per il grano duro.

I dati di filiera evidenziano i riscontri pratici di questo modello: agli agricoltori aderenti viene riconosciuto oltre un milione di euro all’anno in premialità rispetto alle quotazioni ordinarie delle borse merci, a fronte di rese per ettaro superiori del 20% rispetto alla media nazionale. Sul versante della sicurezza alimentare, il prodotto finito ha ottenuto la certificazione di ‘metodo zero residui di pesticidi e glifosato’ rilasciata dall’ente terzo Bureau Veritas.

Diversificazione e mercati esteri: gli sviluppi futuri

Il metodo sviluppato sul grano duro sta aprendo la strada a nuove categorie merceologiche. La linea a marchio Armando comprende oggi pesti, condimenti a base di pomodoro e una birra artigianale brassata con orzo e malto provenienti dai campi dell’Irpinia. Queste referenze complementari coprono circa il 5% del giro d’affari complessivo e mostrano margini di penetrazione promettenti.

Sotto il profilo commerciale, De Matteis mantiene il presidio del mercato italiano ma rafforza le sue posizioni all’estero. Negli Stati Uniti il gruppo opera attraverso una filiale diretta attiva dal 2019, mentre nel Regno Unito e nel Nord Europa la presenza è garantita sia dalle private label sia dal marchio Baronia, etichetta storicamente dedicata ai mercati internazionali.

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Fonte:Il Sole 24 Ore – Food

Redazione Foodmakers

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