Roma, con i suoi tramonti che accendono le cupole di tonalità calde e inconfondibili, offre scenari in cui il tempo sembra sospendersi. Tra questi, il rooftop del Sofitel Roma Villa Borghese rappresenta un osservatorio privilegiato, uno spazio in cui l’eleganza francese si fonde con la vivacità capitolina. È qui che Settimo Panoramic Flavours of Rome si prepara ad accogliere un evento destinato a segnare l’agenda autunnale degli amanti dell’alta cucina: una serata di confronto creativo che esplora il Mediterraneo attraverso il filtro sottile e potente degli aromi.

Il prossimo 6 novembre, la cucina si trasforma in un ponte tra due terre ricche di storia e carattere. Giuseppe D’Alessio, padrone di casa a Settimo, ospita tra i fornelli Alessio Signorino, mente dietro la proposta gastronomica del ristorante Terra a Palazzo Tirso di Cagliari. Non si tratta di una semplice giustapposizione di portate, ma di un dialogo strutturato che utilizza erbe e spezie come coordinate geografiche, guidando l’ospite in un percorso che parte dai mercati rionali romani per approdare sulle coste selvagge della Sardegna.

L’arte del confronto tra due visioni mediterranee

La complessità della cucina italiana risiede spesso nella sua capacità di essere infinitamente diversa pur mantenendo radici comuni. Da una parte abbiamo Roma e il Lazio, un territorio che vive di contrasti tra la sapidità ancestrale della tradizione popolare e la raffinatezza richiesta da una capitale internazionale. Dall’altra, la Sardegna di Signorino, un’isola dove la macchia mediterranea non è solo un elemento del paesaggio, ma un vero e proprio ingrediente che definisce ogni sfumatura di sapore, dallo iodio del mare alla forza della terra bruciata dal sole.

Giuseppe D’Alessio, con il suo bagaglio di esperienze internazionali che abbraccia Londra e la Francia, approccia il territorio laziale con una sensibilità tecnica che non dimentica l’emotività della materia prima. La sua gestione di Settimo è sempre stata caratterizzata da un equilibrio raro: il rispetto per il prodotto stagionale, come il carciofo o le erbe di campo, accostato a una cura del dettaglio che rimanda all’ospitalità d’oltralpe. D’altro canto, Alessio Signorino porta con sé il rigore appreso in brigate di alto profilo come quella dell’Enoteca Pinchiorri o del Geranium, trasformando ricordi infantili, legati ai mercati ortofrutticoli e alle stagioni del mare, in piatti di una pulizia stilistica estrema.

Il linguaggio invisibile: il ruolo di erbe e spezie

In questa cena, il vero protagonista non è un singolo ingrediente, ma il profumo. La scelta di elevare le erbe aromatiche e le spezie a filo conduttore dell’intero menu rivela una volontà precisa: quella di raccontare la natura dei luoghi in modo evocativo piuttosto che didascalico. Il naso, spesso sottovalutato nell’esperienza gourmet, diventa qui la prima porta di accesso alla comprensione del viaggio.

L’alloro, la salvia, la bottarga di muggine, il rosmarino e l’oro rosso della Sardegna, lo zafferano, non vengono usati come semplici guarnizioni. Diventano invece lo strumento per modulare l’intensità della carne o la freschezza del pescato. È una narrazione sensoriale che richiede attenzione, una sorta di spartito in cui ogni nota aromatica ha il compito di richiamare alla mente il vento che soffia tra le colline del Lazio o la salsedine che pervade l’aria cagliaritana.

Un menu che intreccia terre e mari

Il percorso gastronomico si articola in una sequenza che sfida le aspettative. Si inizia con tre piccoli assaggi: un cannolo con mousse alla carbonara e tartufo, una tartelletta con sale marino e bottarga e una sfera di mozzarella con cuore di pomodoro. È l’incipit perfetto, dove il bosco e il mare si presentano in poche, intensissime bocconate. Il contrasto prosegue con il muggine arrosto, abbinato a sedano rapa marinato e salsa all’alloro, un piatto che gioca magistralmente con le note balsamiche per creare profondità.

Il primo piatto, un fusillo lungo con ceci e sarde, rappresenta probabilmente il punto di massima coerenza narrativa della serata. Qui, l’elemento vegetale e quello marino si fondono in un insieme che celebra la frugalità nobilitata dalla tecnica. Per il secondo, la scelta si fa ancora più identitaria: il baccalà, pilastro delle cucine mediterranee, incontra le puntarelle e il peperone di Pontecorvo in una versione che esalta le acidità, mentre l’agnello in crosta di patate e porcini, servito con carciofo alla giudia, è un omaggio dichiarato alla classicità romana, ammansita però dall’uso sapiente di erbe mediterranee che ne smussano la potenza.

Il finale dolce è un richiamo esplicito alla terra sarda. La millefoglie con mandorla, zafferano e sorbetto alle pere chiude il cerchio, portando sul palato il calore avvolgente della spezia più preziosa dell’isola, capace di dare un sigillo di unicità all’intero percorso. La cena non è solo un atto di piacere, ma una riflessione sulla capacità della cucina di farsi memoria e territorio, unendo due poli distanti in un abbraccio coerente.

Oltre la serata del 6 novembre

Uno degli aspetti più interessanti di questa collaborazione risiede nella sua durata. Spesso, gli eventi “quattro mani” sono momenti effimeri, destinati a sparire il mattino seguente. In questo caso, il menu studiato da D’Alessio e Signorino rimarrà parte dell’offerta di Settimo fino al 15 novembre. Questa decisione permette a un pubblico più ampio di godere di questa sinergia, offrendo una finestra temporale in cui scoprire come il dialogo tra due interpreti di tale spessore possa tradursi in una proposta accessibile a chiunque voglia vivere la Capitale da una prospettiva gastronomica inaspettata.

Vivere un’esperienza del genere significa accettare di lasciarsi guidare dal gusto, mettendo da parte le consuetudini per esplorare territori che, pur essendo distanti pochi chilometri di mare, parlano lingue diverse. La scelta del rooftop del Sofitel, con lo skyline di Roma che fa da sfondo, non è casuale: il panorama, proprio come il piatto, è un insieme di stratificazioni storiche, colori e luci. E forse, assaporare un fusillo alle sarde ammirando le cupole di San Pietro è il modo migliore per comprendere cosa significhi vivere il Mediterraneo nel XXI secolo: un luogo dove il passato diventa contemporaneità attraverso il rispetto per la materia prima.

Per chi desidera assicurarsi un tavolo durante la serata di apertura o nei giorni successivi, è consigliata la prenotazione, data la natura esclusiva e l’interesse che una simile proposta suscita tra gli appassionati di cucina gourmet. Il prezzo fissato per il menu di sei portate riflette l’alta qualità degli ingredienti utilizzati e il prestigio dei due interpreti coinvolti, rendendo la serata una scelta ideale per chi cerca un’occasione speciale nella Città Eterna. Per maggiori informazioni sulla disponibilità e per prenotare il proprio posto al Settimo, è possibile consultare direttamente il sito ufficiale del ristorante o contattare la struttura tramite i canali dedicati, preparandosi a un viaggio sensoriale che non dimenticherà facilmente le radici della nostra terra.

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