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Carmine Scudiero, dalle provette ai fornelli

maialetto arrosto

Carmine Scudiero è quello che si può facilmente definire un appassionato della vita. Sorridente, cordiale, amante dell’aria aperta, del mare e del sole. Dopo aver lasciato la Campania in cui è nato e cresciuto, ha trovato in Sardegna la sua seconda casa. Attivissimo nello sport, con la sua bicicletta, la canoa ma anche la moto, si diverte a raggiungere sempre nuove mete. Ansioso di fare interessanti scoperte, che arricchiscano la sua già ampia cultura gastronomica, nata dal fortunato connubio tra quella campana e quella sarda.

La “sperimentazione” è il suo mestiere, e in cucina non si fa davvero mancare nulla. Dalla preparazione dei grandi lievitati come le colombe pasquali, alle paste fresche ripiene. Dalla pizza, al pesce che tratta in modo magistrale, fino al recente interesse sviluppato per il BBQ. Passioni che condivide con Clara, sua moglie e primo (fortunato) giudice. E che documenta sui Social con immagini dei suoi piatti, che fanno venire la voglia di mollare tutto e correre a farsi invitare a pranzo!

Ma non solo, si dedica con successo anche alla produzione della birra artigianale, con ottimi risultati.

Carmine, raccontati ai lettori di FoodMakers

Faccio il carabiniere a Cagliari ma sono originario di Salerno. La passione per la cucina esiste da sempre, fin da quando ero ragazzo, grazie agli insegnamenti della mia famiglia. Ho poi avuto modo di svilupparla autonomamente i primi anni di servizio nelle piccole stazioni dei carabinieri. Li mi sono dovuto letteralmente arrangiare, perché essendo spesso sprovviste di una mensa, dovevamo imparare a cucinare, facendo dei turni, sia per noi che per i colleghi.

Ma in realtà, a livello teorico, le mie conoscenze in cucina, derivano anche dal titolo di studio che ho conseguito. Sono infatti un perito chimico in tecnologie alimentari. Questo mi ha permesso di apprendere i processi chimici e microbiologici di alimenti e bevande che ho sempre consumato nella quotidianità, come la mozzarella, la birra e il vino.

Ottenuto il diploma, prima di arruolarmi, ho fatto 6 mesi di tirocinio negli uffici di Igiene e Profilassi della Asl di Salerno. Qui si facevano analisi chimiche di prodotti provenienti da industrie alimentari locali come farinacei, concentrati di pomodoro e latticini. Esperienza che mi ha particolarmente arricchito, anche perché il mio intento era quello di continuare a fare il perito chimico nel campo alimentare.

Poi però ho deciso di arruolarmi e sono diventato un carabiniere, entrando nei Ris (reparto investigazioni scientifiche). Ho fatto questa scelta per cause di forza maggiore, perché fu una delle prime interpellanze nell’arma, e mi sembrò l’occasione ideale per il mio futuro.

Erano richiesti dei titoli che io possedevo. Infatti cercavano un diplomato perito chimico o un laureato in biologia, ma, cosa non da poco, avrei proseguito l’attività in laboratorio che a me piaceva particolarmente ed era ciò che volevo fare.

Il trasferimento a Cagliari è avvenuto 19 anni fa, quando è stata aperta in città la sezione di biologia. Essendo già specializzato come addetto al laboratorio, ho deciso di cogliere questa opportunità.

Qui ho trovato nuovi amici e soprattutto l’amore, così ho lasciato la Campania e mi sono spostato definitivamente, restando conquistato anche dal posto e soprattutto dalla sua cultura alimentare.

Sono un vero appassionato di prodotti tipici dei vari territori. Infatti quando faccio i miei viaggi, con qualsiasi mezzo, dalla moto, al treno, al camper, mi oriento principalmente verso la scoperta di quelli che sono gli ingredienti, i piatti e la cucina del luogo.

Insomma, l’agroalimentare in generale, contando anche i vini e i distillati. Quindi, quando sono venuto qui in Sardegna, ho potuto approfondire la conoscenza di questi aspetti dell’isola. Soprattutto grazie al mio amore per la moto, che mi ha portato in luoghi meno trafficati, ricchi di tipicità e in paesini impregnati di tradizione e assolutamente unici.

Hai una ricetta alla quale sei particolarmente legato?

Si, e oltre ad essere una ricetta, la considero più un rito ed un appuntamento: indubbiamente la pastiera. È un rito perché lo ripeto ogni anno, il Giovedì Santo. E al tempo stesso è un appuntamento con il ricordo dei miei nonni. Perché da piccolo, in occasione di questa ricorrenza, andavo in paese. Dormivo a casa loro per tre giorni, e ci dedicavamo esclusivamente alla preparazione delle pastiere e del pane, prima di festeggiare la Pasqua.

Quanto è presente la tradizione nella tua cucina?

Praticamente in quasi ogni piatto che preparo. Per me la tradizione è storia, è ricordo, è riproporre ai figli e ai nipoti, ma anche a parenti e amici di altri luoghi di provenienza, quello che cucinavano e mangiavano i miei nonni, i miei genitori ed io stesso da bambino.

Quale è stata l’esperienza gastronomica più formativa che hai vissuto, nel bene o nel male.

Sinceramente non ho mai partecipato ad eventi gastronomici che non siano state sagre di paese o semplici incontri degustativi. Ma in ognuno di essi ho trovato sempre ispirazione nel riproporre o personalizzare nuove ricette.

Dove vai e cosa fai quando vuoi stare bene e staccare dalla quotidianità?

Sicuramente il primo luogo dove “scappo” è Prepezzano. Una piccola frazione del Comune di Giffoni Sei Casali, dove vivono i miei genitori e dove ho trascorso le domeniche di infanzia. È un paese circondato dalle montagne dei Picentini, dove amo passeggiare da solo tra noccioleti e castagneti, respirando aria salubre. E soprattutto, al mio rientro trovo sempre qualcosa di buono (e tradizionale!) preparato da mia mamma.

Carmine ha regalato ai lettori di FoodMakers la ricetta tradizionale campana per eccellenza, tipica del periodo pasquale, “Il Casatiello” che trovate qui:

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