Selezionare una nutrita manciata tra i più bravi artigiani gastronomici della città. Individuare un luogo grande molto frequentato, segmentarlo in botteghe dotate di tutti i ritrovati tecnici necessari, assegnare queste botteghe ai summenzionati artigiani senza chiedergli nulla né per l’affitto né per l’allestimento tecnologico dello spazio, ma puntando solo al 25% del loro incasso e a una soddisfazione economica per entrambi. Con questa formula, piuttosto semplice e poi animata da eventi, interventi artistici, palinsesti culturali, è nato e si è sviluppato il format del Mercato Centrale. Dapprima a Firenze, dove il fondatore Umberto Montano assieme alla famiglia Cardini ha debuttato nel 2014 al primo piano di un vero mercato (quello storico di San Lorenzo) e poi a Roma (2016), a Torino (2019) e adesso anche a Milano (da aprile 2020, dopo alcuni piccoli inconvenienti tecnici che hanno obbligato a una riduzione del numero di postazioni).

Mercato Centrale. I numeri del progetto

Talvolta questi format hanno una fiammata e poi si assestano. Non è così per il Mercato Centrale che continua a tirare macinando fatturati e numeri lusinghieri anche grazie a location strategiche come la Stazione Termini di Roma e, a partire da aprile, la Stazione Centrale di Milano.
I numeri, dicevamo: nel 2019 Mercato Centrale Firenze ha fatturato 22 milioni, Roma 16 milioni, Torino 8 milioni. Gli addetti dell’indotto sono 340 a Firenze con 24 botteghe, 280 a Roma con 21 botteghe (e quasi 4 milioni di visitatori annui, che ne fanno una delle attrazioni più visitate della città), 250 a Torino sulle 25 botteghe.

Mercato Centrale Milano. Numeri

A Milano le botteghe dovrebbero essere 25, per una dimensione simile a quella di Torino. Alcune aree dello spazio, in un’ala della Stazione Centrale che punta moltissimo a riqualificare quel pezzo di quartiere adiacente al grande scalo meneghino, sono risultate non idonee ad ospitare banchi e somministrazione per cui si è dovuto ridurre parzialmente il numero. Probabilmente il progetto iniziale puntava a più di 30 botteghe e alla fine potrebbe essercene qualcuna in meno. Nello spazio non adatto alla somministrazione si è ovviato con un mercato bio con piccolo caseificio per opera della storica azienda cremonese Carioni Questo non ha impedito alla società di investire circa 7 milioni di euro per l’apertura a Milano. Sede che avrà un indotto di circa 350 addetti, il più cospicuo del gruppo. Dimensioni? 4500 mq su due piani e centinaia di mq di dehors (“se Grandi Stazioni non ci realizzava queste verande non avremmo mai accettato di venire qui” spiegano dallo staff del Mercato), considerati da tutti molto importanti per il progetto di riqualificazione urbana attorno alla stazione di cui il Mercato è coprotagonista grazie al ripensamento di questi spazi per opera dell’architetto Alberto Torsello nel quadro di una collaborazione tra Comune e Grandi Stazioni.

Articolo originale www.gamberorosso.it

Redazione Foodmakers

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