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#iononapro Ecco i motivi dei ristoratori

#iononapro

#IOnonapro è lo slogan scelto da centinaia di ristoratori pe rmanifestare il loro dissenso

Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, dopo settimane di tensioni con i rappresentanti del settore ha concesso, con ordinanza n°37 del 22 aprile, una deroga alle disposizioni iniziali che prevedevano la chiusura totale delle attività ristorative.

Da lunedì 27 aprile molte attività commerciali legate a questo settore rialzeranno la saracinesca e riprenderanno a lavorare, seppur tra mille divieti, prescrizioni e difficoltà.

Parliamo di bar, paninoteche, pizzerie, rosticcerie che grazie a questo provvedimento potranno anticipare di una settimana la ripresa seppur con una attività di sola delivery, consegna a domicilio per comprenderci, che almeno fino a nuova disposizione, non prevede nemmeno il servizio da asporto.

Sarà una consegna a domicilio da effettuare, anche per i bar, solo previa prenotazione telefonica, nel rispetto di rigidissime prescrizioni di ordine sanitario sia all’interno dei locali che nella fase della consegna.

C’è pero una larga fetta del settore ristorativo campano (e non solo) che non usufruirà di questa ordinanza perché troppo distante da quella che è la realtà delle loro attività.

Abbiamo sentito a tal proposito una serie di ristoratori tra Napoli e Caserta per capire come hanno pensano di affrontare questa fase.

Non aprirà le porte di “Osteria la Chitarra”, locale sito nel centro storico di Napoli, Peppe Maiorano che precisa di voler sicuramente tornare presto al suo lavoro, ma che non riaprirà in questa prima fase né in una seconda, qualora questa dovesse prevedere le restrizioni paventate nelle ultime settimane, come supporti in plexiglas e divisioni varie nel nome di quel distanziamento sociale imposto dalla emergenza Covid. Non si dice favorevole nemmeno all’asporto per il quale, dichiara, c’è già un settore che è quello delle pizzerie, gastronomie e rosticcerie da sempre più portate a queste modalità

Si dichiara disposto, in una fase successiva, ad un distanziamento dei tavoli e anche a ricorrere ai finanziamenti agevolati previsti dal governo a supporto delle aziende, con la speranza di ritornare in condizione di poter rispettare poi gli impegni presi.

Arriva da Caserta un altro no alla riapertura del 27 aprile. Gino Della Valle, che insieme alla moglie Marilena Giuliano, gestisce il locale Gli Scacchi a Casertavecchia, Osteria Slow Food, in procinto di inaugurare un nuovo locale nel centro della città della Reggia, ci spiega che assolutamente non apriranno per fare delivery in quanto si tratta di una modalità di servizio non idonea alle peculiarità di un locale come il loro che presuppone momenti di convivialità e condivisione senza dei quali è difficile pensare di lavorare.

Anche Della Valle non riaprirà nemmeno in caso di concessione dell’asporto, che mal si adatta alla loro proposta gastronomica, e pur disponendo di ampi spazi all’aperto attende nuove disposizioni che consentano di riprendere una riapertura al pubblico in sicurezza ed è tra coloro che lamentano un adeguato supporto dello stato a sostegno delle imprese.

Gli fa eco, dalla penisola sorrentina, un’altra Osteria Slow Food, Il Cellaio di Don Gennaro, la cui titolare Franca Di Mauro afferma di voler aspettare, di non aver mai fatto delivery e di non sentirsi pronta, anche a causa delle numerose restrizioni previste e di non voler ricorrere nemmeno all’asporto, tenuto conto della presenza in penisola di storiche attività specializzate ma anche della incertezza economica che si riverserà sulla zona da sempre vocata al turismo e quindi al momento completamente paralizzata da questa situazione. Gran parte della popolazione della penisola è legata al settore turistico e quindi la situazione che si prospetta è particolarmente gravosa. Il Cellaio aspetterà di conoscere le nuove disposizione e conta di poter ripartire almeno con gli spazi esterni per la stagione estiva, ritenendo contrarie alla filosofia “Slow Food” le regole di distanziamento di cui si dibatte.

Sempre in penisola anche lo stellato Peppe Guida di Antica Osteria Nonna Rosa ha dichiarato alla nostra testata, durante una diretta Facebook, che aspetterà nuove disposizioni che consentiranno di lavorare in sicurezza e soprattutto il contatto con il pubblico che è imprescindibile in un lavoro come il suo, puntando piuttosto in questo periodo ad una sorta di contatto virtuale con il cliente soprattutto attraverso i suoi canali social.

Abbiamo sentito anche Ruggiero Ganzerli, titolare a Frattamaggiore di Mirù Cantina Nova, ristorante che si avvia a festeggiare quest’anno i primi 10 anni di attività.

Ruggiero insieme al socio Michele porta avanti una realtà ormai consolidata fatta in silenzio, lontano dai clamori mediatici degli ultimi anni ma che gli ha consentito di crearsi una affezionata clientela di appassionati dell’enogastronomia.

Ruggiero non aprirà, non ha mai fatto delivery e, soprattutto a queste condizioni, non intende farlo, né tantomeno riaprirà solo per l’asporto, troppe incertezze e troppa confusione.

Si dice disposto a riaprire quando si potrà assicurare in primis sicurezza ai clienti e poi anche quell’atmosfera che si cerca in un locale come il suo nel quale si va per rilassarsi davanti a un piatto della tradizione accompagnato da un calice di vino e che non avrebbe senso con le restrizioni di cui si parla in questi giorni.

“Spero solo che il tutto non influirà con i progetti che, alla luce del decimo compleanno mi apprestavo a realizzare”.

Così anche il giovanissimo Domenico Marotta, esperienze prestigiose alle spalle (Alain Passard per fare un nome) e fresco di apertura del “Marotta Ristorante” piccola realtà di fine dining all’interno della struttura di famiglia, Villa La Collinetta a Squille in provincia di Caserta.

Domenico, così come il resto della famiglia, dichiara di non sentirsi pronto a riaprire pur avendo una gran voglia di tornare ai fornelli.

Sicuramente non sarà possibile alle condizioni attuali tenendo conto anche della ubicazione della sua struttura. Troppa è l’incertezza sull’evolversi della situazione sanitaria mondiale e anche sulle disposizioni che regolamenteranno il settore nel prossimo futuro. Il rischio è di fare investimenti affrettati che poi nel breve periodo potrebbero rivelarsi inadeguati al proseguimento delle attività.

Ha fatto gruppo, che si appresta a divenire associazione, un nutrito numero di operatori del settore napoletani, che sotto lo slogan “Io non apro”, diventato già anche pagina Facebook, espongono le loro richieste al Presidente De Luca.

L’associazione, che probabilmente prenderà il nome di “Sinergia” ha esposto il proprio punto di vista dichiarandosi contraria all’ordinanza in quanto non pienamente rappresentativa delle esigenze di tutto il settore.

La richiesta dell’associazione, che rappresenta al suo interno attività che vanno dalla classica ristorazione alle attività di pasticceria, pizzeria etc, che vede tra i suoi promotori imprenditori come Fabio Messina di Osteria Partenope (stesso gruppo di Pizzeria Acunzo e Friggitoria Vomero), Antonio Siciliano di Terrazza Merliani, Giuseppe Scicchitano del gruppo di ‘A figlia do Marenar, ed altri, ma che ha al suo attivo già oltre 200 partecipanti, è quella di un tavolo di concertazione che veda tra i protagonisti addetti del settore e che aiuti a dettare nuove regole in vista delle riaperture, che tengano conto delle reali esigenze del mondo della ristorazione, impossibilitato a muoversi alla luce dell’ultima ordinanza di riapertura.

La ristorazione non può certo ripartire dal delivery, né tantomeno lavorare in ambienti “ospedalieri”, dice Fabio Messina di Osteria Partenope. Un certo tipo di ristorazione prevede come presupposto necessario l’aggregazione, si fonda su un concetto più ampio di svago e sull’interazione con il cliente. Assurdo pensare che oggi si vada al ristorante solo per sfamarsi e non per stare insieme riferendosi all’ipotesi di arrivare a separare i clienti anche ad uno stesso tavolo. Altro aspetto fondamentale sono le rigide prescrizioni previste in questa fase, che impongono anche notevoli spese a carico degli imprenditori a fronte di entrate ormai compromesse e incerte anche nel prosieguo.

Oltre ad un tavolo tecnico gli imprenditori hanno già fatto delle precise richieste al presidente, tra cui il prolungamento della cassa integrazione, un sostegno nel pagamento degli affitti chiedendo in questo caso un intervento del comune per la riduzione delle aliquote catastali per il calcolo dell’Imu e la soppressione delle tasse comunali per il 2020.

Ovviamente il gruppo precisa che l’obiettivo è di tornare a lavorare ma nel pieno della sicurezza sia per i clienti che per se stessi e per i propri collaboratori.

Da tutte queste dichiarazioni emerge, oltre alla richiesta quasi unanime di un aiuto concreto dal governo sia centrale che regionale, l’esigenza di rivedere in tempi brevi le regole alle quali dovranno attenersi gli operatori del settore, soprattutto in vista della cosiddetta “fase due” che allo stato è ancora incerta e priva di regolamentazione.

L’ordinanza n°37 della regione Campania dunque, emanata sicuramente in condizioni di assoluta emergenza, molto probabilmente non ha tenuto conto delle profonde differenze tra le varie attività, delle differenze territoriali sulle quali esse insistono e che in alcuni casi potrebbero rendere il solo delivery per certi versi anti economico, ma anche di condizioni intrinseche a ciascuna di esse legate magari alle differenze strutturali.

Ne viene fuori una situazione di incertezza in cui versano sia gli imprenditori che le istituzioni anche in relazione all’incertezza degli scenari mondiali soprattutto dal punto di vista sanitario.

Attendiamo per ora le disposizioni in vista della (ipotetica?) fine del lockdown prevista per ora per il 3 maggio.

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