Dai grandi produttori ai piccoli laboratori, priorità dell’industria alimentare è cercare di offrire prodotti di qualità e sicuri per chi poi li consumerà. Un aspetto complicato soprattutto quando si parla di grandi distribuzioni, dove è necessario conservare e manipolare gli alimenti per mantenerli integri nelle loro proprietà per lungo tempo. In questo può venire in aiuto l’aria compressa, fonte di energia che trova nel settore in questione svariate applicazioni, che però deve essere adeguatamente trattata per raggiungere lo scopo, altrimenti l’effetto ottenuto potrebbe essere contrario a quello desiderato. Definita quarta risorsa dopo gas, acqua ed elettricità, l’aria compressa, a differenza delle altre tre, può essere generata sul posto direttamente da chi deve servirsene. Pertanto, qualità e costi dipendono esclusivamente dall’utilizzatore, che dovrà farne buon uso per non incappare in situazioni pericolose e sgradevoli.

Gli utilizzi dell’aria compressa nel mondo food

Impiegata in varie fasi della produzione e della lavorazione degli alimenti, l’aria compressa è una fonte di energia affidabile per alimentare macchinari e strumenti utilizzati nella produzione quali confezionatrici, etichettatrici, incartatrici e altre attrezzature simili. Anche agitatori e miscelatori industriali vengono attivati dall’aria compressa che favorisce la distribuzione omogenea degli ingredienti che si intendono mescolare tra loro per ottenere una consistenza uniforme. Rispetto al raffreddamento e al congelamento degli alimenti dove invece entra in gioco l’aria compressa criogenica che contribuisce alla preservazione e alla freschezza dei prodotti.
Movimentare alcuni ingredienti sfusi come farina, zucchero o cereali diventa un gioco da ragazzi con l’aria compressa perché riesce a spostarli con estrema precisione, riducendo al minimo il rischio di contaminazione incrociata. Infine, restando in tema di contaminazione, una volta portati a termine i processi e arrivato il momento di pulire i macchinari, ecco di nuovo l’aria compressa fare il suo dovere nel garantire prevenzione e mantenimento di un ambiente igienico.

Pulizia e igiene: un altro vantaggio dell’aria compressa

C’è però un aspetto che in molti non conoscono relativo all’aria compressa nel settore alimentare: anch’essa può essere una fonte di contaminazione, se non adeguatamente controllata. Particelle solide, olio, acqua e microorganismi sono alcune delle impurità che possono essere aspirate da un compressore. Durante i processi industriali si possono verificare contatti diretti o indiretti tra l’aria compressa e il prodotto, con il rischio di contaminare gli alimenti conferendogli sapori, odori o umidità indesiderati, e facendogli perdere anche in termini di qualità.

Problemi tutti risolvibili adottando una corretta gestione dell’aria compressa, anche perché per i produttori sarebbe un incubo scoprire che hanno diffuso sul mercato un articolo contaminato. Esistono linee guida riconosciute a livello nazionale e internazionale che riguardano esplicitamente l’utilizzo dei compressori alimentari e indicano la qualità che l’aria compressa deve avere, insieme alle classi di purezza.

Basterà, per avere tutto sicuro e sotto controllo, possedere adeguati sistemi di filtrazione, rimuovere i residui d’olio e portare a termine un’efficace essiccazione dell’aria compressa. Ma anche avere i compressori giusti: gli oil free, per esempio, sono tra i compressori per l’industria alimentare più richiesti perché eliminano il rischio di contaminazione, essendo privi di olio, a favore della qualità e della sicurezza. Scegliendo un compressore oil free diventa più semplice anche conformarsi alle normative e agli standard richiesti, senza contare che richiedono meno manutenzione rispetto a quelli lubrificati e non necessitano di cambi olio. Una rigida conformità alle regole che sposa anche il settore farmaceutico, il quale ricerca nei suoi prodotti le stesse caratteristiche dell’industria alimentare. Anche qui gli oil free sono tra i compressori più gettonati, dato che garantiscono la produzione di aria pura e priva di contaminanti, fondamentale in un settore in cui la sicurezza dei pazienti è considerata priorità assoluta. Come avviene per l’industria alimentare, anche i farmaci possono essere confezionati servendosi di aria compressa.

 

Alcune applicazioni: il sottovuoto e la deareazione

Entrando nel dettaglio di quello che l’aria compressa può fare nell’industria alimentare, troviamo il confezionamento sottovuoto, che consiste nella rimozione dell’aria dall’imballaggio prima della sigillatura, creando un ambiente a bassa pressione all’interno del confezionamento. Risultato: il rischio di deterioramento si riduce, così come la proliferazione di microrganismi. Aumenta insomma la shelf-life degli alimenti, come viene chiamata, senza che vadano persi sapore e consistenza. L’assenza di aria nell’imballaggio riduce inoltre il rischio di contaminazione, rendendo più sicura la fase di consumo.

Il sottovuoto porta vantaggi anche dal punto di vista logistico dato che il volume degli alimenti si riduce, permettendo un maggiore stoccaggio.

Altre applicazioni interessano la deaerazione prima della pastorizzazione o sterilizzazione e il confezionamento sotto atmosfera protettiva dove l’aria compressa aiuta a creare un ambiente protettivo dentro l’imballaggio, contenente gas come azoto o anidride carbonica, impedendo l’ossidazione degli alimenti.

Insomma, l’aria compressa offre un controllo preciso su molti processi, dando come risultato finale un prodotto sicuro e di qualità, purché la manutenzione sui compressori e sugli impianti sia regolare e tutto funzioni correttamente, oltre che la loro gestione sia affidata a personale formato adeguatamente per trattare l’aria compressa nei processi alimentari.

Redazione Foodmakers

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